The World to Come, la recensione: nel cuore di un gelido inferno

La recensione di The World to come: Mona Fastvold adatta l'omonimo racconto di Jim Shepard e si addentra in un dramma ottocentesco intimo e struggente.

RECENSIONE di 06/09/2020

L'inchiostro è come il fuoco. Sa essere sia un bravo servo che un padrone severo.

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The World to Come: un'immagine del film

Diari marchiati con speranze e dolori. Lettere in cui ardono desideri spenti dallo sconforto. Apriamo questa recensione di The World to Come citando una delle battute che più rimangono impresse dell'ultimo film di Mona Fastvold, presentato in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2020. Un dramma intimo in cui le parole sono di vitale importanza, perché la protagonista di questo dramma ottocentesco le usa come confidenti, migliori amiche a cui affidare i propri tormenti.

Tratto dall'opera di Jim Shepard, qui anche co-sceneggiatore, The World to Come si addentra nello sguardo ferito di una donna che non si arrende all'infelicità. Un cammino lento e inesorabile che, passo dopo passo, trascina lo spettatore negli affanni di una coppia inaridita dal lutto, dalla solitudine e dall'abitudine. Un logorio inesorabile, scandito da un film intimo, struggente senza mai urlare, sottile nel delineare la sofferenza di una protagonista tratteggiata con grande scrupolosità. The World to Come procede in punta di piedi, entra nelle vite altrui bussando e chiedendo permesso. Un'opera che invita a sbriciare tra gli assi in legno di una casa isolata, e a spiare nel diario di una donna incapace di mettere un punto davanti alla parola "fine".

Freddo nelle ossa

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The World to Come: una scena del film

Metà Ottocento. Da qualche parte a Nord dello stato di New York. Terra esposta a tormente di neve, freddo perenne e rari sprazzi di calore. Abigail e suo marito Dyer portano avanti a fatica una fattoria immersa nel nulla. Una minuscola azienda familiare che sopravvive a suon di latte, burro e poche uova. Ed è proprio la routine lavorativa a scandire i tempi di questa coppia segnata da un dolore che li ha allontanati per sempre. Tra Abigail e Dyer c'è una voragine colmata solo dall'incapacità di lasciarsi. La loro vita è fatta di sconforto, insoddisfazione e solitudine. Un gelo sentimentale che Fastvold riesce a farti percepire sin dalla prima inquadratura per non scrollarsi più di dosso. In The World to Come il freddo è una condizione sia esistenziale che fisica, una sensazione percepibile dall'inizio alla fine. Illuminato da una fotografia invernale, il film fa specchiare i suoi personaggi nell'ambientazione: spazi angusti, scricchiolanti e incapaci di emanare calore. Un paesaggio inospitale, che vincola queste anime in pena al suo gelo perenne. Almeno fino all'arrivo di Tallie, una nuova vicina che irrompe nella vita di Abigail come un terremoto.

Struggimento romantico

La storia di The World to Come si affida al diario di Abigail. Il suo punto di vista malinconico pervade tutta la storia, la sua voce fuori campo è onnipresente, insistente, alla ricerca della nostra complicità. Perché Abigail (interpretata da una Katherine Waterston misurata e convincente) si sente sola e trova nella scrittura uno spazio tutto suo, puro ossigeno per affogare nella neve ogni giorno di più. Scandito dall'infelicità insanabile di questa donna, The World to Come rischia di risultare compiaciuto della sua tristezza (e appesantito dagli sfoghi costanti della protagonista), ma non fa altro che rievocare quello struggimento romantico in linea con la sua epoca. Un turbamento che cambia quando il rapporto tra Abigail e Tallie prende forma sullo schermo. Un sentimento spontaneo, quasi inevitabile, tra due anime gemelle che si annusano e riconoscono a pelle, unite da una condizione esistenziale comune. Quelle di donne col destino segnato sin da giovani: mogli inutili se non possono essere madri, sgradite se non possono essere amanti, infedeli quando lontane dalle aspettative maschili. In questo quadro rigido, Abigail e Tallie (una meravigliosa Vanessa Kirby in veste di Musa ispiratrice) scrivono assieme la loro rivoluzione gentile, sommessa, nascosta. Un rapporto fatto di scampoli di felicità e timidi desideri, un legame in cui essersi incontrate è già abbastanza. Un abbastanza che forse basterà per tutta la vita.

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Il conforto delle parole

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Una scena di The World to Come

Il grande merito di The World to Come è nella pazienza con cui tratteggia i rapporti tra i protagonisti. La scelta di soffermarsi su due coppie ha permesso a Fastvold di rendere i quattro personaggi tridimensionali, credibili nei modi opposti di gestire lo sfiorire di un amore forse mai nato. Perché se il moto di ribellione di Abigail non è mai enfatizzato con malizia, la reazione dei due mariti restituisce due sfumature dell'universo maschile. Da una parte la rabbia davanti a qualcosa che non si capisce, dall'altra una dolorosa e silenziosa comprensione. Sarebbe stato facile cadere nella tentazione di glorificare l'amore tra due donne, ma The World to Come è un film scritto a matita non a penna. Un film che celebra la bellezza delle parole con estrema cura. Mettere nero su bianco il proprio mondo interiore lo rende vero, tangibile, concreto. Una rivendicazione che sembra voler dire io esisto. Un diario diventa così un prezioso confessionale in cui una donna può cercare sé stessa e una lettera si trasforma in un bel posto caldo dove ritrovare la persona che ami.

Conclusioni

Scrivendo la nostra recensione di The World to Come ci siamo convinti che Mona Fastvold abbia messo in scena un’opera seconda convincente per tatto ed equilibrio. Un dramma intenso, mai urlato, raccontato attraverso una storia d’amore travagliata che celebra l’importanza delle parole e del non accontentarsi mai.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

2.6/5

Perché ci piace

  • L'affiatamento tra le intense Katherine Waterston e Vanessa Kirby.
  • L'ambientazione gelida e inospitale, capace di restituire la freddezza emotiva tra i personaggi.
  • La scelta di non urlare mai, tratteggiando malesseri e speranze con estrema misura.

Cosa non va

  • La voce fuori campo talvolta è ridondante.
  • Casey Affleck, per quanto convincente, sembra incastrato nel suo solito personaggio.