Ci sono film che nascono dal cuore e si nutrono di passione. Lo senti quando li vedi e inevitabilmente li guardi con occhi diversi. Lo si percepisce in STRIKE - Figli di un'era sbagliata, nato da tre amici che si conoscono sin dalle scuole elementari, Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico, portato prima a teatro e solo dopo convertito nella versione per lo schermo che arriva al cinema grazie a FilmClub Distribuzione. Film che hanno un cuore pulsante che si riesce a percepire e che fa sì che gli si voglia bene, facendo passare in secondo piano difetti e imperfezioni.
Ne sono interpreti loro stessi nei ruoli dei tre personaggi centrali della storia, ma sono circondati da una serie di personaggi che vanno a colorare il racconto, per i quali cui hanno scritturato anche volti noti del mondo dell'intrattenimento nostrano, da Lorenzo Zurzolo a Pilar Fogliati, passando per Caterina Guzzanti e Massimiliano Bruno. Il tutto sullo sfondo del Ser.D, la struttura sanitaria pubblica che accoglie tutti i tipi di dipendenze, di cui molti ignorano l'esistenza.
Tre storie per STRIKE
Lì si incontrano Dante, Pietro e Tiziano, interpretati da Berti, Nasta e Tricarico, sullo sfondo di una calda estate romana. Il primo è un laureando in psicologia timido e goffo, mentre Pietro si deve sottoporre a controlli dopo essere stato trovato in possesso di marijuana ma vorrebbe fuggire in vacanza con la sua ex. Infine Tiziano ha l'apparenza di un duro, ma ha la necessità di uscire da una dipendenza da crack. Tre ragazzi, tre storie che si incrociano e che pur apparentemente incompatibili tra loro, devono trovare il modo di convivere e imparare a fidarsi l'uno dell'altro per poter affrontare insieme sia le rispettive dipendenze, che le proprie fragilità e insicurezze.
Il Ser.D come un palcoscenico
Il contesto del Ser.D, importante da raccontare su schermo, è quindi un palcoscenico sul quale si muovono le storie dei protagonisti. E non è un caso se usiamo questa parola per descriverlo, perché a tratti e soprattutto nella prima parte, l'origine teatrale della storia emerge, con ambienti che si ripetono per accompagnare le sequenze, come scenografie teatrali. È una scelta che ha senso, ma che viene resa più funzionale e organica man mano che il racconto procede ed entriamo nelle dinamiche interpersonali nei protagonisti.
L'ambientazione, e ovviamente e storie delle figure che la animano, permette anche di strutturare un interessante discorso su una generazione e sul mondo in cui ci muoviamo: in un luogo che non ha barriere sociali e in cui tutti sono uguali al cospetto delle proprie difficoltà, lo spaccato della società in cui ci muoviamo emerge con lucidità. Per questo una certa spinta sui toni da commedia per rendere più appetibile STRIKE si sarebbe potuta mitigare per dare maggior spessore drammatico a quei momenti che l'avrebbero meritato, a dispetto della voglia evidente di raccontare quello che è considerato un tabù con sfrontatezza.
La musica e il ritmo delle emozioni
STRIKE opera anche un'interessante lavoro di selezione sulle canzoni che fanno da contrappunto alla storia, ritagliando anche uno spazio per Cranio Randagio, giovane interessantissimo artista che ha perso la vita per un'overdose: sono brani che spaziano tra più generazioni, ma riescono a mettere a fuoco il racconto dell'era sbagliata a cui accenna il titolo e accogliere lo spettatore nel mondo del Ser.D e dell'umanità che attraverso di esso viene veicolato, tra fragilità e insicurezze che diventano cruciali per dipingere il mondo in cui ci troviamo e di cui tutti subiamo, in modo più o meno marcato, le conseguenze.
Nel film si dice che "l'amore non è un baratto" e che si è felici per l'amore che si dà. Con la realizzazione di STRIKE gli autori possono essere già felici per aver tratteggiato questi personaggi con amore e passione, ma l'augurio è che possano riceverne un po' in cambio anche dal pubblico.
Conclusioni
STRIKE - Figli di un'era sbagliata è un film nato col cuore a cui ci si affeziona guardandolo, al netto dei suoi difetti, di qualche problema di equilibrio nel dosare i toni da commedia e qualche interpretazione meno a fuoco delle altre. Lo spaccato del Ser.D è prezioso da raccontare come sfondo su cui muovere i personaggi, con una buona selezione musicale a sottolinearne fragilità e insicurezze.
Perché ci piace
- L'idea di partenza e il contesto del Ser.D che viene raccontato.
- La selezione di canzoni che accompagna la storia.
- La passione che si percepisce da parte degli autori.
Cosa non va
- A tratti l'equilibrio della componente più leggera viene a mancare.
- Non tutto il cast è ugualmente a fuoco.