Senza fiato

2017, Drammatico

Senza fiato: la crisi esistenziale della generazione perduta

La scelta del bianco e nero viene giustificata dalla voglia di plasmare e mascherare il mondo in cui il film è ambientato creando una sorta di universo altro, uno spazio interiore in cui la speranza sembra non trovare posto.

Quale mondo lasceremo ai nostri figli? A giudicare dalla visione emersa da Senza fiato, pellicola del regista casertano Raffaele Verzillo, un mondo in bianco e nero con tante ombre e poche luci. Il regista guarda a modelli alti e sceglie di girare la sua opera piccola piccola in bianco e nero ispirandosi a Nebraska di Alexander Payne. A differenza del film americano, però, la crisi stavolta non è familiare bensì cosmica. Senza fiato è un puzzle di personaggi in cui di primo acchito risulta complicato districarsi e comprenderne i legami. Ci basti sapere, però, che tutti sono accomunati da un male di vivere causato da traumi del passato, dalla situazione socioeconomica in cui sono immersi o semplicemente dalla vita stessa.

Senza fiato: un confronto tra Fortunato Cerlino e Antonio Friello

Filo conduttore di Senza fiato, interamente ambientato nella provincia di Caserta, è Matteo, un quarantacinquenne che ha ormai perso per la strada valori, ideali e scopi tanto da meditare il suicidio. Questa figura un po' naif si muove tra amici e conoscenti condividendo il proprio malessere interiore nella speranza che qualcuno lo aiuti a trovare uno scopo per desistere dal proprio progetto e andare avanti. Purtroppo tutti coloro a cui si rivolge sembrano vivere situazioni peggiori della sua sua. Il fratello e la moglie sono in dolce attesa, ma i traumi di una violenza subita nel passato tornano a tormentarli, l'amica abbandonata dal marito stupratore passa il tempo ubriaca nella speranza che lui faccia ritorno mentre la figlia della donna e il fidanzato sono disoccupati e incapaci di progettare un futuro insieme. Quanto alla sua ex, accudisce il padre malato che ha appena avuto un infarto. Questa umanità si barcamena tra i drammi del quotidiano in un'esistenza grigia, priva di luce e speranza.

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La Campania come il Nebraska

Senza fiato: un primo piano di Francesca Neri

A differenza di quanto ci potremmo immaginare, Senza fiato non sfrutta le suggestioni visive né culturali della location in cui la storia è ambientata. Nella terra della camorra cantata da Saviano e dalle tante serie crime di successo che spuntano come funghi, Raffaele Verzillo sceglie di raccontare storie di gente comune che lotta contro le avversità del quotidiano. Da questo punto di vista Senza fiato potrebbe essere ambientato in qualsiasi periferia urbana del sud, centro o nord visto che il bianco e nero delle immagini offusca la solarità della luce campana. Scelta, questa, voluta per distogliere l'attenzione dal contesto e concentrarsi sui personaggi.

Senza fiato: un primo piano di Fortunato Cerlino

Per il suo film, Verzillo si avvale della presenza di un gruppo di attori di talento. Fortunato Cerlino e Francesca Neri sono i volti più noti insieme alla talentuosa Antonia Truppo, che qui interpreta il personaggio più positivo e aperto alla vita del gruppo, ma a emergere è anche l'intensa Giuliana Vigogna che interpreta la figlia della Neri. Un lavoro di abnegazione quello del cast che si mette al servizio di personaggi cupi, problematici, tormentati, quasi mai capaci di ironia. A frammentare la pesantezza di questa atmosfera "senza fiato", fatta di confronti drammatici, solitudini e incomprensioni, ci pensa la corsa di Matteo nel prato, leitmotiv del film, unico momento di apertura verso lo spazio e la natura, portatrice di positività, ma centellinata visto che i personaggi passano gran parte del tempo in interni. Uffici, stanze d'ospedale, cucine semibuie si susseguono scena dopo scema aumentando il senso d'oppressione e di claustrofobia.

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Un cast concreto

Senza fiato: un primo piano di Antonia Truppo

Pur non privo di difetti, Senza fiato è un film sincero che denuncia la propria ambizione anche se non sempre riesce ad essere all'altezza delle premesse. La scelta del bianco e nero, presa di posizione autoriale, viene giustificata dalla voglia di plasmare e mascherare il mondo in cui il film è ambientato creando una sorta di universo altro, uno spazio interiore in cui la speranza sembra non trovare posto. Non tutte le soluzioni di sceneggiatura convincono. Alcuni dei dialoghi che vedono protagonista Matteo impegnato a chiedere ad amici e parenti perché deve continuare a vivere sono ai limiti del surreale, ma il regista sceglie di giocare su questo registro ambiguo schivando in corner qualche scivolone nel tono generale del film. I voli pindarici di certa autorialità vengono così tenuti a bada da una componente realistica di fondo dovuta in gran parte alla recitazione concreta e alle performance naturalistiche del cast, che risulta convincente anche nelle scelte drammaturgiche più azzardate.

Senza fiato: la crisi esistenziale della...
Valentina D'Amico
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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