Separati ma non troppo

2017, Commedia

Recensione Separati ma non troppo: in famiglia, fra amore e guerra

La recensione di Separati ma non troppo: Gilles Lellouche e Louise Bourgoin sono i protagonisti di una commedia canonica incentrata sugli scontri coniugali, senza pretese di originalità.

Separati Ma Non Troppo Gilles Lellouche Louise Bourgoin

Yvan Hazan e Delphine Parisot, i due personaggi al centro di Separati ma non troppo, sono stati sposati per quindici anni: lui, messe da parte le sue bislacche ambizioni imprenditoriali, tenta di sbarcare il lunario come manager sportivo, puntando su giovani promesse del calcio; lei, più decisa e pragmatica, lavora come infermiera ed è entusiasta all'idea di liberarsi finalmente del marito e di ricominciare una nuova vita, tanto da dare una festa per celebrare la loro separazione. Se non fosse che lo spiantato Yvan, a causa dei propri problemi finanziari, finisce per non avere neppure un tetto sotto cui ripararsi, tanto da dover ricorrere a un drastico compromesso...

Sous le même toit, "sotto lo stesso tetto", è appunto il titolo originale della nuova commedia scritta e diretta da Dominique Farrugia e uscita nelle sale in patria nella primavera del 2017: un'ennesima variante di un canovaccio in perfetto stile La guerra dei Roses, con due coniugi ormai alla deriva che si troveranno, loro malgrado, a condividere il medesimo ambiente domestico anche dopo la fine del loro rapporto, fra vecchie incompatibilità e nuovi conflitti.

Leggi anche: Non sposate le mie figlie! e gli altri fenomeni francesi degli ultimi dieci anni

La guerra degli Hazan

Separati Ma Non Troppo Gilles Lellouche

Gilles Lellouche e Louise Bourgoin, entrambi volti noti nel territorio dell'attuale cinema comico francese, si calano nei panni di due protagonisti dipinti dal copione secondo tutti i cliché del caso. Yvan, spiantato e confusionario, è in pratica una versione in carne e ossa di Homer Simpson (un completo fannullone a casa, padre affettuoso ma distratto, con un carattere infantile e geloso), senza però possedere un briciolo della sua simpatia. Quasi altrettanto sopra le righe il ritratto di Louise, connotata in principio da una sorta di gioioso sadismo nei confronti del marito, salvo poi rivelarsi anche una donna nevrotica e insicura. Due personaggi, in sostanza, tagliati con l'accetta, a conferma che l'interesse di Dominique Farrugia è ben lontano da qualunque pretesa di realismo psicologico.

Separati Ma Non Troppo Louise Bourgoin

Fatto sta che, fin dalle prime battute, Separati ma non troppo percorre binari già visti e rivisti, puntando su un umorismo di grana grossa che, alla lunga, rischia di risultare alquanto stantio: ogni situazione, ogni dinamica e ogni conseguenza, nel film, sono ampiamente prevedibili, e in tal senso Farrugia non compie il minimo sforzo per far elevare il racconto al di sopra del livello di una farsa scontatissima e piuttosto fiacca. Il paradosso alla base della pellicola, ovvero il fatto che Yvan abbia diritto al venti percento dello spazio dell'abitazione della sua ex moglie, si risolve nella consueta galleria di schermaglie, di idiosincrasie sul punto di esplodere e di fugaci ritorni di fiamma: insomma, tutti gli ingredienti classici e 'rassicuranti' del filone d'appartenenza, mescolati alla buona senza però regalare al film alcun momento davvero riuscito.

Leggi anche: Da Un tirchio quasi perfetto a Giù al Nord: la Francia tra successi al boxoffice e risate

Innocue baruffe coniugali in una commedia priva di ambizioni

Separati Ma Non Troppo Gilles Lellouche Manu Payet

Dall'ex marito che interrompe costantemente la moglie mentre quest'ultima tenta di sedurre un nuovo, potenziale fidanzato alle innocue baruffe provocate da una convivenza forzata, Separati ma non troppo fatica a strappare autentiche risate. In qualche raro caso sembra che Farrugia sia pronto ad "affondare il coltello", come nella scena in cui Delphine, profondamente indispettita, decide di colpo di turbare l'armonia dei loro comuni amici estraendo qualche imbarazzante scheletro dall'armadio. È lo spunto più interessante di una sceneggiatura che però non fa in tempo a esibire un pizzico di reale 'cattiveria' prima di ripiombare in una stanca pochade, con la stiracchiata gag di Yvan che si aggira nudo per infastidire la suocera (Nicole Calfan) e l'immancabile baruffa con il suo impettito 'rivale' William (Julien Boisselier).

Separati Ma Non Troppo Louise Bourgoin Marilou Berry

Anche l'espediente del flashforward iniziale, con il film costruito come una lunga analessi narrata dal punto di vista dei due coniugi e dei loro figli, avrebbe potuto essere sfruttato in maniera ben più significativa, magari giocando proprio con le focalizzazioni dei diversi personaggi, ma evidentemente non era questo l'intento di Farrugia: Separati ma non troppo si accontenta volare ben più basso, senza mai provare a proporre al proprio pubblico nulla di diverso da quanto si aspetta... per quanto, in questo caso, meglio non attendersi molto di più del minimo sindacale.

Recensione Separati ma non troppo: in famiglia,...
Stefano Lo Verme
Redattore
2.0 2.0
Cinecittà World
Cinecittà World

Mostra i vecchi commenti

Da Un tirchio quasi perfetto a Giù al Nord: la Francia tra successi al boxoffice e risate
Non sposate le mie figlie! e gli altri fenomeni francesi degli ultimi dieci anni