Tony Driver, la recensione: questa terra è la mia terra

La recensione di Tony Driver, opera prima di Ascanio Petrini presentata in concorso alla Settimana della Critica di Venezia 2019.

RECENSIONE di 04/09/2019

Chi è Pasquale Donatone? Ce lo svela la recensione di Tony Driver, film italiano della settimana della Critica di Venezia 2019. Una storia ai limiti dell'incredibile quella di Donatone, per gli amici Tony Driver, scovata dal regista Ascanio Petrini, suo conterraneo. Nato a Bari nel 1963, all'età di nove anni Pasquale Donatone si trasferisce a Chicago con la famiglia mettendo radici nella nuova nazione. Negli USA Tony Driver si sente a suo agio diventando un vero e proprio americano con tanto di bandiera fuori dalla porta, cappello, stivali da cowboy, moglie e figli finché con la separazione non arrivano i guai. Le difficoltà economiche spingono il tassista a dedicarsi ad attività illecite, in particolare il trasporto di immigrati clandestini dal Messico agli Stati Uniti. Dopo essere stato pizzicato in Arizona viene espulso ed estradato in Italia dove dovrà restare per dieci anni.

Pasquale Donatone racconta la sua storia di fronte all'obiettivo di Ascanio Petrini. Faccia da caratterista, personalità debordante, parlata italo-americana, Tony Driver è un personaggio larger than life. Un antieroe pittoresco che commette reati con leggerezza, ma che non teme di confrontarsi con lo spettatore a cui si rivolge direttamente trascinandolo all'interno di una storia che non è un semplice documentario, ma un'opera ibrida che mescola racconto epico, moderno western, road movie e film biografico. Il paradosso è la pena che il passeur Tony Driver deve scontare, trasferendosi in un paese che quasi non conosce, dove non ha affetti né legami.

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Tony Driver: una scena del film

Puglia - Stati Uniti: andata e ritorno

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Tony Driver: un'immagine del film

Ascanio Petrini ha sentito parlare di Tony Driver ed è andato a stanarlo nella grotta nei pressi di Polignano a Mare in cui l'esiliato si rifugia, sbarcando il lunario affiggendo manifesti pubblicitari aiutato dalla comunità. Dopo avergli sentito raccontare la sua vita avventurosa e aver appreso la mancanza (da sposato, Pasquale Donatone si era dimenticato di chiedere la cittadinanza americana) che gli è costata l'esilio, il regista gli ha cucito addosso una pellicola piccola, ma avventurosa che lo vede protagonista assoluto, intento ad esprimere il disagio per ciò che gli è accaduto. Tony Driver parla e pensa come un americano e in Italia si sente un pesce fuori d'acqua. Il paese in cui è nato gli sta stretto, quasi soffocante, rispetto alla grandiosità americana, terra degli spazi immensi. Senza una casa, senza un'identità ben stabilità, il tassista si sente vittima di un'ingiustizia e conta i giorni che lo sperano dalla fine della pena, che scadrà nel 2022, per poter riabbracciare i figli lontani.

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Tony Driver. un'immagine del film

Un documentario con un messaggio universale

Tony Driver è un'opera curiosa, ma esile. Un viaggio lungo 70 minuti tra la polvere del deserto di Sonora e le rocce di Polignano che si regge interamente sulle spalle di Pasquale Donatone. Tony Driver, con le sue vicissitudini, le sue colorite riflessioni e il suo sguardo in macchina, è il film stesso. Gli innesti di vario tipo, uniti da un montaggio vivace, colorano una narrazione che denuncia in realtà tutti i limiti di un sistema giuridico nazionale e sovranazionale che impedisce agli individui meno fortunati di superare i confini nel tentativo di migliorare la propria condizione. Tony Driver non è un buon samaritano, come ammette lui stesso, ha violato le leggi per il mero guadagno, ma la sua vicenda apre diverse prospettive di riflessione che vanno oltre la sua disavventura e ciò rappresenta un punto di forza del film.

Conclusioni

Come illustra la recensione di Tony Driver, il documentario di Ascanio Petrini prende le mosse da una storia vera, quella del tassista Tony Driver deportato in Italia dopo 40 anni per aver trasportato clandestini negli USA, per costruire un'opera ibrida, incentrata su un personaggio larger than life diviso tra due monti ed estraneo alla sua terra natale. Documentario atipico con innesti di finzione, il film apre spunti di riflessione sull'ingiustizia di essere costretti a vivere nel luogo in cui risediamo legalmente e non in quello di cui ci sentiamo realmente parte.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

3.5/5

Perché ci piace

  • Dietro l'aspetto curioso e sincretico, il film nasconde una riflessione più ampia sull'identità nazionale e il senso di appartenenza a una comunità.
  • Pasquale Donatone, alias Tony Driver, è un personaggio assolutamente cinematografico.
  • Gli innesti di vari generi arricchiscono un lavoro...

Cosa non va

  • ...che rischierebbe, altrimenti, di rimanere chiuso sul singolo racconto del personaggio.