Selva trágica, la recensione: smarrirsi nella mitologica giungla di Netflix

La recensione di Selva Tragica, un film enigmatico e rarefatto, presentato al Festival di Venezia 2020 e ora disponibile su Netflix.

RECENSIONE di 09/06/2021
Selva Tragica 2
Selva Tràgica: Indira Rubie Andrewin in una sequenza del film

Arriva su Netflix uno dei film più particolari presentati al Festival di Venezia 2020 nella sezione Orizzonti e diretto dalla regista Yulene Olaizola che intende trascinare lo spettatore negli anfratti misteriosi di una giungla. Vogliamo iniziare la nostra recensione di Selva Tragica proprio a partire dalla distribuzione del film, perché se da un lato non possiamo pensare a casa più adatta dove poter dare spazio a questa tipologia di cinema, d'altro canto viene lecito domandarsi quanta risonanza potrà mai avere, proprio a causa del pubblico medio della piattaforma, un film così estremo. Perché Selva Tragica, nonostante le buone premesse, è un film per spettatori hardcore che vogliono mettersi a dura prova e lasciarsi trascinare dal flusso enigmatico del film. È un enigma, tuttavia, imperscrutabile, che rimane alla superficie e che perde velocemente il fascino a causa di un ritmo eccessivamente dilatato e una narrazione sin troppo rarefatta.

Perdersi nella giungla

Selva Tragica 6
Selva Tràgica: una sequenza del fim

Siamo negli anni Venti del Novecento, nei pressi del Río Hondo, al confine tra il Messico e l'Honduras Britannico (l'attuale Belize). Una giovane donna di nome Agnes sta fuggendo nella giungla maya, inseguita da un gruppo di uomini che intendono ucciderla. All'interno delle misteriose fronde degli alberi, Agnes si imbatte in altri uomini intenti ad estrarre la gomma, tagliando gli alberi e lavorandone la resina. La presenza femminile scatena istinti primordiali e libera la presenza di Xtabay, un essere che appartiene ai miti e alle leggende e che pare si nasconda all'interno della stessa giungla. Sin dalla prima inquadratura il film presenta sé stesso invitando lo spettatore a cogliere ogni sfumatura di luce, ad attendere il passaggio del tempo, a notare il movimento delle foglie e, soprattutto, ad ascoltare. Una voce fuori campo, che sembra rivolgersi direttamente al pubblico del film e che dà l'impressione, nel corso dei 96 minuti di durata, di donare chiavi di lettura e di interpretazione a ciò a cui si sta assistendo, ponendo sempre l'accento sull'ascolto. In questo, Selva trágica compie un ottimo lavoro sul sonoro, dando allo spettatore un perfetto clima immersivo all'interno della giungla. È l'aspetto più riuscito del film, insieme alla regia di Yulene Olaizola che sa rivolgere l'attenzione della macchina da presa anche al più piccolo dettaglio utile a creare un clima di tensione e smarrimento. Ci si ritrova così, all'interno di questo luogo che sembra racchiudere miti del passato, spaesati e smarriti.

81 Film da guardare su Netflix - Lista aggiornata a maggio 2021

Un film smarrito

Selva Tragica 5
Selva Tràgica: un momento del film

Il senso di smarrimento, conforme alla costruzione di una dimensione leggendaria e misteriosa appartenente alla giungla, diventa presto il sentimento dominante del film che indulge troppo su sé stesso dimenticandosi tutto il resto. Se all'inizio si ha la percezione di un chiaro percorso narrativo, magari a tratti oscuro, ma preciso, con il passare degli estenuanti minuti, il film sembra richiedere allo spettatore troppo per riempire le proprie mancanze. Mancando delle coordinate minime per sentire un legame verso quanto si sta vedendo (e ascoltando), Selva Trágica allontana sempre di più lo spettatore, chiedendogli più pazienza di quanto sia disposto poi a ripagare. Non bastano alcuni momenti evocativi per risultare affascinante e il lavoro tecnico non regge da solo il peso del film. È a questo proposito che viene da chiedersi, in una piattaforma streaming come Netflix, in cui l'esperienza audiovisiva è ben distante dalla dimensione della sala cinematografica, se non risulterebbe troppo semplice, premendo velocemente un tasto, rinunciare alla sfida della visione. Come i personaggi che mette in scena, il film stesso sembra vagare senza una bussola, senza una meta precisa, basandosi fin troppo sulla fiducia di una tipologia di spettatori che, come i miti della giunga, appartiene a un tempo lontano.

La natura e l'uomo

Selva Tragica 10
Selva Tràgica: una scena

C'è una primordiale quanto sempre affascinante tematica principale che muove i fili del film, che è il conflitto e lo scontro, pacifico o belligerante, tra l'uomo e la natura, inteso anche come maschile e il femminile. Il modo in cui l'uomo crede di avere controllo sulla natura, dominandola, equivale alla dimensione patriarcale tra uomo e donna. Anche in questo caso, il tema è sviluppato in maniera troppo superficiale e una certa ripetitività di fondo sembra voler dimostrare una tesi anziché discuterla. Non aiuta l'assenza di una vera e propria spiegazione finale, scelta che spesso ha portato alcune opere ad elevarsi proprio a causa di finali aperti o per lasciare lo spettatore libero di interpretare ciò che ha visto. Qui, però, il tutto rimane troppo fumoso. Il film compie con lo spettatore lo stesso peccato dell'uomo nella giungla: vuole trattenerlo, dominarlo, sicuro della propria forza, non riuscendo a liberarsi in tempo dal diventare vittima.

Conclusioni

A conclusione della nostra recensione di Selva Trágica non possiamo considerare il film di Yulene Olaizola davvero riuscito. A delle buone premesse e un ottimo uso del sonoro (castrato però dalla visione domestica), il film non sa imporre una visione davvero affascinante che sappia coinvolgere lo spettatore. Il risultato è un film per spettatori davvero estremi che vogliono essere messi alla prova e smarrirsi all’interno di suggestioni più illusorie che davvero interessanti.

Movieplayer.it

2.0/5

Voto medio

N/D

Perché ci piace

  • La regia che cerca di riprodurre l’universo della giungla, grazie anche a buon lavoro sul sonoro.
  • Qualche momento evocativo ben riuscito.

Cosa non va

  • Il ritmo del film è sin troppo dilatato, mettendo a dura prova la pazienza dello spettatore.
  • La storia vuole mantenere il mistero senza una soluzione precisa.
  • La tematica del film, seppur interessante, non è affrontata a dovere rimanendo troppo in superficie.