Per Scream 7 era fondamentale riportare in scena il volto che, per antonomasia, è quello più intrinsecamente legato alla saga. Quello di Neve Campbell, l'interprete di Sidney Prescott. Era fondamentale per ragioni narrative, per riportare Scream in un territorio più afffine a quello solito, dopo la seppur interessante gita fuori porta a New York del sesto lungometraggio.
Ed era fondamentale perché, in un'industria dove si fa un gran parlare di parità contrattuali fra attori di sesso maschile e femminile, l'aver messo da parte Neve Campbell nel sesto film perché, giustamente, chiedeva un riconoscimento monetario più congruo, poteva contribuire ad alimentare un vortice di bad publicity capace di gettare una cattiva luce su un lungometraggio che aveva già un paio di gatte da pelare.
Prima c'è stato l'allontanamento di Melissa Barrera per colpa di alcune sue esternazioni social sul conflitto israelopalestinese a cui ha fatto seguito quello di del regista Christopher Landon. Con l'addio dell'attrice, la pellicola aveva subito troppi cambiamenti che lui non condivideva. L'ulteriore ciliegina sulla torta è arrivata con la defezione di Jenna Ortega. Poi però, per via di quelle strabe magie che solo gli annunci di Hollywood riescono a sortire, tutta la negatività è scomparsa con un geniale doppio colpo di coda: dopo la news che Neve Campbell sarebbe ritornata e che il film sarebbe stato diretto dal papà stesso di Ghostface, Kevin Williamson, le nubi all'orizzonte si sono diradate velocemente.
E proprio al junket di Scream 7 abbiamo avuto modo d'incontrare anche Neve Campbell e la sua figlia cinematografica Isabel May, la sensazionale giovane protagonista di 1883.
La rilevanza culturale di Scream
Non è scontato per una saga horror restare al centro dell'attenzione per ben tre decenni incassando, a ogni nuova iterazione, fior fior di quattrini. E non è scontato che un franchise come questo, così intrinsecamente legato al leggendario regista dei primi quattro capitoli, Wes Craven, possa passare indenne nel momento in cui finisce nelle mani di altri filmmaker.
Secondo Neve Campbell la longevità di Scream si deve al fatto che "la gente, all'inizio, è rimasta molto colpita dall'aspetto 'meta' del film e dalla sua arguzia. È stato innovativo da quel punto di vista. Il fatto è che tutti i capitoli di questa saga possono essere tonalmente sia terrificanti che estremamente divertenti. Quindi immagino che molto si debba proprio al fatto che la gente si diverta guardandoli".
Poi, visto che lei ha avuto modo di conoscerlo bene, abbiamo voluto chiederle se, a suo modo di vedere, c'è un aspetto di questo settimo capitolo che avrebbe reso Wes Craven orgoglioso. Neve Campbell non ha dubbi: "Penso che sarebbe super orgoglioso di Kevin. Kevin ha fatto davvero un ottimo lavoro, fenomenale. Mi trovavo nella posizione decisamente fortunata del poter chiedere a Kevin se volesse dirigerlo anche e speravo che avrebbe fatto un buon lavoro, ma è davvero andato oltre ogni più rosea aspettativa. Credo che Wes sarebbe stato felicissimo di ciò".
Isabel May e il suo rapporto con la saga
Fra i nuovi volti di questo film c'è, appunto, quello della bravissima e bellissima Isabel May che ha folgorato, col suo talento, moltissime persone interpretando Elsa Dutton in 1883, ruolo ripreso, come voce narrante, anche in altre produzioni dello Sheridanverse come 1923 e nel finale stesso di Yellowstone.
Il suo rapporto col franchise, inizialmente, non era dei migliori tanto da aver quasi evitato di accettare la proposta di Scream 7. Poi però "quando ho cominciato a essere più coinvolta nel processo di audizione, quando Kevin Williamson mi ha contattato e o avuto modo di parlare con lui... Il tutto mentre dovevo anche cercare d'impressionare Neve e (ridendo, ndr.) fortunatamente ha funzionato, ho fatto del mio meglio! Ho iniziato a divorare questo franchise mi sono innamorata. Onestamente pensavo fosse molto più basato sul gore, ma paradossalmente c'è molto umorismo e leggerezza, mi ha sorpreso constatare tutto ciò".
Dalla frontiera di 1883 a Scream
Nel momento in cui ci siamo trovati di fronte a Isabel May c'incuriosiva anche capire quale o quali fossero le differenze principali che ha riscontrato lavorando con due leggende del cinema e della Tv, Taylor Sheridan e Kevin Williamson, che, seppur accumunati dalla capacità di saper plasmare l'immaginario collettivo, lo fanno operando in territori e con modalità profondamente differenti.
Non riusciamo a immaginare nulla di più distante da Scream della tragica epopea di frontiera raccontata in 1883, la serie prequel di Yellowstone dove si racconta l'arrivo in Montana degli antenati del John Dutton III di Kevin Costner. Una serie antologica in cui Isabel May ha messo in luce tutto il suo grandissimo talento.
"Taylor si rivolge a una platea completamente differente" spiega May "e penso anche a una fetta di pubblico un po' più su con gli anni. Kevin, in qualche maniera, è sempre stato in grado di catturare lo zeitgeist culturale. Non solo quello di un dato momento specifico, ma anche quello attuale, della mia generazione. Ed è una cosa che è riuscito a fare più e più volte nell'arco di tre decenni. Il che è una cosa piuttosto notevole. Riesce sempre a reinventare Scream. E anche adesso, a trent'anni di distanza dal primo, è stato perfettamente in grado di capire e attingere a quello che interessa i giovani".