Strike - Figli di un’era sbagliata e un’amicizia nata sul palco

Ci siamo fatti raccontare dai registi di Strike, Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico, il viaggio dalla loro amicizia d'infanzia al cinema, anticipando anche il prossimo progetto, Boomerang.

I registi di Strike - Figli di un'era sbagliata

Dopo il passaggio a Torino lo scorso autunno, Strike - Figli di un'era sbagliata è finalmente arrivato in sala e abbiamo raggiunto Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico, i tre registi del progetto, dopo che il pubblico ha potuto iniziare a guardare il film. Per questo la nostra chiacchierata è iniziata dalla soddisfazione per le prime reazioni che stanno ricevendo. "C'è stato grandissimo entusiasmo" ci ha detto infatti Nasta, sottolineando come non avessero badato tanto alle parole di chi usciva dalla sala, ma alla sguardo "per capire se c'era quel guizzo che avevamo dato. E mi sento di dire assolutamente di sì."

Dalle recite scolastiche al debutto cinematografico

Una bella soddisfazione per un esordio sul grande schermo che è anche punto di arrivo di un percorso iniziato quando i tre erano ancora bambini, per un'amicizia e un'esperienza nella recitazione che sono iniziate insieme, in ambito scolastico. Come è nato tutto? "Eravamo in questa scuola elementare dove sono arrivati come degli alieni due insegnanti di teatro" ha ricordato Gabriele Berti, "hanno messo insieme questa banda di bambini che avevano 7, 8, 9 anni e gli hanno insegnato cosa vuol dire stare su un palco." È stato l'inizio di un cammino che li ha portati a studiare insieme ai maestra Guido Governale e Veruska Rossi, arrivano a lavorare con nome del calibro di Valeria Valeri e Giorgio Albertazzi fino al 2015. "Quelli che per noi erano i grandi maestri, che sembravano entità da Olimpo."

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Giovanni Nasta in una scena di Strike

E poi l'arrivo l'incontro con Massimiliano Bruno, l'esperienza di Beata ignoranza con lui per Berti, il ritrovarsi nella sua classe e il suggerimento, accolto, di scrivere loro stessi le scene da portare la sera. "Abbiamo proposto la prima scena scritta da noi e lui ci ha detto che ci avrebbe ascoltati anche per un'oretta. Da lì la nostra presunzione ci ha portati a volergli proporre un film." La risposta? "Non siete nessuno. Scrivete uno spettacolo e ve lo produco." Così Strike - Figli di un'era sbagliata è nato come spettacolo teatrale, seguendo l'unico consiglio di Bruno: essere loro stessi.

La sfida di tradurre Strike dal teatro al cinema

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Un momento del film

Da quello spettacolo, che è stato "un piccolo caso" e visto tantissimo, fermato in procinto di partire in tournée per la pandemia, come hanno lavorato per fare il salto verso lo schermo? "Tutto quello che si vede nel film" ci hanno spiegato, "a teatro lo racconti e la gente lo vive tramite il tuo racconto. Nel fare la trasposizione cinematografica, ci siamo confrontati con un altro linguaggio e bisogna ragionare più per immagini." Un punto però fisso c'è stato: mantenere il linguaggio della loro generazione, arricchendo la storia di nuovi personaggi che incarnano diverse sfumature delle dipendenze che ruotato attorno a quel cortile del Ser.D che fungeva da unica location dello spettacolo. "È stata l'occasione per dare completezza al racconto che c'era già a teatro."

Tanti personaggi, tante dipendenze, tanti interpreti di spessore

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Massimiliano Bruno in una scena

E nell'aggiungere queste altre voci, si è creata l'opportunità di affidarle a volti noti del nostro spettacolo, da Pilar Fogliati a Caterina Guzzanti, passando per Lorenzo Zurzolo, lo stesso Massimiliano Bruno, Massimo Ceccherini e Matilde Gioli. Merito di Giovanni Nasta e i suoi contatti, avendo scritto il primo film di Pilar Fogliati con lei e avendo lavorato a Viola come il mare e Buongiorno mamma, e una rete di conoscenze che li hanno portati alla produzione e ad altre opportunità. Ma soprattutto la voglia degli interpreti di prendere parte al progetto dopo aver letto il copione. Come Matilde Gioli, che "è arrivata in questo bar col motorino, tutta sporca di terra con gli stivaloni perché veniva dall'essere stata a cavallo, e ha detto subito 'sì sì, il film è una figata, lo faccio!'" 
Oppure Massimo Ceccherini, voluto fortemente per il ruolo dello psicologo perché Gabriele era colpito dal suo spessore umano e dal coraggio di raccontare il proprio passato difficile. L'attore aveva inizialmente pensato di dover interpretare uno degli individui che soffrono di dipendenze, ma ha accettato con entusiasmo la sfida del ruolo opposto.

