Con la terza stagione, in streaming su Disney+ con già tre episodi disponibili, Tell Me Lies conferma la natura di thriller emotivo mascherato da dramma sentimentale. I nuovi episodi si spingono ancora più a fondo nelle zone grigie delle relazioni tossiche, della dipendenza affettiva e dell'identità.
Ambientata tra il 2008 e il 2015, la serie continua ad ossessionare gli spettatori raccontano come piccoli gesti, silenzi e ossessioni quotidiane possano lasciare cicatrici più profonde di qualsiasi evento clamoroso. Si parte dalla coppia al centro di tutto: Lucy Albright (Grace Van Patten) e Stephen DeMarco (Jackson White) che hanno recuperato la loro burrascosa relazione in tempo per il semestre primaverile al (fittizio) Baird College. Nonostante i buoni propositi, però, presto tutto va a rotoli: le disastrose conseguenze dell'anno precedente costringono tutti, anche i loro amici, a fare i conti con le azioni (auto)distruttive.
Ma perché un'ossessione? Ce lo siamo fatti raccontare - su Zoom - dalla creatrice Meaghan Oppenheimer, che è partita dal romanzo di Carola Lovering per poi andare per la propria strada, e da due interpreti: Cat Missal che è Bree la migliore amica di Lucy al cui matrimonio nel 2015 tutti si ritrovano e devono confrontarsi col passato; e la new entry Costa D'Angelo nei panni di Alex.
Perché Tell Me Lies ossessiona il pubblico?
La serie parla di relazioni tossiche. Secondo Oppenheimer, il cuore del racconto resta la difficoltà di riconoscerle quando si è coinvolti emotivamente: "A volte vediamo i segnali e li ignoriamo perché abbiamo un bisogno profondo di essere amati. È facile finire per incolpare se stessi" ci spiega la showrunner - "Ci concentriamo molto sull'abuso fisico, dimenticando che quello emotivo e mentale può essere altrettanto distruttivo".
Un tema che si intreccia alla dipendenza dall'amore e dal sesso, mostrata come una vulnerabilità universale: "Lucy non è una ragazza sciocca o superficiale. Volevo dimostrare che può succedere a chiunque. Anche le persone più intelligenti e realizzate hanno spesso le relazioni come punto debole".
Il sesso come linguaggio emotivo, non come spettacolo
In Tell Me Lies le scene sessuali non sono mai decorative. Sono uno strumento narrativo, un'estensione del conflitto: "Il sesso può essere triste, vulnerabile, rabbioso, noioso. Non deve essere sempre sexy" - chiarisce Oppenheimer - "Ogni sequenza aveva senso solo se raccontava qualcosa della relazione tra due persone in quel momento".
Una visione condivisa anche dagli attori. Costa D'Angelo descrive le scene intime come una coreografia emotiva: "Le sequenze hot sono come una danza. Racconti una storia con il corpo, non solo con le parole. Servono ascolto, fiducia e una visione chiara, e Megan ce l'ha sempre avuta e saputa trasmettere".
Tra vecchi e nuovi volti nella terza stagione
Per Cat Missal la stagione 3 rappresenta un'espansione decisiva del personaggio di Bree, soprattutto nella linea temporale del 2015, quando c'è il suo matrimonio con una reunion degli ex compagni di università: "La sua trama si espande moltissimo ed è stato emozionante. Posso solo dire che il pubblico rimarrà scioccato dagli intrecci che emergeranno. A noi è successo leggendo le sceneggiature". Bree infatti non interagirà solamente con il professore interpretato da Tom Ellis e con Wrigley (Spencer House) ma anche con l'ultimo arrivato.
L'arrivo di Alex, interpretato da Costa D'Angelo, rimescola le carte sul piano emotivo nell'equazione romantica e sessuale della serie: "All'inizio tutto sembra positivo" - ci racconta l'attore - "Ma man mano che la stagione va avanti, quelle cose che sembravano sane iniziano a sgretolarsi. Le relazioni cambiano e qualcuno si fa male"
Un personaggio che sembra più "adulto" degli altri, ma che finisce comunque travolto da ciò che sta accadendo: "Alex è più grande del gruppo a livello anagrafico e pensa di avere tutto sotto controllo, poi incontra Lucy e Bree e tutto crolla. È un cambiamento radicale, che ferisce anche lui".
Gli anni 2000 e la mancanza di tecnologia
La scelta di ambientare parte della storia nel 2008 - quando la stessa showrunner era all'università, quindi molto si basa sulle sue esperienze - è centrale. Per Missal, è allora l'assenza di un linguaggio emotivo condiviso a rendere tutto più pericoloso: "All'epoca non si parlava di red flag o salute mentale. Questi ragazzi stanno ancora cercando di capire chi sono, e questo rende tutto più confuso".
Oppenheimer aggiunge che l'assenza dei social ha avuto un peso enorme nella scrittura: "C'era più anonimato. Potevi commettere errori senza essere smascherato ovunque. Questo dà ai personaggi una falsa sensazione di libertà, ma anche meno paura delle conseguenze".
Quante altre bugie in arrivo per Tell Me Lies?
Alla base del successo della serie c'è una scelta precisa: trattare le relazioni come un thriller, senza omicidi o colpi di scena estremi, dopo il ciclo inaugurale: "Sono le piccole cose a restare impresse" ci spiega Oppenheimer - "Trovare un cerchietto per capelli che non è tuo può essere più devastante di qualsiasi evento clamoroso".
Quanto durerà ancora? La creatrice, per ora, non si sbilancia: "Avevo sempre in mente il finale di questa stagione. Oltre a questo, è difficile prevedere il futuro".