The Outpost, la recensione: la vera storia dell'avamposto Keating, un inferno indifendibile

La recensione di The Outpost: grazie all'ottimo blu-ray Koch Media appena uscito, abbiamo potuto apprezzare il film con Scott Eastwood e Orlando Bloom che racconta la battaglia di Kamdesh contro i talebani, avvenuta in Afghanistan nel 2009.

RECENSIONE di 07/04/2021
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The Outpost: una scena del film

In questo periodo di chiusura dei cinema, sono più che mai preziose le uscite homevideo, anche per far conoscere al pubblico film altrimenti invisibili. Come vedremo nella recensione di The Outpost, grazie al blu-ray Koch Media abbiamo potuto non solo vedere il film con Scott Eastwood, Caleb Landry Jones e Orlando Bloom, ma anche capire meglio un evento rimasto poco noto: basato sul libro di Jake Tapper The Outpost: An Untold Story of American Valor, il film di Rod Lurie racconta infatti la vera storia della battaglia di Kamdesh, in Afghanistan, dove nel 2009 un piccolo drappello di soldati americani di stanza in un avanposto, si trovò costretto a fronteggiare centinaia di Talebani.

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The Outpost: una scena del film

The Outpost racconta un evento bellico nel quale 54 soldati americani dell'avamposto Keating, costruito in un punto assurdo e totalmente insicuro al confine tra Afghanistan e Pakistan, riuscirono a respingere un attacco di 400 fondamentalisti talebani, tanto che quell'unità statunitense (che pagò con la morte di otto soldati e il ferimento di oltre una ventina di essi) divenne la più decorata in 19 anni di impegno militare americano nel Paese asiatico. Un film che l'ottimo blu-ray Koch Media (come vedremo in seguito) appena uscito, riesce anche a valorizzare in tutta la sua spettacolarità.

Un avamposto indifendibile, un inferno circondato dai monti

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The Outpost: una scena del film

La prima sensazione, vedendo l'inizio di The Outpost, è quella di incredulità per un errore strategico inspiegabile. Si viene proiettati infatti subito in mezzo a un avamposto che sembra una prigione senza uscita, praticamente indifendibile. L'avamposto Keating era stato infatti costruito nel fondo di una piccola valle, uno spiazzo completamente circondato da altissime pareti montuose, complicato da raggiungere e soprattutto da lasciare, in completa balìa degli attacchi dall'alto e dai tornanti della strada.

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The Outpost: una scena del film

Il film si svolge tutto qui, a fianco con le condizioni estremamente difficili dei soldati, con missioni dagli obiettivi ambigui, a cui l'unità militare si dedica con passione e fatalistica rassegnazione. Non mancano i lodevoli ma infruttuosi tentativi di collaborazione con la popolazione locale, nella quale gli anziani locali pensano soprattutto a racimolare più soldi possibili dalla situazione. Fino all'attacco finale dei talebani, da sempre temuto, ma forse colpevolmente ritenuto improbabile.

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The Outpost: una scena del film

Le sequenze di battaglia sono ansiogene e immersive

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The Outpost: una scena del film

Tirando le somme, i pregi di The Outpost non sono pochi: la ricostruzione storica sembra accurata, alcuni personaggi sono ben raccontati, ma sicuramente l'aspetto più riuscito è quello delle sequenze di battaglia. A parte gli sparuti episodi lungo il film, tutta la seconda parte è occupata dall'attacco dei talebani ed effettivamente bisogna riconoscere che fra ritmo serrato, efficaci piani sequenza e riprese decisamente suggestive, il clou del film è ben girato e l'immersione è totale, con lo spettatore che viene proiettato con crudezza e senza respiro fra proiettili, scene forti ed esplosioni. Un coinvolgimento non solo fisico, ma anche mentale, perché ansia e angoscia sono assicurate in dosi massicce.

Lungaggini e un po' di retorica, ma in un film-omaggio ci sta

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The Outpost: una scena del film

Sul resto qualcosa da opinare c'è, a partire da una durata eccessiva (quasi due ore e mezza), frutto di qualche lungaggine di troppo. Inoltre manca una visione di insieme sul conflitto, ritratto troppo su uno schema rigido buoni e cattivi, ma va detto che tagliare fuori qualsiasi altra riflessione è anche legittimo in un film che vuole essere soprattutto un omaggio a un gruppo di soldati in un episodio specifico (nei titoli di coda appaiono anche alcuni veri partecipanti alla battaglia con i loro racconti).

