You Can See Everything: perché tutti parlano di un documentario lungo tre ore

Il passaparola, la viralità e poi l'ossessione per gli spoiler (non sarà too much?) e l'ambigua figura di Elizabeth Holmes: dietro i numeri da record di un documentario diventato fenomeno. Presto anche in Italia.

You Can See Everything

Dopo una sequela di film dimenticabili, A24 è tornata a fare centro. Inaspettatamente, o forse non così inaspettatamente, il documentario You Can See Everything di Nathan Fielder e Lance Oppenheim (lo stesso dell'ottimo Primetime) sì è imposto al botteghino nordamericano. Durante il suo secondo fine settimana nelle sale, il film ha incassato l'eccellente cifra di 19,5 milioni di dollari estendendo la programmazione a 2.655 schermi. Si tratta di un incremento di incassi notevole e atipico rispetto ai dati, già estremamente solidi, registrati nel weekend di debutto.

You Can See Everything
Elizabeth Holmes in You Can See Everything

Fino a questo momento, la pellicola ha accumulato 45,1 milioni di dollari negli Stati Uniti, assicurando un margine di guadagno altissimo a fronte di un budget di produzione contenuto ad appena 7 milioni di dollari. Grazie a un passaparola eccezionalmente favorevole, alla crescente attenzione della critica in vista della stagione dei premi e all'inclinazione di molti spettatori a rivedere l'opera per interpretarne appieno i complessi risvolti, la proiezione è destinata a mantenere un'elevata affluenza nei cinema per tutto il periodo autunno-invernale.

Di cosa parla You Can See Everything

Ma di cosa parla You Can See Everything? prodotto da A24, il documentario ripercorre le vicende relative a Elizabeth Holmes, la celebre fondatrice della società biotech Theranos condannata a 11 anni di reclusione per frode ai danni degli investitori. Il film la segue il mese precedente prima di entrare in carcere. You Can See Everything, annoverabile tra i casi dell'anno, arriverà anche in Italia il 27, 28 e 29 novembre, dopo il passaggio al Torino Film Festival.

Come detto, il film si avvia così a diventare uno dei documentari non musicali di maggior incasso nella storia del cinema. Vedremo se il box office internazionale riuscirà a fare entrare il titolo nella top 5 (al primo posto c'è Michael Jackson's This Is It del 2009 con 267 milioni). Tale traguardo risulta ancor più significativo se si considerano la durata dell'opera - che sfiora le tre ore - e la campagna pubblicitaria iniziale, avviata a sole quattro settimane dall'uscita ufficiale nelle sale. E qui si apre la domanda: oggi un certo tipo di promozione ha ancora senso?

Analisi di un successo (inaspettato?)

Andando ad analizzare, A24 ha scelto di avviare il percorso nelle sale distribuendo il film su 855 schermi. Per il genere, si tratta di un numero significativo, ma contenuto se confrontato con i lanci più ampi. I risultati del debutto sono stati tangibili: 15,6 milioni di dollari incassati e oltre 2.000 spettacoli sold out. E sì, gli spoiler non riguardano solo i film Marvel: gli spettatori infatti si sono affrettati ad acquistare i biglietti per evitare di leggere dettagli sulla trama prima della visione. Possiamo dirlo, però: questa roba degli spoiler sta sfuggendo di mano.

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Tra l'altro You Can See Everything risponde o meglio sintetizza una regola base del mercato, non solo cinematografico: la scelta di non eccedere subito nel numero di sale ha spinto la domanda verso l'alto (nelle grandi metropoli come New York e Los Angeles trovare un posto senza prenotazione anticipata era praticamente impossibile). Il successivo incremento della copertura a 2.666 schermi nel secondo weekend ha visto le vendite salire di un ulteriore 28%, dimostrando la capacità del titolo di attirare pubblico ben oltre i grandi centri urbani.

Il fascino del segreto e il fattore sorpresa

A proposito di spoiler, un elemento determinante è stato il riserbo assoluto attorno alla realizzazione del progetto. La presenza di You Can See Everything è stata rivelata al pubblico e agli addetti ai lavori soltanto con la proiezione a sorpresa avvenuta durante il Telluride Film Festival. Nonostante la storia si stata già raccontata nella serie The Dropout o nel documentario The Inventor di Alex Gibney -, l'opera di Fielder e Oppenheim ha saputo offrire una prospettiva diversa.

You Can See Everything Documentario
Un momento di You Can See Everything

Come riporta anche Variety, David A. Gross, curatore della newsletter di settore FranchiseRe, ha scritto che l'investimento iniziale di A24 si è "basato su un concetto narrativo privo delle classiche strutture rigide da sceneggiatura, sfociando in una rappresentazione potente e specchio fedele delle dinamiche contemporanee legate al denaro, alle ambizioni e alla percezione della realtà".

Il passaparola funziona ancora

L'effetto del passaparola, checché se ne dica, è ancora valido. Le rilevazioni effettuate all'uscita dai cinema evidenziano dati di gradimento estremamente elevati: circa il 90% dei presenti ha dichiarato l'intenzione di consigliare "vivamente la visione a conoscenti e amici", mentre l'80% ha ritenuto la qualità complessiva dell'opera "superiore alle proprie aspettative" della vigilia. Come spesso accade, si è generato il solito "evento": sui social in molti hanno condiviso commenti e reazioni (a dimostrazione di quanto un buon film non debba essere schiavo delle logiche legate agli influencer), valorizzando l'esperienza collettiva della sala.

Al cinema ci vanno i più giovani

A proposito, You Can See Everything ha sfatato pure il mito che le nuove generazioni guardano solo blockbuster. I dati demografici raccolti nel primo fine settimana di proiezione evidenziano che circa il 70% degli acquirenti dei biglietti aveva un'età inferiore ai 35 anni. Vero è che il pubblico giovane costituisce una rarità per un'opera documentaristica, ma è anche giusto dire che questo trend si inserisce nel percorso di A24, nonostante negli ultimi mesi/anni stia spingendo su una bulimia produttiva e distributiva (inanellando una sequela di flop).

Va del resto ricordato: la sola appartenenza al catalogo A24 non garantisce automaticamente un riscontro di pubblico - come dimostrato dagli incassi più contenuti registrati da altri recenti titoli in listino -, tuttavia il mix tra la forza del marchio e la specificità di You Can See Everything è riuscito a trasformare un documentario di tre ore in una sorta di ossessione.

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