Star Wars: The Bad Batch, recensione del finale della prima stagione: fine del Kamino

Recensione dell'episodio conclusivo della prima stagione di Star Wars: The Bad Batch, la serie animata disponibile su Disney+.

RECENSIONE di 13/08/2021
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Star Wars: The Bad Batch, un momento della serie animata

Con la recensione del finale della prima stagione di Star Wars: The Bad Batch, la serie animata che dopo quattro mesi ha concluso il suo ciclo inaugurale di episodi su Disney+, tiriamo le somme di quella che è stata la nuova espansione dell'universo lucasiano con l'ennesima variazione sul tema in animazione CGI che fa parte della poetica di Dave Filoni dal 2008. Un'espansione che ha voluto approfondire un angolo del franchise sostanzialmente inesplorato sullo schermo, quello che racconta gli eventi immediatamente successivi alla caduta della Repubblica e l'annesso sterminio degli Jedi (i vari spin-off cinematografici e televisivi finora erano ambientati massimo pochi anni prima dell'entrata in scena di Luke Skywalker). E per farlo ha scelto di puntare su un elemento, i Cloni, che lo stesso Filoni è riuscito a rendere una delle componenti più accattivanti dell'universo espanso dopo il loro uso un po' anonimo sul grande schermo negli Episodi II e III.

Resa dei conti

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The Bad Batch: i protagonisti della serie animata di Star Wars

Il doppio finale della prima annata di Star Wars: The Bad Batch, con le due parti che hanno debuttato a distanza settimanale come da tradizione della TV lineare e strategia generale di Disney+ (solo determinati titoli optano per la strategia dell'unico blocco di episodi), è un ritorno a casa, su Kamino, dove i protagonisti devono vedersela con l'ex-membro della squadra Crosshair, il quale ha accettato di concedere i propri servigi all'Impero laddove i colleghi hanno scelto di rimanere fedeli agli ideali democratici che Palpatine ha distrutto (e come i colleghi lui si è fatto togliere il chip inibitore, rendendo la sua crudeltà completamente volontaria). E tra le mura dello stabilimento dove sono nati tutti loro, mentre nel cielo ci sono le navi imperiali pronte a distruggere tutto, si consuma una battaglia finale che approfondisce un aspetto affascinante del canone lucasiano.

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Star Wars: The Bad Batch, una scena della serie animata Disney+

Era sempre molto vago, infatti, per lo meno nei materiali ritenuti canonici (escludendo quindi eventuali romanzi o fumetti dati alle stampe prima dell'acquisizione di Lucasfilm da parte della Disney nel 2012), il motivo per cui l'Impero avesse deciso di passare dai Cloni alle reclute umane tradizionali, anche se si presumeva che il materiale genetico di Django Fett non fosse più a portata di mano, aggiungendo la scarsa affidabilità di armate i cui soldati sono destinati ad avere una durata effimera a causa della manipolazione genetica che provoca l'invecchiamento precoce (fatta eccezione per Boba Fett e Omega, il cui DNA non è stato alterato). Qui si aggiunge un'altra motivazione, ben più tangibile: la distruzione fisica degli stabilimenti di Kamino, che chiude effettivamente la storyline legata ai Cloni classici e tutto ciò che era attinente al loro essere l'esercito della Repubblica (anche se la clonazione in generale tornerà a farsi viva nei decenni successivi, come ben sa chi ha visto la trilogia sequel).

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L'importanza della macrostoria

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Star Wars: The Bad Batch, Omega in una scena della serie animata

E proprio in questo finale si ha, finalmente, il connubio davvero efficace tra la storia del Bad Batch, le cui missioni singole davano allo show una struttura a ripetizione che in apparenza lo separava dalle virate più seriali e mitologiche di Star Wars: le guerre dei Cloni e Star Wars Rebels, e i rimandi all'universo espanso. Rimandi che sono stati l'elemento più discontinuo di questa prima stagione: dopo la promessa velata di una formula più autoconclusiva e compatibile con chi si avvicinava agli episodi da neofita (con tanto di dichiarazione d'intenti nel pilot dove il logo della serie sostituisce a mo' di vampata quello della serie madre, conclusasi nel 2020), la volontà di ricollegarsi a ciò che già conosciamo si è manifestata lungo l'intero ciclo, a volte in modo efficace (il magnifico ritorno del cacciatore di taglie Cad Bane, qui in conflitto con Fennec Shand) e a volte no (l'episodio bipartito con Hera Syndulla e la sua famiglia sa tanto di puro fan service, oltretutto gestito in modo fiacco). Con questi quaranta minuti conclusivi c'è la riconciliazione ideale, che pone le basi - forse - per una seconda stagione più equilibrata e davvero disposta ad allontanarsi dalle zone già note della galassia lontana lontana. Anche perché, dati i protagonisti, avrebbe poco senso continuare a replicare ciò che è venuto prima.

Conclusioni

Chiudiamo la recensione del finale della prima stagione di Star Wars: The Bad Batch sottolineando come segni il momento della riconciliazione più efficace possibile tra le esigenze individuali della serie stessa e quelle più vaste del franchise. Un'avventura tesa e spettacolare che promette bene per il futuro, rigorosamente animato.

Movieplayer.it

4.0/5

Voto medio

4.4/5

Perché ci piace

  • La gestione dei personaggi è ottima come sempre.
  • L'equilibrio tra la trama episodica e le implicazioni mitologiche più ampie convince fino in fondo.
  • Le promesse per il futuro sono intriganti.

Cosa non va

  • Il finale arriva forse troppo tardi per chi ha perso fiducia nella serie strada facendo.