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The Outpost: una scena del film

Se i rapporti fra i militari nella loro quotidianità e nella vita nell'avamposto sembrano naturali e abbastanza realistici, anche nei loro momenti umoristici, talvolta affiora l'inevitabile vizio di questo tipo di film di pigiare sull'acceleratore della retorica e dell'eroismo, con qualche esagerazione di troppo. E non convince nemmeno la sottovalutazione, con conseguente impreparazione, dei possibili esiti tragici della vicenda, nonché è poco approfondita l'inspiegabile scelta dei vertici di tenere i soldati in quella assurda situazione. In ogni caso, nel complesso The Outpost resta un film solido e ben girato, che ha il pregio di avvincere e far ricordare un episodio quasi sconosciuto.

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The Outpost: una scena del film

Il blu-ray Koch Media e un bellissimo video dal look bellico

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Come detto, è merito del blu-ray Koch media se abbiamo potuto apprezzare The Outpost. Un blu-ray eccellente sul piano tecnico e buono anche negli extra. Il video risente di qualche scena notturna che appare un po' pastosa e rumorosa, con qualche accenno di banding nel cielo buio, ma in genere sfodera immagini compatte di grande nitidezza e dal dettaglio incisivo: le uniformi, le armi, i volti e le ferite dei protagonisti sono ricchissime di particolari, ma anche i campi lunghi funzionano egregiamente, riproducendo in modo dettagliato le costruzioni dell'avamposto nonché l'aspro terreno di scontro, fra alberi e superfici ghiaiose. Ottimo il croma, con dominanti grigio-beige tipicamente belliche ma con picchi molto vivaci su sangue e esplosioni.

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Un audio impressionante che trascina in mezzo all'inferno

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The Outpost: una scena del film

Ma il reparto più impressionante è quello audio, grazie alla tracce DTS HD 5.1 presenti sia in italiano che in originale. I brevi scontri a fuoco nella prima metà del film, già molto spettacolari sul piano sonoro, sono solo un antipasto di quello che avviene nel lungo assalto finale incredibilmente coinvolgente: lo spettatore viene davvero immerso al centro della battaglia, avvolto da proiettili che schizzano da tutte le parti, colpi di arma da fuoco che risuonano da ogni diffusore, efficaci panning, urla dei soldati e un notevole senso di spazialità. Il tutto con un sub poderoso e muscolare a esaltare bassi robusti e potenti nelle tante esplosioni, che sprigionano potenza ed energia in quantità generose. La sensazione è proprio quella angosciante di essere lì, nell'inferno dell'avamposto.

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The Outpost: una scena

A completare un ottimo prodotto il reparto extra. L'unico contributo è Dentro Camp Keating: dietro le quinte e dietro le linee nemiche, ma dura oltre 30 minuti ed è molto interessante. Jake Tapper, produttore esecutivo e autore del libro su cui si basa il film, insieme al cast, alla troupe e ad alcuni dei reali partecipanti all'evento, parla della realizzazione del film, della vera storia su cui è basato, della location, dei dettagli della produzione, della preparazione del cast e delle riprese delle spettacolari scene d'azione.

Conclusioni

La ricostruzione accurata di un evento poco noto della guerra in Afghanistan e la spettacolare realizzazione delle scene dell’assalto finale all’avamposto: come abbiamo visto nella recensione di The Outpost, sono queste le carte migliori giocate da Rod Lurie nel film con Scott Eastwood, un omaggio ai partecipanti alla battaglia di Kamdesh, che valse all’unità impegnata tanti riconoscimenti, ma anche vittime e sangue. Ottimo il blu-ray Koch Media per qualità tecnica ed extra.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

N/D

Perché ci piace

  • La realizzazione delle sequenze di battaglia che lasciano senza respiro.
  • L’accurata ricostruzione di un evento non molto famoso.
  • La capacità della location di restituire l’angoscia dell’avamposto.
  • Un blu-ray che esalta la spettacolarità del film, soprattutto sul fronte audio.

Cosa non va

  • La lunghezza eccessiva e un inevitabile surplus di retorica.
  • Alcuni aspetti sono poco approfonditi.