Suntan, la recensione: il racconto d’estate è un coming of age di mezza età

La recensione di Suntan: il film di Argyris Papadimitropoulos, che arriva nelle sale italiane dal 13 luglio, è un film leggero e vitale, solare e brioso, ma che nasconde dietro temi seri come la giovinezza e la maturità, lo scorrere del tempo e il cambiamento del corpo.

Suntan, la recensione: il racconto d’estate è un coming of age di mezza età

"In Lolita dicono che si può togliere solo leccandola". A un certo punto di Suntan, ad Anna, la bella protagonista, finisce della sabbia in un occhio. Kostis, il dottore dell'isola greca dove lei e i suoi amici sono in vacanza, si avvicina per vedere che cos'abbia la ragazza. E un'amica, maliziosa, dice appunto questa frase. È un riferimento al romanzo di Nabokov e al film di Stanley Kubrick, che raccontano una storia d'amore tra un uomo maturo e una ragazza più giovane. Ma il paragone finisce qui, perché la storia è molto diversa. Ve lo racconteremo nella recensione di Suntan, il film di Argyris Papadimitropoulos, che arriva nelle sale italiane dal 13 luglio distribuito da Trent Film. È il primo appuntamento al cinema della rassegna Greek Weird Wave 10, dedicata ad alcuni dei principali esponenti della New Wave greca. È un film leggero e vitale, solare e brioso, ma che nasconde dietro temi seri come la giovinezza e la maturità, lo scorrere del tempo e il cambiamento del corpo. È l'anello di congiunzione tra Rohmer e Kechiche, e ha due ottimi attori protagonisti.

Anna verrà

Suntan: Efthymis Papadimitriou in un momento del film
Suntan: Efthymis Papadimitriou in un momento del film

Kostis (Makis Papadimitriou), 42 anni, è il nuovo medico arrivato su un'isola, Antiparos, piccola ma molto bella, di quelle che si riempiono per l'estate. E infatti l'inverno di Kostis scorre tranquillo. È l'estate che cambia tutto. Nel suo ambulatorio arriva Anna (Elli Tringou). È bionda, riccia, bella. E giovane: ha 21 anni, la metà degli anni di Kostis. È caduta in moto e si è fatta male alle costole e alla gamba. I suoi amici scherzano un po', prendono un po' in giro Kostis. Ma lei, alla fine, lo saluta con un bacio. E lo invita ad andare in spiaggia e poi ad uscire con lei e i suoi amici.

Quella gioventù che non c'è più

Suntan: un primo piano di Elli Tringou
Suntan: un primo piano di Elli Tringou

Suntan inizia come un film quasi rohmeriano per poi cambiare rotta. Ma, in quelle prime battute, è sospeso, fatto di incontri e di dialoghi leggeri. È un film dove succede poco, ma dove la tensione, la comunicazione tra i personaggi, si percepisce tutta e arriva fino allo spettatore. Rohmer lo avrebbe lasciato scorrere così, senza drammi e grandi svolte narrative. Certo, Papadimitropoulos è un Rohmer più piccante, seducente, perché tutta la tensione dei film si gioca sui corpi. I corpi giovanissimi dei turisti, delle turiste soprattutto. Corpi che Kostis osserva stupito da tanta impudicizia, confidenza, da tanto fare libertino. Osserva attratto, incredulo, anche un po' invidioso da tanta prestanza fisica e dalla gioventù che non ha più.

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La macchina da presa come gli occhi di Kostis

Suntan: Efthymis Papadimitriou in una scena del film
Suntan: Efthymis Papadimitriou in una scena del film

Il suo sguardo coincide con quello dello spettatore. È chiaro che il punto di vista dal quale assistiamo alla storia è quello di Kostis. Papadimitropoulos ci fa passare attraverso di lui per entrare nella storia. A volte fermandosi a osservare il suo viso, le sue espressioni, che dicono molto anche quando non parla. A volte, ed è questa la chiave del film, guardando il mondo, cioè quei corpi, con gli occhi di Kostis. La macchina da presa, come gli occhi di Kostis, cerca di guardare quei corpi perché sono belli, perché gli piacciono: ma cerca di farlo in maniera non insistente, non lasciva. Li guarda, ma non troppo. Li desidera, ma non troppo. Non sa se può farlo, vista l'età, visto il suo ruolo.

Un Kechiche meno voyeuristico

Suntan: Efthymis Papadimitriou ed Elli Tringou in un momento del film
Suntan: Efthymis Papadimitriou ed Elli Tringou in un momento del film

Proprio per questo, oltre a un Rohmer più piccante, Suntan potrebbe essere anche un Kechiche meno voyeuristico. Alcune cose sono simili al cinema del regista. Le scene in discoteca, le lunghe sequenze in cui, apparentemente, non accadde nulla, in cui scorre semplicemente la vita, ma che sono piene di senso. E, ovviamente, quel posarsi sui corpi. Ma, dicevamo, rispetto a Kechiche, lo sguardo è meno insistente, meno voyeuristico, meno fisso. È un po' più discreto, più naturale. Osserva più da lontano. Come, appunto, quando guardi un corpo nudo al mare, e non come lo guardi in un'occasione più intima. Poi, pian piano, le cose cambiano.

