Nel suo discorso di ringraziamento, sul palco del Beverly Hilton di Los Angels, Wagner Moura, stringendo il Golden Globe come miglior attore, ha dichiarato: "L'Agente Segreto è un film sulla memoria - o sulla mancanza di memoria - e sul trauma generazionale. Credo che se il trauma può essere trasmesso di generazione in generazione, anche i valori possono essere trasmessi. Questo film è dedicato a coloro che restano fedeli ai propri valori nei momenti difficili".
Poche parole, estremamente significative, nonché riflesso di una bravura capace di andare ben oltre il set.
Brasiliano, classe 1976, laurea in giornalismo ("volevo fare giornalismo investigativo, scoprire cose nuove e combattere la corruzione. Volevo cambiare il mondo", diceva in un'intervista rilasciata a RogerEbert.com), cintura viola di Jiu jitsu e, come dimostrato ogni qual volta lo abbiamo incontrato, anche capace di sfoderare un ottimo italiano. "Adoro l'Italia e amo il vostro cinema", ci confidava un anno fa durante un'intervista.
Da Narcos a L'Agente Segreto: in viaggio con Wagner Moura
Miglior attore (anche) a Cannes 2025 per la sua prova nel film - stratosferico - di Kleber Mendonça (in sala dal 29 gennaio con Minerva Pictures, Filmclub Distribuzione e in collaborazione con Rarovideo Channel), e una nomination all'Oscar che lo lancia tra i favoriti, Wagner Moura si è letteralmente imposto tra i più grandi con la serie Netflix Narcos, nella quale interpretava Pablo Escobar. Uno show, quello, capace di riscrivere la narrazione seriale, anche grazie alla capacità dell'attore di entrare in un ruolo tutt'altro che facile.
Il principio di una costante evoluzione. In una vecchia intervista per Rolling Stone, dirà che "è stata dura vivere per due anni con addosso il peso dell'anima di Pablo. Eppure è stato un periodo molto importante della mia vita: vivere in Colombia, mandare i miei figli a scuola lì, imparare lo spagnolo, in quanto brasiliano mi ha fatto sentire meno isolato".
Il cult da recuperare: Tropa de Elite
Tuttavia la carriera di Moura inizia molto prima di Narcos: compare in Disperato aprile di Walter Salles, in Lower City di Sergio Machado e, soprattutto, nei due film di Tropa de Elite di José Padilha, nel quale interpretava il Capitano Roberto Nascimento. Pellicola in qualche modo epocale, e marcatamente politica.
Non è un mistero, tra l'altro, che Wagner Moura si sia dichiarato più volte antifascista, così come fermo oppositore delle politiche di Bolsonaro.
Presentando a Roma L'Agente Segreto, al fianco del regista, ha accennato al suo debutto alle regia, Marighella, dicendo che: "Il film è stato a Berlino nel 2019, ma ho potuto distribuirlo in Brasile solo nel 2021. L'Agente Segreto è anche un film che nasce dal mio legame con Kléber, e dalla nostra comune perplessità su ciò che stava accadendo in Brasile negli anni di Bolsonaro. Entrambi ci siamo espressi apertamente contro quel governo e ne abbiamo pagato le conseguenze".
L'evoluzione di Moura e il suo sguardo in Civil War
Nella pellicola di Mendonça - Golden Globe anche come miglior titolo internazionale -, ambientata nel Brasile del 1977, Moura interpreta un ex professore braccato dal regime militare. E a proposito del ruolo: "Il mio personaggio rappresenta un'esperienza collettiva di quello che i brasiliani hanno vissuto all'epoca della dittatura. E anche nel mio film, l'uomo, il protagonista, vuole rovesciare il governo, ma cosa fa? Semplicemente vuole rimanere fedele alla sua visione della vita e ai suoi valori in un momento in cui, invece, attorno tutto ciò non è possibile".
In qualche modo, L'Agente Segreto segna per Moura un'ulteriore evoluzione, un nuovo passo che lo accentra ancora di più nel cosmo cinematografico mondiale. Almeno per noi, non una sorpresa. Basti recuperare Civil War di Alex Garland, nel quale interpreta i panni di un fotoreporter in un'America dilaniata da una polarizzante guerra civile. Prova magistrale, elegante e potente, per un titolo in qualche modo profetico.
"Credo che qualsiasi buona opera d'arte tenda a catturare lo spirito del tempo: le ansie, la gioia, le paure che noi come comunità stiamo attraversando", spiegava Moura, intervistato da Tim Grierson per RogerEbert.com. "Sappiamo tutti di vivere in un momento di grande polarizzazione - e non solo in America, ovunque - e sappiamo tutti che la polarizzazione è una minaccia per la democrazia".
Tra Civil War e L'Agente Segreto, quindi, c'è una sorta di legame (in)diretto, in quanto entrambi i film riflettono - in modo diversi - sulle dittature e sui governi autoritari. E le parole di Moura sono tutt'altro che casuali: "C'è un aspetto tragico delle dittature o dei governi autoritari, che oggi vediamo in più parti del mondo: persone perseguitate per il colore della pelle, per l'orientamento sessuale, per le loro idee politiche. L'effetto più devastante delle dittature è questo: accanirsi contro ciò che le persone vogliono essere".
Talento, certo, ma anche intelligenza e consapevolezza per uno dei migliori interpreti in circolazione.