The Rossellinis, la recensione: una famiglia disfunzionale con la Rossellinite

La recensione di The Rossellinis il documentario di Alessandro Rossellini presentato alla 35° Settimana Internazionale della Critica di Venezia, in uscita on demand dal 20 novembre sulle principali piattaforme.

RECENSIONE di 20/11/2020

Roma, 6 giugno 1977. Si chiamava Roberto Rossellini, era mio nonno. Dicono che fosse un regista rivoluzionario. Per il mondo era un genio. Per noi, la sua famiglia, era tutto un po' più complicato. Nonno ha lasciato al mondo interno i suoi capolavori, a noi invece un enorme patrimonio di conflitti

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The Rossellinis: una scena

In questa recensione di The Rossellinis è opportuno fare una premessa. La fama è spesso un'arma a doppio taglio, ce lo ha insegnato il cinema stesso negli anni attraverso le sue storie. Se lo è per un attore, regista o comunque un personaggio pubblico, che deve fare i conti con la propria arte e le aspettative dei propri fan, lo è ancor di più se il personaggio pubblico in questione è un'intera famiglia. Se la famiglia è quella dei Rossellini, poi, i problemi quadruplicano. Lo racconta, con occhio attento e intimistico, Alessandro Rossellini, nipote di quel Roberto Rossellini che ha rivoluzionato la storia della settima arte con quel Roma città aperta. Nipote che, un po' come tutti i parenti, ha sempre sentito il peso dell'appartenenza a una famiglia di questo calibro, e ne indaga cause e conseguenze in The Rossellinis, il documentario presentato alla 35° Settimana Internazionale della Critica di Venezia che sarebbe dovuto arrivare in sala il 26-27-28 ottobre come uscita evento di Nexo Digital, ma a causa della chiusura dei cinema arriva dal 20 novembre on demand su Amazon Prime Video, Apple TV, Chili TV, Google Play, Huawei Video, Infinity, Rakuten Tv, Timvision.

LA DOLCEZZA DI ALESSANDRO ROSSELLINI

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The Rossellinis: Isabella Rossellini sul set

Lo sguardo con cui Alessandro Rossellini accompagna lo spettatore in questo viaggio - letterale e metaforico - non è quello dei riflettori o della storia del cinema (quello lo lascia fare ad altri) ma quello dolce e autocritico di chi in questa famiglia ci è cresciuto, se ne è allontanato e vorrebbe ritornarci. Alessandro vuole indagare ciò che lui simpaticamente chiama "rossellinite", il peso di appartenenza e le aspettative che questo comporta dal nonno Roberto, dagli altri parenti, e dalle persone in generale: è solo lui a soffrire di questa "malattia" o ha colpito anche agli altri Rossellini? Per rispondere a questa domanda Alessandro fa visita ai vari parenti, cercando alla fine del documentario di fare l'impossibile: riunire tutta la famiglia per la prima volta dal funerale di Nonno Roberto! Ci riuscirà?

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LONTANO DA ROMA, CITTÀ APERTA

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The Rossellinis: una scena con Alessandro e Robin Rossellini

Il peso della fama e dell'attenzione costante da parte dei media per l'anticonformismo di Roberto Rossellini ha portato più di qualche componente della famiglia a voler vivere lontano dall'Italia, patria di Rossellini e di quel circo mediatico che gli si era creato intorno. Anche se attraverso i suoi tre matrimoni è come se il regista avesse conquistato tutti i continenti, oltre che tramite il proprio cinema. Alessandro girando The Rossellinis va a trovarli tutti. È così che Zio Robin, il primogenito di bell'aspetto nato dal matrimonio con Ingrid Bergman, destinato a diventare playboy come i giornali scandalistici dell'epoca volevano, si è rifugiato nella casa delle vacanze dell'infanzia dei Bergman: un'isola privata in Svezia dove vive quasi da eremita, lontano dal glamour e lontano dal cinema. "È probabile che io non veda nemmeno questo documentario" scherza simpaticamente con il nipote Roberto. La sorelle gemelle di Robin, Isabella e Isotta Ingrid, si sono costruite una vita all'estero negli Stati Uniti, la prima attrice e modella oramai "in pensione", la seconda insegnante presso università prestigiose. Dall'ultimo matrimonio "a sorpresa" con la sceneggiatrice indiana Sonali Das Gupta, da cui adottò il figlio Gil (scomparso prematuramente nel 2008 per una malattia degenerativa su cui ha fatto un documentario) è nata Raffaella, anche lei andata lontano. Per la precisione in Katar, dove si è convertita all'Islam e vive felicemente col marito e ora si chiama Nour. "L'etnicità è sempre stata quasi un vezzo per i Rossellini", racconta Alessandro, "A volte penso che mio padre sia stato con mia madre, una donna nera, solo per imitare nonno".

IL CINEMA PER PARLARE DELLA FAMIGLIA

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The Rossellinis: una scena del film

L'aspetto più interessante del documentario, oltre a far scoprire alcuni retroscena di cui anche i fan più accaniti magari non erano a conoscenza, è il vedere l'uomo dietro il genio, che come spesso capita si rivela una persona complicata, a cui era difficile voler bene e soprattutto dalla quale farsi voler bene. Spiccatamente anticonformista nel cinema e nella vita, ciò che viene mostrato nel documentario sono pochi spezzoni dei suoi film, come la celeberrima scena con Anna Magnani in Roma città aperta, ma anche La presa del potere da parte di Luigi XIV ("Nonno era l'Imperatore e noi eravamo la sua Corte"), Europa '51, Viaggio in Italia, e ancora il film di Isabella My Dad Is 100 Years Old in occasione del centenario, realizzato insieme a Guy Maddin e Kill Gil, Vol. 1 di Gil Rossellini girato da lui stesso quando si ammalò. Ma non è questo il fulcro del doc, bensì l'insolita terapia familiare davanti la macchina da presa a cui il regista coinvolge tutti i parenti. Il circo mediatico - simile a quello mostrato in The Crown sulla famiglia reale - a cui sono stati sottoposti tutti fin da piccoli che conseguenze ha avuto sugli altri? Riuscirà Alessandro a fare pace coi propri demoni, che lo hanno portato ad un certo punto della vita anche nel baratro della dipendenza dalla droga? Chi può raccogliere davvero la pesante eredità cinematografica lasciata da Roberto in famiglia? In fondo Alessandro ha girato il suo primo film da regista a 55 anni. La famiglia è quindi la malattia o la cura, o entrambe? A The Rossellinis l'ardua risposta.

Conclusioni

Concludiamo questa recensione di The Rossellinis felici di come il documentario si sia allontanato dai soliti canoni e abbia preferito mostrare l’aspetto familiare, intimo, a volte inedito, e tutte le sue dinamiche piuttosto che il cinema di Roberto Rossellini e la storia della settima arte. Per il pubblico sarà come vedere i problemi quotidiani e delle relazioni nella propria famiglia, ma quadruplicati per il fattore “fama” dei Rossellini. Un plauso ad Alessandro per l’onestà che dimostra nel documentario parlando dei propri problemi e per essere riuscito a far testimoniare tutti i Rossellini sparsi per il mondo.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

1.0/5

Perché ci piace

  • Una presentazione inedita e poco cinematografica per una famiglia che è “nata” dal e nel cinema.
  • Il mettersi continuamente in discussione del regista come persona.
  • La dolcezza della macchina da presa e lo sguardo intimo che ne traspare.

Cosa non va

  • Il film ha un ritmo poco fluido in alcuni punti e in alcuni snodi narrativi, che cozzano con lo sguardo fresco e divertente del documentario.