The Crown 2: il cuore sofferente della monarchia

La seconda stagione dello show di Peter Morgan è ai medesimi livelli della prima come fattura e fascinazione del racconto; Claire Foy nei panni di Elisabetta II ne è l'anima, ma c'è spazio e varità sufficiente da dare lustro ad altri personaggi ed interpreti.

The Crown: Claire Foy in un'immagine della seconda stagione

I dieci episodi della prima stagione di The Crown ci avevano raccontato, con incredibile penetrazione ed eleganza, la nascita di una sovrana. In quegli ultimi minuti da brividi Claire Foy trasfigurava - attraverso l'impegno, il senso del dovere, l'imposizione di sacrifici a se stessa e ai suoi cari - da giovane donna privilegiata, ma in fondo come tutte le altre, in Elizabeth Regina, un simbolo, una potenza, un mistero.

Privo dell'incalzante progressione e del fascino naturale di quello che è stato un singolare racconto di formazione, il secondo ciclo di episodi dello show creato da Peter Morgan per Netflix aveva un compito più difficile: affrontare , conservando l'efficacia e partecipazione emotiva delle prima batture dello show, cosiderato anche che siamo di fronte alla cronaca appena romanzata di fatti stranoti e relativamente recenti. La sfida è vinta grazie alla qualità della scrittura sempre stratosferica, ai magnifici interpreti, e anche grazie a una sorprendente capacità degli autori di variare registri, ritmi e scenari restando fedeli all'impostazione canonica dello show.

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The Crown: Matt Smith e Claire Foy in una foto della seconda stagione

Segreti e ricatti nel matrimonio reale

The Crown: una foto dei protagonisti Claire Foy e Matt Smith

Se i fatti da narrare negli anni coperti da questa nuova stagione (dal 1955 fino al 1963) sono numerosi, al centro del racconto c'è un elemento che aveva avuto un ruolo importante sin dall'inizio, ma che qui non solo è fondamentale ma è anche il principale motore del dramma.
Philip Mountbatten, duca di Edimburgo, è stato, nella prima stagione, una presenza importante: lo sposo amato e rispettato che la regina - una ragazza all'antica che in realtà vorrebbe solo occuparsi del bel giovane che ha sposato e dargli un figlio dopo l'altro - è costretta a ridurre all'obbedienza, a relegare in una condizione subordinata assolutamente anomala per un uomo di quei tempi. Philip, giovane gaudente e orgoglioso, reagiva appunto con orgoglio, allontanandosi dalla moglie per passare tempo al club coi suoi amici: ed erano preludio, quelle fughe che iniziavano a scavare una distanza tra i coniugi - a quanto è narrato nei primi tre bellissimi episodi della seconda stagione, incorniciati brillantemente da un'ellissi narrativa che ne fa a tutti gli effetti un "miniciclo" a se stante.

The Crown: Matt Smith e Claire Foy in un'immagine della seconda stagione

In esso la distanza tra Elizabeth e Philip, fisica ed emotiva, si fa immensa: lei tra i suoi impegni a Buckingham Palace, alle prese con la crisi di Suez, un cambio di premier, le avvisaglie di una grave crisi economica, lui in giro per il Commonwealth da una parte all'altra del mondo in tour di rappresentanza, riflettono su se stessi, sulle proprie aspirazioni, sulla loro unione.
Fino a che, al ritorno di Philip a Londra, la riconciliazione è possibile solo grazie al compromesso e alla forza morale di Elizabeth Regina.

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Un paese che soffre e che cambia con la sua sovrana

The Crown: Claire Foy e Matt Smith in una scena della seconda stagione

La sofferenza e l'umiliazione causata dal rapporto col marito e il peso del suo ruolo negli anni di crisi economica e politica sembrano logorare Elizabeth, farla invecchiare prima del tempo. Mentre la fotografia sontuosa e nitida di Stuart Howell ci mostra le piccole rughe ai lati di occhi e labbra, l'incantevole Foy lavora sull'espressività, la gestualità, la voce per continuare la trasformazione dalla ragazza fresca e volenterosa della prima stagione verso la donna inossidabile che conosciamo da sempre. Accanto a Foy, risplendono anche Matt Smith, che passa da momenti di brillantezza e levità a scene in cui è francamente inquietante, ferino e minaccioso (osservate le ombre che passano in quegli occhi), e la bellissima Vanessa Kirby, che regala alla principessa Margaret una sensualità struggente.

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The Crown: Claire Foy nella seconda stagione

Non sono meramente di sfondo l'Inghilterra e il mondo di quegli anni: gli eventi storici - dalla crisi del canale di Suez ai passi per ristabilire la special relationship con gli Stati Uniti - si legano con le vicende private quanto e più che nella prima stagione e la versatilità artistica dello show - insieme al suo sensazionale budget - gli permettono di spaziare tra vari scenari e persino varie epoche, tornando indietro nel tempo per qualche breve e incisivo flashback. Grande varietà anche nei registri e nei meccanismi narrativi, con interi episodi "anomali" - come il delizioso Marionettes, che racconta della singolare crociata di un pari deciso a modernizzare l'immagine pubblica della Corona, e il tesissimo Vergangenheit, che affronta i presunti legami col regime nazista del duca di Windsor, ex Re Edoardo VIII, zio di Elisabetta in cerca di perdono e di un prestigioso ruolo da giocare patria.

The Crown: VAnessa Kirby nella seconda stagione

Per il resto, nello splendore delle location e nell'eccellenza della fattura tecnica, del montaggio e delle musiche, la seconda stagione di The Crown eguaglia la prima; forse meno immediatamente avvincente, ma più variegata e narrativamente ambiziosa: il primo ciclo di episodi ci aveva mostrato l'investitura di una regnate, questo ci mostra come ella affronta il mondo e naviga i suoi pericoli. E non possiamo che guardare con curiosità e approvazione alle prossime stagioni già in cantiere (ce ne saranno, pare, altre quattro), destinate a svelare la verità profonda di vite consumate sotto i riflettori e a farci rivivere la storia con sorprendente intelligenza e vibrante umanità.

The Crown 2: il cuore sofferente della monarchia
Alessia Starace
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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