The Testaments, la speranza oltre il patriarcato: i produttori raccontano la serie

L'intervista a Bruce Miller, creator, e Warren Littlefield, produttore esecutivo di The Testaments, la nuova serie spin-off di The Hanmaid's Tale. Su Disney+.

Bruce Miller e Warren Littlefield intervistati per The Testaments

Torniamo a Gilead con The Testaments, la nuova serie spin-off della celebre The Handmaid's Tale disponibile su Disney+. Tratte entrambe dalle opere di Margaret Atwood, raccontano la condizione femminile in una distopica nazione in cui la misoginia è legge e le donne vengono viste esclusivamente come oggetti: corpi ai quali demandare i lavori domestici e la riproduzione, che in nessun modo possono prendere parte alla cosa pubblica.

In questa nuova produzione, in particolare, veniamo a conoscenza dell'educazione impartita alle giovani di buona famiglia: ragazze, figlie di alte cariche dello stato, che si approcciano alla vita adulta frequentando la scuola di Zia Lydia, una struttura che le prepara al matrimonio insegnando loro come prendersi cura della casa e di un futuro marito che, ovviamente, non potranno scegliere. Una prigione dorata dove la violenza è cosa comune e accettata, e nella quale gli echi della politica riverberano in modo assordante.

Abbiamo avuto modo di parlarne con Bruce Miller (anche creatore) e Warren Littlefield, produttori della serie, che ci hanno raccontato l'eredità di The Handmaid's Tale e la sfida di offrire un nuovo punto di vista su quel mondo.

Un nuovo sguardo su Gilead

The Testaments Protagoniste
Le giovani protagoniste di The Testaments

Una delle criticità nel produrre il sequel di una serie così iconica e amata come The Handmaid's Tale è proprio riuscire a raccontare qualcosa di inedito, affrontando aspetti che nella serie madre non erano stati approfonditi. Abbiamo chiesto ai produttori quale lavoro abbiano svolto a riguardo, e Warren Littlefield ha sottolineato la volontà di rendere The Testaments un'opera fruibile anche da un pubblico nuovo: "Volevamo fosse uno show che si potesse guardare anche senza aver visto nient'altro. Non si deve studiare per vederlo. Il nostro obiettivo era creare un mondo che fosse completo in se stesso, in cui non fosse necessario sapere nient'altro per entrarci. Ma penso comunque che la cosa migliore sia stata avere molti, molti membri della troupe di The Handmaid's Tale che capivano come si costruisce un mondo da zero. La serie è comunque molto diversa: guardando le vicende dal punto di vista di queste ragazze, l'intero mondo assume un aspetto differente."

Bruce Miller si trova d'accordo su questo cambio di prospettiva: "Tutte queste giovani donne non sono mai cresciute in un mondo che non conoscesse Gilead; questo è un punto di partenza che rende la serie molto diversa da Handmaid's Tale e che ha influenzato tantissime decisioni che abbiamo preso."

L'evoluzione (e i dubbi) di Zia Lydia

Dopo averci spiegato come molti membri del cast e dello staff tecnico di The Handmaid's Tale siano tornati per questo spin-off, mettendo di nuovo le loro competenze al servizio di una narrazione inedita, abbiamo chiesto ai produttori - rigorosamente senza fare spoiler - qualcosa in più sul personaggio di Zia Lydia, figura centrale nella serie originaria e uno dei caratteri più complessi e sfaccettati dell'intera opera.

The Testaments Agnes Daisy
Le ragazze al cospetto di Zia Lydia

"Lavorare con Ann Dowd è il modo migliore per rendere il personaggio più credibile" spiega Littlefield. "Penso che la parte più interessante di questo processo sia che Margaret Atwood ha lavorato a stretto contatto con lei. Margaret e Ann sono diventate amiche a Toronto, e quindi le loro discussioni sono iniziate prima ancora che ci fosse il libro. Penso che Ann fosse un po' più avanti di noi nel comprendere il personaggio; inoltre, abbiamo avuto il vantaggio di darle un po' di margine per far evolvere la sua figura, dal momento che sapevamo già dove la stavamo portando."

Handsmaid
Ann Dowd in The Handmaid'sTale

Miller aggiunge un interessante analisi del personaggio, preannunciando, senza rivelare troppo, svolte importanti: "Ann è l'essere umano più dolce del pianeta, a differenza di Zia Lydia, che non è sempre così tenera. Ma anche Zia Lydia ha visto alcuni dei difetti di Gilead, e li abbiamo potuti notare attraverso i suoi occhi man mano che andavamo avanti in The Handmaid's Tale. In The Testaments sa che ci sono delle profonde falle nel sistema, ma non ha ancora scelto se provare a bruciare tutto. Non ancora."

L'inquietante profezia di Margaret Atwood

Una delle cose che più colpiscono di The Testaments è che diverse frasi che sentiamo ripetere alle ragazze non sono affatto lontane dal mondo reale: le ascoltiamo sui social, entrano nella cronaca perché pronunciate da esponenti politici o personaggi di spicco. Tutto questo non fa che rendere il lavoro di Margaret Atwood ancora più inquietante e profetico.

The Testaments Immagine Serie
Una scena di The Testaments

Abbiamo quindi chiesto ai creatori cosa ne pensassero."Margaret ha davvero la capacità, come artista, di mettere il dito su certi punti di attrito che non scompaiono mai" ha risposto Warren Littlefield. "Ho letto Handmaid's Tale quando ero al college, e ho letto Testaments quando ero un uomo di 60 anni. In entrambi i casi, mi sono sembrati i momenti assolutamente perfetti per leggere quei libri dal punto di vista politico. Ero al college durante l'era della Moral Majority, e ora c'è un clima politico diverso. Ma credo che ci sia qualcosa nella preveggenza di Margaret che ci permette di scavare più a fondo nel mondo e creare The Testaments. È un mondo ricchissimo perché lei sceglie cose elementari di cui parlare: la riproduzione, le relazioni tra uomini e donne, il modo in cui la società deve strutturarsi per sopravvivere. È stata davvero molto generosa nel guidarci, così come lo è stata nel lasciarci guidare da soli."

The Testaments Serietv
Un triste momento della serie

A chiudere la riflessione è Bruce Miller, con un messaggio che guarda al futuro: "Penso sia giusto dire che il patriarcato ha un po' incasinato il pianeta. La speranza, oggi, risiede nei giovani. Possono queste giovani donne darci la sensazione di poter fare meglio? Penso che questo show ne sia pieno. Questa è la speranza, questa è la sensazione alla base di tutto: una dinamica molto diversa da quella che avevamo in The Handmaid's Tale."