La musica di Strike

Non potevamo non chiedere qualcosa sulla musica e la selezione di canzoni, che ci aveva colpiti e ne avevamo parlato anche nella recensione di STRIKE - Figli di un'era sbagliata. Come ci hanno lavorato? "La musica è per noi va quasi di pari passo con con la scrittura" ci ha spiegato Giovanni Nasta, "quando sappiamo che dobbiamo scrivere una scena che fa parte della scaletta che ci siamo prefissati, non dico che partiamo dalla canzone che la racconterà, che l'accompagnerà, ma quasi. Se non poi come scelta definitiva, comunque come reference. Su questo film siamo stati molto determinati sulla scelta di alcune canzoni, come quelle di Cranio Randagio, che è una fonte di ispirazione di questa storia. Lo avevamo conosciuto personalmente, la sorella di Diego lavorava con la madre, quindi la sua scomparsa ci ha toccato all'inizio di questa storia. Poi ci sono altri esempi come la canzone iniziale di Wolfmother, che è un pezzo che ci gasava da sempre, volevamo fare un inizio bello rock."

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Massimo Ceccherini e Matilde Gioli in una scena del film

Scelte poco scontate e intelligenti che vanno a comporre una ideale playlist intrigante, anche laddove sono state le occasioni a proporre alternative alle idee di partenza. "Nella scena della giraffa, quella tra Leopoldo e Olivia, c'eravamo sempre immaginati 'Amandoti' dei CCCP nella versione cantata da Gianna Nannini, anche per dare una prosecuzione alla scelta di 'Io sto bene'. Però a un certo punto è arrivato Dade, ci ha consigliato di ascoltare questa artista che è Lamante, che adesso sta venendo fuori anche in maniera importante. E sentendo sul montato predisposto per 'Amandoti', mettendo la canzone che c'è tutto già quadrava, quasi come una cosa magica. Quella scena infatti non è mai stata rimontata, che è una cosa entusiasmante se vedi gli appuntamenti che ci sono su musica. È una roba incredibile."

Un brano che all'epoca, ricordano, non aveva nemmeno 2000 visualizzazioni mentre l'artista ora ha aperto per Coez, quindi sono stati fortunati a intercettarla prima dell'esplosione, come successo per Fulminacci: "lui voleva scrivere un pezzo per il film e l'ha composto dopo aver visto la prima stesura di montaggio. E forse per un allineamento di pianeti Strike esce dopo il suo grande Sanremo."

Boomerang, il futuro e tanti generi da affrontare

Chiudiamo guardando al futuro: cosa hanno in cantiere? "Il prossimo progetto si chiama Boomerang ed è un thriller. Cambiamo completamente scenario: siamo stati nel sociale, abbiamo parlato sia degli ultimi che del miscuglio di classi sociali; invece questa volta ce l'andiamo a prendere con con l'informazione. Perché Boomerang è ambientato in una redazione ed è la storia di tre ragazzi: un cronista, uno speaker e un fotografo video-maker che si ritrovano a essere gli ultimi di quel mondo, con una grande voglia di fare successo, di raccontare la verità o di diventare famosi. E quindi il successo in tutte le sue declinazioni. E diciamo che la domanda che si pone il film a monte è: cosa sei disposto a fare pur di diventare qualcuno, di avere successo?"

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Lorenzo Zurzolo in una scena di Strike - Figli di un'era sbagliata

Uno spunto molto attuale e molto profondo, che si interroga sulla "nostra generazione che forse per la prima volta ha questa fame bulimica di arrivare a un successo, che arriva tanto dai social. Siamo esseri umani, facciamo tutto per emulazione. Vediamo la scarpa firmata e vogliamo la scarpa firmata, o dobbiamo avere i denti di platino e la bocca a cuscinetto." Un processo di "mostrificazione dell'individuo" ma soprattutto di una "società che genera questi mostri con i suoi comportamenti, vessando le persone. E poi arrivano delle persone che sono l'ultima ruota del carro, che nessuno ascolta e vede. E e alla fine non c'è nessuno di più pericoloso di qualcuno che non ha nulla da perdere."