The Perfect Candidate, la recensione: una donna coraggiosa nell'Arabia Saudita di oggi

La recensione di The Perfect Candidate, film al femminile dell'Arabia Saudita in concorso a Venezia 2019.

RECENSIONE di 31/08/2019

L'emancipazione femminile passa anche attraverso l'asfaltatura di una strada, come svela la nostra recensione di The Perfect Candidate, nuovo film di Haifaa Al-Mansour. Pioniera del cinema al femminile in Arabia Saudita, dopo l'incursione nel mondo anglosassone con Mary Shelley e Dacci un taglio, Haifaa Al-Mansour torna nel suo paese natale per raccontare la condizione femminile. Per farlo, la regista si confronta con una famiglia atipica. Il padre, musicista, è assai distante dagli altri capifamiglia sauditi e dalla morte della moglie si crogiola nella propria depressione lasciando massima libertà alle tre figlie. Maryam, la più concreta del gruppo, è un medico chirurgo che lavora nella clinica locale, mentre Selma, la più intraprendente, è una fotografa e videomaker.

The Perfect Candidate
The Perfect Candidate: una scena del film

Stanca di essere penalizzata sul lavoro per via del suo sesso, Maryam organizza un viaggio a Dubai per un convegno, ma per via di un permesso scaduto e della legge islamica non può salire sull'aereo senza il consenso del suo tutore, il genitore, che si trova in tour con la banda musicale. In un gesto impulsivo, Maryam si candida al consiglio municipale locale dando vita a una sorprendente campagna elettorale. Il suo scopo? Far asfaltare la strada davanti alla clinica in cui lavora per rendere più facile la vita a lei, ai colleghi, ma soprattutto ai pazienti. Mentre Sara, la più piccola, teme che il passo di Maryam getti vergogna su tutta la famiglia, la dottoressa e la vulcanica sorella organizzano eventi su eventi per catturare l'elettorato.

Una regista sospesa tra Oriente e Occidente

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The Perfect Candidate: un'immagine del film diretto da Haifaa Al-Mansour

La sortita anglo-americana ha insegnato ad Haifaa Al-Mansour la semplicità. Semplice, forse perfino troppo, e immediata è la sceneggiatura di The Perfect Candidate che apre una finestra sulla società saudita odierna con lo scopo di mostrare i progressi fatti in tema di emancipazione mettendo, però, in evidenza quanto sia ancora lontana la strada per la parità. In clinica Maryam deve quotidianamente fronteggiare pazienti che non accettano di essere curati da una donna e non è neppure libera di salire su un aereo senza il permesso di un uomo, tantomeno di mostrarsi in pubblico senza il velo o il nihab. Per fortuna, rispetto al passato, le donne saudite di oggi possono guidare l'automobile (solo dal 2018), studiare, uscire da sole a qualsiasi ora e sognare di trovare la propria strada nella vita senza doversi per forza sposare. Non che il matrimonio non sia presente in The Perfect Candidate. Quando il padre accenna en passant al fatto che le figlie siano ancora single loro ironizzano e Selma, di matrimoni, ne frequenta un bel po' visto che si occupa di fotografare e riprendere le spose novelle schivando i mille paletti imposti dalla società islamica.

La società islamica che cambia

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The Perfect Candidate: Mila Al Zahrani in una scena corale

La vera rivoluzione, in The Perfect Candidate, è l'idea che finalmente anche per le donne saudite si apra un ventaglio di scelte. Anche loro possono decidere del proprio futuro o andare alla ricerca di se stesse, arrivando a sfidare gli uomini sul loro terreno (in questo caso quello politico). Se il film di Haifaa Al-Mansour contiene una forte spinta femminista e militante, d'altra parte a uno sguardo occidentale non sfugge il rovescio della medaglia, il fatto cioè che la rivoluzione invocata dalla regista è ben lontana dall'essersi compiuta. La stessa cineasta, a tratti, sembra tirare il freno mostrando una ribellione edulcorata. Sono pochi i momenti in cui Maryam alza la testa infrangendo i tabù. Le sue scelte sembrano per lo più dettate dal caso o da reazioni impulsive. La sua preoccupazione, come quella del padre e della sorella minore, è legata al giudizio di una società che detesta, ma da cui non si separa. In sintonia con il comportamento della protagonista, anche il film tradisce le potenzialità con una forma elegante, ma piana, poco incisiva che fa da controcanto all'approccio tematico altrettanto diretto, ma semplicistico.

Parte del problema di The Perfect Candidate sta nella scelta della protagonista. Nel ruolo della dottoressa Maryam, la bellissima Mila Alzahrani manca della grinta necessaria per infiammare il pubblico. Anche nei momenti in cui Maryam si ribella alle convenzioni, si percepisce la mancanza di quella verve che non difetta invece a Dae Al Hilali, che interpreta Selma. Fieramente femminista e appassionato, The Perfect Candidate è però un film convenzionale, una commedia che tocca temi importanti con levità senza però affondare il colpo. Haifaa Al-Mansour sembra maggiormente coinvolta dai personaggi, soprattutto in Maryam, in cui riversa il suo spirito pionieristico, che dagli aspetti tecnici e narrativi. Di conseguenza, The Perfect Candidate si rivela un film scorrevole e coinvolgente, ma privo di mordente. Il tema dell'emancipazione femminile nei paesi islamici merita un trattamento più incisivo.

Conclusioni

Come anticipato nella recensione di The Perfect Candidate, Haifaa Al-Mansour fa ritorno in Arabia Saudita per raccontare con passione la ribellione ai pregiudizi di una dottoressa che si candida al consiglio municipale, sfidando un uomo, per far asfaltare la strada davanti l'ospedale e garantire migliori condizioni ai pazienti. Il tema dell'emancipazione femminile viene trattato dalla regista con immediatezza, ma in una confezione piuttosto formale. La piacevolezza dell'opera contribuisce alla causa, ma forse Haifaa Al-Mansour avrebbe potuto osare di più.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

2.6/5

Perché ci piace

  • E' un film femminista e militante che racconta la presa di posizione di donne forti nell'Arabia Saudita di oggi.
  • Tocca temi importanti con leggerezza.
  • La confezione formale è semplice, ma elegante...

Cosa non va

  • ...ma le scelte visive e narrative mancano di mordente e a tratti risultano troppo immediate.
  • La protagonista femminile è meno energica di quanto il suo ruolo esigerebbe.