Westworld 2, il commento a Vanishing Point: il rimpianto degli assassini

Un episodio emozionante che porta a termine la rivelazione della backstory (e forse dell'intera vicenda personale?) dell'Uomo in Nero creando un doloroso parallelo con Dolores. A bilanciare tanta morte, cinismo e desolazione, il nuovo asse Maeve-Ford.

La seconda stagione di Westworld giunge alla vigilia del gran finale con un episodio molto bello e serrato, che si concentra su uno dei personaggi più affascinanti e ambigui e, pur non raccontandoci effettivamente nulla di nuovo sulla sua natura oscura e mendace, porta a compimento in maniera potente ed efficace la sua parabola su due diversi piani temporali, coordinandola perfettamente con gli altri sviluppi - la sorte di Teddy, l'incontro fatidico tra Robert Ford e Maeve - in maniera da prepararci all'impatto di un episodio conclusivo che, tutto lascia sperare, sarà devastante come quello della drammatica chiusa della prima stagione.

Westworld: Katja Herbers insiema a Ed Harris in una scena dell'episodio Vanishing Point

Pur non essendo compatto, visivamente bello e sorprendentemente emozionante come l'episodio precedente Kiksuya, questo Vanishing Point conferma la solidità del lavoro di pianificazione degli showrunner Jonathan Nolan e Lisa Joy e svela l'anima lacerata e cinica di questa storia, già intuita con il bellissimo The Riddle of the Sphinx, e la sua condanna definitiva delle bassezze e dei limiti dell'essere umano consegnataci dalla tragedia personale di William - e da quelle di Dolores, condannata ad emulare l'uomo che l'ha amata in maniera perversa e orribile. L'uomo anela all'immortalità, ma non la merita.

Leggi anche: Westworld, il commento all'episodio Kiksuya: il racconto di Akecheta

La ballata di William e Juliet

Westworld: Sela Ward in una scena dell'episodio Vanishing Point

Abbiamo fino ad ora appena intuito il ruolo di Juliet, figlia di James Delos, sorella di Logan, e moglie di William; questa seconda stagione approfondisce il lungo tormento che è stato il suo matrimonio e lo fa attraverso il ricordo di sua figlia Emily, ma soprattutto attraverso la performance di Sela Ward, chiamata per la prima volta a incarnare un personaggio apparso solo brevemente e in un momento diverso della complessa timeline di Westworld. Sessantadue anni, donna e attrice splendida, Ward accetta la sfida e lascia che la sua struggente bellezza racconti una prigione d'oro, i lunghi anni del matrimonio con uno sconosciuto che proiettava nel mondo l'immagine di un filantropo e di un giusto, ma che a lei si rivelava misteriosamente nella sua mostruosità: e infine la resa, innescata non tanto dalla prova tangibile della vera natura di suo marito, ma dalla certezza di non avere la possibilità di essere creduta nemmeno dalla figlia, convinta che, tra i due genitori, a compiere gli abusi fosse la madre alcolizzata.

Westworld: Katja Herbers in una scena dell'episodio Vanishing Point

Con pochissime, taglienti pennellate, Vanishing Point sigla il destino della preda di un abile e sadico manipolatore che, pur essendosi resa conto della vis distruttiva dell'uomo che ha sposato meglio di suo padre e di suo fratello, non riesce a evitare di soccombervi. Purtroppo Juliet non è l'ultima vittima della furia narcisistica di William: completamente perso nel suo gioco, assorbito dal "suo vero mondo", William uccide degli esseri umani, e, al culmine della sua follia e convinto di essere di fronte a un'altra beffa della sua nemesi Robert Ford, falcia la sua stessa figlia. La beffa arriva lo stesso, è crudele, ed è anche nel fatto che il vecchio William, il pistolero navigato dalla sguardo di ghiaccio e dal cuore di pietra, non ha il coraggio di compiere l'atto che rappresenta un'uscita di scena piena di dignità per l'eroe ingenuo, per il burattino da lui mille volte ucciso e deriso, Teddy Flood.

