Rainbow, la recensione: Paco León rivisita il Mago di OZ in chiave psichedelica, multietnica e Lgbtq+

La recensione di Rainbow: tra commedia, musical, horror e realismo magico, lo psichedelico Il Mago di Oz con la giovane cantante DORA, non trova la sua strada nonostante la magnificenza di Carmen Maura.

Rainbow 3
Rainbow: una scena

Si dice che Lewis Carroll, autore di Alice nel Paese delle Meraviglie, avesse scritto tutto il romanzo in stato alterato di coscienza, una sorta di viaggio della mente dominato da alcol e droghe sublimate in metafore. Ebbene, con la recensione di Rainbow, rivisitazione di un altro mito della tradizione fantastica come Il Mago di Oz, diretto da Paco León, e su Netflix dopo l'anteprima al Festival di San Sebastian, proveremo che il regista ha condensato l'approccio psichedelico di Alice al già oscuro e a tratti inquietante mondo di Oz. Siamo ai giorni nostri e allo scoccare dei suoi 16 anni, Dora (interpretata dalla cantante spagnola DORA) scopre il mistero sulla sua nascita, che lei già intuiva. Decide di lasciare il padre che l'ha cresciuta, l'attore Hovik Keuchkerian, e con in braccio il suo fedele compagno canino Toto si mette alla ricerca della madre perduta.

Rainbow 8
Rainbow: una scena del film

Come per magia (e qui bisogna lasciarsi andare ad una serie di connessioni e coincidenze che il film non si preoccupa di spiegare) si ritrova a casa di Maribel (Carmen Machi), colei che scopre essere sua nonna, la cui compagna, Coco (Carmen Maura) ha da pochi minuti detto addio al marito. Anche qui, senza spiegazioni plausibili, le due "streghe" sorelle-amanti iniziano un litigio con una pistola, il cui proiettile colpisce il malcapitato e già morto marito di Coco. Impossibilitata a dimostrare che l'uomo era già morto prima del colpo, all'arrivo della polizia, la perfida Coco incolpa Dora dell'assassinio. Inizia così la fuga della ragazza a cui si uniranno strani personaggi lungo la via, tra cui un giovane vagabondo e tossicodipendente, un uomo sull'orlo del suicidio e un giovane ragazzo gay la cui omosessualità è osteggiata dalla famiglia. Rainbow è un susseguirsi di momenti musicali, allucinazioni visive, misteri da risolvere e coincidenze inspiegabili. Buona l'intuizione di Paco León di trasformare Il Mago di OZ in un viaggio psichedelico, peccato che in questo suo voler realizzare un film inclusivo con largo spazio a personaggi LGBTQ+ e multietnico, abbia mescolato così tanto gli elementi di realismo magico, musical e commedia dark da perdere quasi il filo del discorso. 118 minuti risultano troppi anche per un film godibile e colorato come Rainbow che dalla sua ha anche la presenza, instancabile e magnifica di un'icona del cinema spagnolo e musa almodovariana: Carmen Maura.

DORA e il musical

Rainbow Backstage 4
Rainbow: un'immagine dal set

Già regista di Kiki e i segreti del sesso, per il suo quarto film León sceglie come protagonista una vera e propria Dorothy moderna, Dora Postigo in arte DORA, cantante spagnola famosissima tra i teenager, figlia di Bimba Bosé, modella e cantante scomparsa prematuramente e dunque bisnipote dell'attrice Lucia Bosè e pronipote di Miguel. Ogni occasione è buona per far cantare Dora, del resto era stato così anche per Il mago di Oz di Fleming con Judy Garland. A più riprese durante il film, Dora cerca di spiegare il suo legame con la musica con cui si sincronizza continuamente, in costante coreografia da musical. Non essendoci però numeri alla Over the Rainbow, una voce soave e una buona capacità al pianoforte da sole non bastano a garantire l'effetto desiderato e il film di León, nel comparto musicale tende ad arenarsi e perdere di intensità'.

80 Film da guardare su Netflix - Lista aggiornata ad Agosto 2022

Streghe, spaventapasseri, leoni e uomini di latta a tinte arcobaleno

Rainbow 5
Rainbow: un momento del film

Tra le migliori idee di León c'è quella di espandere la metafora de Il Mago di Oz al massimo della sua fluidità e delle infinite sfumature dell'arcobaleno che qui non è solo il titolo ma è il colore dei suoi personaggi, liberi di essere queer, sperimentare, tentare le molteplici vie della sessualità. "Sai cosa è più forte della paura?" chiede a Dora, Akin (Wekafore Jibril), ragazzo gay e leone della storia. "La curiosità", le risponde. Le parole in Rainbow sono più forti delle azioni che non sono di altrettanta efficacia. Dove si potrebbe approfondire ed esplorare di più, vedi il rapporto tra le sorelle-amanti-streghe Carmen Maura e Carmen Machi, ci si accontenta di siparietti intriganti che mai finiscono per affondare definitivamente il coltello nella carne.

Rainbow Backstage 3
Rainbow: una foto dal set

Cosa cercano veramente gli altri personaggi e come si risolvono all'interno di questo viaggio? Esseri sperduti come Muneco (Ayax Pedrosa) e José Luis (Luis Bermejo) che ricordano lo spaventapasseri e l'uomo di latta. La fascinazione per le atmosfere da sogno di Rainbow non bastano a tenere coinvolto lo spettatore che cerca disperatamente un obiettivo verso cui dirigersi.

Alla ricerca di una madre

Rainbow 9
Rainbow: una sequenza del film

Se il film di Paco León segue, alla sua maniera, la linea narrativa de Il Mago di Oz, se ne distacca per la ragione principale, lo scopo del viaggio. Per Dorothy era fondamentale tornare nel Kansas, a casa. Per Dora è ritrovare, conoscere finalmente sua madre. Questa ricerca, in un altro racconto, sarebbe stata preponderante, ricca di pathos e spasmodica guida emozionale al film. In Rainbow è qualcosa di cui spesso ci dimentichiamo, se non fosse per le domande che ogni tanto Dora fa a chi l'ha conosciuta, per aggiungere un altro tassello al puzzle di questo mistero materno. La mancanza di una protagonista in grado di trainare con il suo carisma o con le sue motivazioni, tutto il carro della storia, è la principale mancanza di Rainbow, ciò che porta lo spettatore a distaccarsi dal racconto, nonostante il suo realismo magico e psichedelico.

Conclusioni

Concludiamo questa recensione di Rainbow sottolineando che Paco León ha diretto questo film con lo stesso psichedelico ardore del Lewis Carroll di Alice nel paese delle meraviglie. Una rivisitazione “arcobaleno” e moderna de Il mago di Oz avrebbe avuto bisogno di una Dora-Dorothy più carismatica e imponente all’interno della storia e che lo scopo del suo viaggio, ritrovare sua madre, fosse dominante e preminente. Menzione speciale al duetto degno di nota tra Carmen Maura e Carmen Machi, divine sorelle-streghe-amanti che valgono l’intera visione.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
3.0/5

Perché ci piace

  • Carmen Maura e Carmen Machi sono delle streghe divine
  • La chiave queer e multietnica di questa rivisitazione è ben inquadrata all’interno della storia.
  • Le musiche sono piacevoli ma...

Cosa non va

  • ... non si avvicinano mai a replicare momenti musical magistrali come quelli di Over the rainbow.
  • La protagonista Dora Postigo manca del carisma necessario per sostenere un intero film sulle sue spalle.
  • Dimentichiamo spesso il vero scopo del viaggio, la ricerca della madre di Dora.