Il prossimo 24 febbraio prenderà il via la nuova edizione del Festival di Sanremo, la 76esima nonché la quinta condotta da Carlo Conti dal 2015 a oggi. Rai 1 scalda i motori e l'evento dell'anno è pronto a partire: peccato che non ce ne siamo accorti. Polemica su Andrea Pucci a parte, ovviamente.
Dopo la gestione di Amadeus infatti, quando ogni anticipazione era accompagnata dall'entusiasmo del direttore artistico, gli annunci "tecnici" di Carlo Conti hanno tolto ogni enfasi al carrozzone che s'avvicina. Anche perché, nello specifico, gli annunci sono un continuo ritorno di nomi già visti su quel palco, e nemmeno troppo tempo fa.
Sanremo 2026: un grande deja-vu di ospiti e ritorni
Il Festival di Sanremo 2026 si preannuncia come un grande deja-vu. I nomi chiamati dal direttore artistico Carlo Conti infatti, li abbiamo già visti abbondantemente all'opera: il pubblico guarderà Sanremo per abitudine, di certo non per curiosità.
Perché i nomi, nello specifico, sono i seguenti: Laura Pausini co-conduttrice per tutte le sere, a cui si affiancheranno Can Yaman martedì 24 febbraio, Achille Lauro, Lillo Petrolo e Pilar Fogliati la seconda serata, Irina Shayk la terza, mentre il venerdì sera toccherà a Nino Frassica.
Per quanto riguarda invece gli ospiti, finora sono stati confermati Tiziano Ferro ed Eros Ramazzotti, fortunatamente insieme ad Alicia Keys. Max Pezzali invece, sulla nave Costa tutte le sere: Carlo Conti si collegherà dall'Ariston. E poi Andrea Bocelli.
Laura Pausini, tra partecipazioni e ospitate, è alla sua nona volta all'Ariston: come ospite già nel 2001, 2006, 2016, 2018, 2021 e 2022 (nel '93 e '94 in gara con La Solitudine tra i giovani e nei big con Strani Amori). Tiziano Ferro ha addirittura affiancato Amadeus per tutta la durata dell'edizione 2020; Achille Lauro è stato ospite fisso nel 2021, Eros Ramazzotti era su quel palco appena nel 2024 per celebrare i 40 anni di Terra Promessa, mentre Nino Frassica ha già co-condotto l'anno scorso.
Insomma: di idee originali Carlo Conti ne ha messe poche, sfruttando l'usato sicuro per l'evento più importante dell'anno.
A quanto pare invece, in base a quanto ha dichiarato, è stata sua la scelta di Andrea Pucci, sulla base dei teatri che riempie: a vedere com'è finita, un colpaccio. Ma del resto, non è mica colpa del direttore artistico se non guarda i social e non sa che tipo di profilo abbiano le persone che coinvolge nel Festival.
Il cast dei big con i "figli di"
I cantanti in gara saranno 30, con diversi nomi che dicono ben poco al pubblico della tv generalista. Questo il cast: Tommaso Paradiso, Chiello, Serena Brancale, Fulminacci, Ditonellapiaga, Fedez e Masini, Leo Gassmann, Sayf, Arisa, Tredici Pietro, Sal da Vinci, Malyka Ayane, Luchè, Samurai Jay, Raf, Ermal Meta, Nayt, Elettra Lamborghini, J-Ax, Michele Bravi, Enrico Nigiotti, Maria Antonietta & Colombre, Francesco Renga, Mara Sattei, LDA e Aka7even, Levante, Dargen D'Amico, Eddie Brock, Patty Pravo e le Bambole di Pezza.
Nomi che, appunto, il pubblico generalista conosce in minima parte. In compenso, molti potranno soddisfare la curiosità di vedere che faccia hanno i figli di Gianni Morandi e Gigi D'Alessio, dato che quello di Gassmann, da X Factor in poi, già ha fatto il giro di ospitate tv e fiction.
Di certo, il sesto posto di Giorgia lo scorso anno con La Cura per me avrà messo molti big sul chi va là, temendo di finire bassi in classifica: un timore che i big hanno da sempre, ma che dopo l'edizione 2025 è più vivo che mai. Considerando come il brano sarebbe esploso, il Festival aveva decisamente maltrattato la cantante.
Il rinnovamento è già finito?
Se c'è una caratteristiche che questo Festival di Sanremo 2026 promette di avere, è la medietà. Com'è medio il suo conduttore e direttore artistico, che non vuole niente che possa intralciare la scaletta: dopo i cinque anni di Amadeus che hanno portato a compimento il processo di rinascita dell'evento, Carlo Conti ha già provveduto a togliere ogni estro allo spettacolo.
Singolare che, invece, il rinnovamento del Festival e la sua massiccia presenza in rete siano iniziati proprio con lui. Fu infatti proprio Carlo Conti a cui, dopo la vittoria annunciata de Il Volo nel 2015 e degli Stadio l'anno successivo, esplose in mano la scheggia impazzita Francesco Gabbani nel 2017. Occidentali's Karma, la scimmia nuda che balla, vinse su Fiorella Mannoia e il suo inno alla vita Che sia benedetta: alle belle parole venne preferita l'ironia; il colore di Gabbani alla cerimoniosità.
Da lì, il successo travalicò Rai 1: Gabbani era ovunque in tv, il brano virale, milioni di visualizzazioni del video su YouTube, specie dopo l'Eurovision (a cui, a dispetto dei pronostici, si qualificò solo sesto). Da Gabbani in poi, l'altra scossa la diede Mahmood nel 2019 e poi, con la gestione Amadeus, il Festival aveva trovato nuova vita: la vittoria dei Maneskin del 2020, i brani ovunque nelle radio, sui social, seguito anche dai più giovani, ogni annuncio un piccolo evento.
È bastato un anno di Carlo Conti per riportare tutto indietro di un quinquennio: il Congresso di Vienna dopo la rivoluzione di Amedeo Sebastiani. Tutto sobrio, tutto asciutto, tutto incredibilmente normalizzato.
Gli ascolti saranno ovviamente alti, ma se far affezionare il pubblico di nuovo al Festival ha richiesto un lungo processo, la disaffezione potrebbe essere molto più breve.