Star Trek: Discovery 2x13, la recensione: pensiamo al futuro

La nostra recensione di Star Trek: Discovery 2x13 che pone le basi per un finale potenzialmente intrigante.

RECENSIONE di 13/04/2019
Star Trek Discovery Stagione 2 Such Sweet Sorrow 5
Star Trek: Discovery, una scena dell'episodio Such Sweet Sorrow

Abbiamo accennato più volte, e lo ribadiamo in questa recensione di Star Trek: Discovery 2x13. al problema della continuity che la serie dovrà prima o poi risolvere: il quinto spin-off catodico della creatura di Gene Roddenberry è infatti un prequel situato ufficialmente nella linea temporale classica, come confermato proprio in questa stagione tramite l'uso di materiale d'archivio proveniente dalla prima, e a lungo inedita, avventura di Christopher Pike, promosso qui a personaggio principale al fianco di Michael Burnham. E proprio quest'ultima è l'elemento problematico in termini di cronologia, essendo la sorellastra di Spock ma anche un personaggio di cui non abbiamo mai sentito parlare in cinquant'anni di esistenza del franchise, pur avendo fatto conoscenza della famiglia dell'amato vulcaniano in più di un'occasione (nel quinto lungometraggio cinematografico l'antagonista era un fratellastro, Sybok). È quindi dall'inizio dello show che ci si è posti la domanda: come faranno a gestire lo show sul lungo termine senza imbattersi in contraddizioni sempre più grandi?

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Una risposta sembravano averla suggerita gli episodi precedenti, con l'introduzione della storyline dell'Angelo Rosso e la rivelazione che una delle sue tante azioni per scongiurare il futuro post-apocalittico causato dall'intelligenza artificiale Control è stata quella di impedire la morte prematura di Michael durante l'infanzia. Era pertanto logico supporre che una soluzione fosse quella di rimuovere Burnham dalla timeline e continuare la storia dello show con un nuovo personaggio principale, stravolgendo il tutto come aveva già fatto ai tempi il doppio pilot, eliminando praticamente tutti coloro che sembravano dover essere i comprimari fissi. Ed ecco che arriva, mezzo a sorpresa, il penultimo episodio della seconda stagione, Such Sweet Sorrow (l'ennesima citazione di Shakespeare, autore tanto caro agli sceneggiatori del franchise), con uno scenario alternativo molto più intrigante: e se Michael, per salvaguardare le informazioni di cui Control ha bisogno per ottenere il potere assoluto, si facesse spedire nel futuro, fuori dalla portata dell'antagonista artificiale ma anche, forse, senza alcuna possibilità di tornare a casa?

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Star Trek Discovery Stagione 2 Such Sweet Sorrow 2
Star Trek: Discovery, Shazad Latif e Sonequa Martin-Green nell'episodio Such Sweet Sorrow

Ebbene sì, con il fallimento del tentativo di distruggere la Discovery, l'altra soluzione è di mandare un gruppo di persone, tra cui Michael, nel futuro. Un'idea che forse vedremo in azione nel finale di questo ciclo, dopo il lungo preambolo di questa settimana che è fatto interamente di addii (tra cui quello tra Burnham e i genitori adottivi). Un'idea che presenta almeno un potenziale ostacolo (se Spock fa parte del gruppo, almeno lui dovrà trovare un modo per tornare nel presente), ma che apre anche le porte a un nuovo corso ricco di potenziale, non interamente inedito - sarebbe sostanzialmente la premessa di Star Trek Voyager ma con un'odissea attraverso il tempo anziché lo spazio - ma sicuramente in grado di risolvere almeno un paio di problemi attuali dello show, principalmente il ricorso al fan service e le limitazioni legate all'ambientazione nel passato del franchise. Sarebbe un futuro incerto per i personaggi e per la serie, ma anche uno spazio narrativo ricco di potenziale da esplorare per garantire allo show una prosecuzione priva di restrizioni maggiori.

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Sarebbe un nuovo corso intrigante per Star Trek: Discovery, capace di dare alla serie, nei limiti del possibile, un'identità propria, lontana dalle convenzioni del prequel che, nel bene (il Mirror Universe) e nel male (i Klingon) si è soprattutto agganciato a ciò che già conosciamo, restringendo un universo che dovrebbe invece espandersi. Se nelle prime fasi era utile avere un qualche nesso con il prototipo, andando avanti sarà necessaria una spinta drammaturgica in più, che vada al di là della familiarità (che in questo episodio viene tirata in ballo in modo molto particolare, dando spazio a un personaggio che si è visto solo in uno dei cortometraggi supplementari che su Netflix sono disponibili nella sezione "Trailers" della pagina dello show) per ritagliarsi un proprio spazio. Ironia della sorte, se ciò dovesse accadere nella terza stagione, saremmo più o meno nella stessa zona in cui un simile progresso si verificò per gli altri spin-off. In altre parole, tipicamente Star Trek.

Conclusioni

Arrivati alla conclusione della nostra recensione di Star Trek: Discovery 2x13, a una settimana dalla fine del ciclo attuale, siamo contemporaneamente dinanzi alla peggiore pigrizia narrativa dello show (vedi il personaggio che appare dopo essere stata una guest star in un cortometraggio che anche i fan più incalliti difficilmente avranno visto) e alla più notevole ambizione per un nuovo corso davvero inaudito, capace di portare la serie in nuove, fresche direzioni. La conferma - si spera - nel finale di stagione.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

N/D

Perché ci piace

  • La promessa di un futuro diverso per i personaggi è interessante.
  • La componente emotiva, per quanto caricata all'eccesso, funziona.
  • Anson Mount si prepara a uscire di scena con grande dignità.

Cosa non va

  • La scrittura continua ad essere altalenante.