Leggi anche: Westworld: 5 elementi che rendono la seconda stagione ancora più ricca e avvincente

Onore a Teddy Flood

Attraverso il suicidio del partner, Vanishing Point stabilisce un evidente parallelo tra William e Dolores, già legati da un rapporto perverso che sembra avere contaminato la primogenita tra gli host, esattamente come il virus di cui parla Juliet. Se non è gaslighting quello che Teddy ha subito per mano di Dolores ne è per lo meno una efficace metafora: a causa dell'abuso, in lui convivono due realtà, due identità incompatibili, un uomo gentile e compassionevole che, lo dimostra l'atteggiamento verso il guerriero della Nazione Fantasma che Teddy lascia fuggire, non è stato spazzato via del tutto, e il nuovo fedele, inesorabile, sanguinario seguace di cui Dolores credeva di avere bisogno. Eppure la donna che gli ha fatto questo resta il suo amore, il suo riferimento, la sua pietra angolare: esattamente come le vittime del gaslighting, Teddy dipende dalla sua aguzzina. Esattamente come loro, è privato della sua stabilità mentale.

Westworld: Evan Rachel Wood in una scena dell'episodio Vanishing Point

Ma il suicidio di Teddy è solo in parte il capitolare della vittima di un abuso che non ha speranza di guarire, è anche un atto di eroismo perché lo sottrae alla tirannia di Dolores che l'avrebbe utilizzato per proseguire in un'impresa sanguinaria che il Teddy "originale" non aveva fatto mistero di disapprovare. La disperazione di Dolores rispecchia quella di William, ed è parimenti tardiva.

Leggi anche: Westworld e Lost: 10 somiglianze tra le serie tv di J.J. Abrams

Il bacio di Robert Ford

Westworld: Jeffrey Wright  in una scena dell'episodio Vanishing Point

Nel frattempo - perché sì, a questo punto le timeline sembrerebbero effettivamente parallele - nel Mesa Hub Charlotte Hale ha creato un'arma spaventosamente efficace contro gli host trasferendo il codice di Maeve in Clementine, meno danneggiata e decisamente più malleabile. Tuttavia ci sorge il dubbio, se era rimasta traccia delle esperienze passate in Teddy, perché non dovrebbe esservene in Clementine? La brillante idea di Charlotte non potrebbe ritorcerlesi contro, soprattutto se la nuova super-Clementine ritroverà Maeve?
Svuotata del suo potere, quest'ultima aspetta la morte su un tavolo operatorio, ma qui viene raggiunta da quella che, per mancanza di termini più appropriati, dobbiamo definire la coscienza disincarnata di Robert Ford, "trasportata", per volere del genio interpretato da sir Anthony Hopkins, da Bernard (che da parte sua riesce a liberare il suo codice da Ford prima di piantare Elsie in mezzo al nulla e andare a compiere la sua missione nell'Oltre Valle).

Leggi anche: Thandie Newton attrice, antropologa, attivista: "Prima di Westworld volevo dire addio alla recitazione"

Westworld:  Anthony Hopkins in una scena dell'episodio Vanishing Point

Per quanti dubbi possiamo avere sulle basi tecnologiche del legame mentale tra gli host e Ford, la scena che appaia Hopkins a una silenziosa e commossa Thandie Newton è bellissima, ed è interessante notare come la "preferenza" di Ford (e di Arnold prima di lui) passi da Dolores a Maeve, che si è sacrificata per amore, quasi che la disillusione per il fallimento dell'umanità possa essere bilanciata dalle speranze accese dalla nobiltà e dalla solidarietà in potenza della nuova razza, guidata non dalla Portatrice di morte, ma dai profeti dell'empatia Maeve e Akecheta. Cosa significhi l'indicatore "unlocked core commands", a parte il fatto che ora Ford è con Maeve e il fatto che non ci vorrà molto per vederla al fianco di Akecheta e di sua figlia, non lo sappiamo, ma moriamo dalla voglia di scoprirlo tra sette giorni con il finale di stagione, The Passenger.

Westworld 2, il commento a Vanishing Point: il...
Alessia Starace
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
Cinecittà World

Mostra i vecchi commenti

Westworld, il commento all'episodio Kikuya: il racconto di Akecheta
Westworld 2, il commento all'episodio The Riddle of the Sphinx: l'uomo che sfidò la morte