Posso guardare?

Suntan Poster Italiano
Locandina di Suntan

Quello che si pone Kostis, e quindi Papadimitropoulos, è un dubbio che si pone ogni cineasta, nel momento di inquadrare un corpo. Soprattutto un corpo nudo, o nel momento di compiere un atto sessuale. Posso guardare? Fino a dove posso guardare? Come devo inquadrare? In questi anni abbiamo visto vari esempi che testimoniano il rapporto di alcuni registi con il corpo. Abbiamo visto inquadrature patinate, altre esplicite, altre ancora molto dure. Ci sono stati corpi inquadrati in maniera gloriosa, altri in maniera ironica, altri in maniera pudica e rispettosa. Spesso abbiamo distinto tra lo sguardo di un uomo e di una donna, soprattutto nel rappresentare un corpo femminile in questo periodo. La scelta di Papadimitropoulos, in rapporto a questa storia, ci sembra quello giusto. I nudi non sono mai gratuiti ma funzionali alla storia e al tema del film. Lo sguardo non è insistente, ma naturale.

Coming of age di mezza età

Suntan: Efthymis Papadimitriou in un'immagine del film
Suntan: Efthymis Papadimitriou in un'immagine del film

Suntan è stato definito dal regista un "coming of age di mezza età". Sembra un ossimoro, ma è proprio questo. Ed è proprio questo il bello, quello che rende originale questo film. Siamo soliti assistere a storie in cui ogni età ha il suo momento di crescita, in cui i ragazzi sono ragazzi, e gli uomini sono uomini. Uomini compiuti, risolti. Quella di Kostis è la storia di un uomo mai cresciuto davvero, che è rimasto ancora un po' bambino, a partire da quel volto morbido. Che è cresciuto a livello di conoscenza - ha studiato ed è diventato un medico - ma mai dal punto di vista emotivo, sentimentale, sessuale. Il cinema ha raccontato poco questi uomini mai cresciuti. Se dovessimo fare un paragone, in un tempo e un genere diverso, ci vengono in mentre certi "bambinoni" di Carlo Verdone. Con le dovute differenze, Kostis è un po' come il Leo e il Mimmo di Un sacco bello e Bianco, rosso e Verdone. Ci è naturalmente simpatico. Anche se la storia, poi, prende altre strade, e ne vediamo il lato più inquietante. I riferimenti del film sono tanti, in fondo. La fascinazione per i corpi più giovani va da L'angelo azzurro a La morte a Venezia fino ad American Beauty.

Elli Tringou, recitare con il corpo, bucare lo schermo con il volto

Suntan: Efthymis Papadimitriou ed Elli Tringou in una scena del film
Suntan: Efthymis Papadimitriou ed Elli Tringou in una scena del film

È bello allora che Trent Film abbia deciso di distribuire questo film così particolare, e che lo abbia fatto proprio adesso, anche a distanza di 9 anni (è del 2016). E proprio a luglio, rendendo ancora più nitida la sua natura, per restare in tema con Rohmer, di racconto d'estate. È un film che è fatto come la vita, ha dentro infatuazione, amore e rabbia. È un film di sguardi, di sentimenti, di sensazioni e di corpi. Su tutti, spiccano quello di Makis Papadimitriou, l'attore che interpreta Kostis, e di Elli Tringou, che interpreta Anna. Entrambi gli attori recitano con il volto e con il corpo. Makis Papadimitriou ha il fisico di un uomo non aitante, insicuro, come ce ne sono tanti. Ma ancora di più colpisce il suo sguardo, timido e un po' deluso, insoddisfatto dalla vita, a tratti inquietante. Anche Elli Tringou è Anna recita molto con il corpo, che è tonico, atletico, flessuoso. Ma anche di lei colpisce soprattutto il volto. Quel sorriso luminoso, e immediatamente empatico e complice, quei capelli ribelli e quegli occhi chiari e intriganti. I volti di Kostis e Anna ci resteranno impressi a lungo.

Conclusioni

Nella recensione di Suntan vi abbiamo parlato di un film leggero e vitale, solare e brioso, ma che nasconde dietro temi seri come la giovinezza e la maturità, lo scorrere del tempo e il cambiamento del corpo. È l'anello di congiunzione tra Rohmer e Kechiche, e ha due ottimi attori protagonisti.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
4.0/5

Perché ci piace

  • Lo sguardo del regista, che trasuda curiosità e desiderio, ma non è mai insistente.
  • I volti e i corpi dei due attori protagonisti, perfetti per incarnare i loro caratteri.
  • La riflessione sulla giovinezza e la mezza età, sul passare del tempo e il mutare del corpo.

Cosa non va

  • Dopo le premesse iniziali, stupisce un po' il finale a tinte forti, ma nell'economia dell'evoluzione di un personaggio ci può stare.