E' il più giovane regista mai stato in concorso a Venezia, ma nonostante i soli 24 anni Xavier Dolan - che alle spalle ha già tre film passati e premiati a Cannes - sembra un autore esperto e navigato, come dimostra anche in conferenza stampa rispondendo alle domande della stampa internazionale e che ha applaudito in modo convinto questa sua quarta opera Tom at the Farm, ispirata all'omonima pièce teatrale di Michel Marc Bouchard, anch'egli presente al lido insieme agli altri tre attori del film: Lise Roy, Pierre-Yves Cardinal e Evelyne Brochu.
Dopo aver firmato tre sceneggiature da solo, per la prima volta ha collaborato con un altro autore su un soggetto non originale, com'è stato lavorare a questo adattamento?
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Avevo visto la pièce teatrale nel 2011 e mi aveva colpito moltissimo, gli chiesi se aveva già un'idea di chi avrebbe potuto portarlo al cinema e aquel punto mi sono fatto avanti io. Adoro il modo in cui Michel scrive, è una grande ispirazione ed è stato questo che mi ha spinto a lavorare insieme a lui sulla sceneggiatura.
Michel Marc Bouchard: Il teatro è diverso dal cinema, abbiamo dovuto tener conto di queste differenze, esaminare cosa poteva funzionare e cosa invece andava necessariamente cambiato. Tutto quello che nel teatro viene semplicemente raccontato, qui andava mostrato, ed è così che da soltanto 10 scene presenti nella piece siamo arrivati ad oltre 100 nel film.
Per quasi tutto il film Tom è vittima di violenza ma non si ribella, come mai solo alla fine sembra avere la forza di abbandonare la fattoria? Xavier Dolan: In realtà il personaggio di Tom non sente la violenza che Francis commette nei suoi confronti, perché è come se facesse parte del suo percorso di elaborazione del lutto. E' solo quando gli viene raccontata quell'anedotto lugubre su Francis, su una violenza fatta su un'altra persona, che finalmente capisce ed ha una sorta di ritorno della realtà. Il personaggio sta vivendo una sorta di psicosi e solo questo racconto lo può aiutare a realizzare quanto realmente sta succedendo.
Qual è stata la maggiore sfida nell'essere al tempo stesso attore e regista?
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Lise Roy: In realtà la sua è stata sempre una presenza fantastica, ci aveva preparato benissimo già prima delle riprese ed è stato bellissimo averlo con noi siamo come regista che come collega di set. Io ho recitato lo stesso ruolo anche a teatro e posso dire per me è stata un'unica lunga e splendida avventura.
Come mai durante alcune scene il film cambia formato e passa al cinemascope?
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La musica sembra avere un'importanza fondamentale in tutti i suoi film, com'è stato lavorare con un compositore come Gabriel Yared? Xavier Dolan: Gabriel è un'artista immenso, mi ha sempre impressionato moltissimo e penso che abbia dato al film un volume che forse non avrebbe avuto: gli elementi erano tutti lì, presenti, ma mancava qualcosa che li unisse, quasi come se aspettassero la musica. Una cosa che mi piace molto del suo modo di lavorare, è che ha alcune stravaganze anche se secondo me non è nemmeno consapevole, è eccentrico, istintivo ma sa anche benissimo di cosa ha bisogno un film, per questo è un genio sorprendente.
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