Comico, attore, conduttore: Peppe Iodice porta al BCT Il Festival Nazionale del Cinema e della Televisione 2026 il bilancio di un anno importante, segnato dal successo del suo primo film da protagonista, Mi batte il corazon. Iodice veste i panni di Peppe Iovine, giornalista che, dopo un infarto e un risveglio inatteso nella bara del proprio funerale, decide di dire sempre quello che pensa, senza filtri, anche a costo di scoprire che la verità può essere un'arma pericolosa.
Volto noto della comicità partenopea contemporanea, autore e conduttore del talk show Peppy Night, Iodice rivendica un'idea di comicità libera, fedele alla lezione dei suoi maestri ma mai imitativa. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il suo rapporto con la tradizione cinematografica napoletana, gli aneddoti più curiosi del suo programma e il pensiero sul futuro professionale del suo amico Stefano De Martino.
Intervista a Peppe Iodice
Qual è il legame che sente, anche attraverso questo film, con il cinema napoletano della tradizione? Chi sono i suoi maestri? "Sicuramente c'è ed è profondo, è una cosa che c'hai dentro", risponde Iodice. "Ti posso dire che è chiaro ed è banale dire Massimo Troisi, mi sembra di dire una cosa banale, ma è vera e quindi io ce l'ho dentro".
Un debito che l'attore rivendica ma da cui si tiene volutamente a distanza: "Massimo chiaramente cerco di dimenticarmelo perché è facilissimo e sarebbe brutto pure imitarlo. Io c'ho talmente tanto rispetto che lo dimentico". Accanto a Troisi, un altro riferimento meno scontato: "C'è anche il cinema di De Crescenzo, quel cinema che sembra lontanissimo, ma che secondo me è veramente attuale e racconta una Napoli molto bella che è forse il racconto più vicino alla realtà".
Peppy Night, l'incontro che non ti aspetti
Nel suo programma, Peppy Night, Iodice costruisce spesso accoppiate improbabili tra ospiti. "Quella è proprio l'anima del Peppy Night: si incontrano due persone che non immagineresti mai e funziona", spiega. "A me interessa far ridere il pubblico". Tra gli incontri più sorprendenti cita quello con Fabrizio Corona: "Con cui non pensavo di avere un feeling così forte; abbiamo fatto puntate con un risultato comico molto potente perché io non lo giudicavo, mi interessava solo l'intreccio comico e lui era una spalla incredibile".
E poi accostamenti fuori da ogni logica: "Morgan ha duettato con Gigione. Hanno fatto una roba meravigliosa, un metaverso. O Jimmy Sax con Gianatel". Il segreto, spiega, è la dimensione quasi casalinga dello show: "Il divertimento mio è che non immagino di essere in televisione, ma di stare a casa nostra con quelle 500 persone del Teatro Troisi".
Non ci può essere un erede di Troisi
Tornando su Troisi, un ricordo personale? "Io purtroppo non l'ho conosciuto, però ho vissuto per 13 anni a casa sua praticamente, a San Giorgio a Cremano, a due passi da dove lui riposa". Per Iodice si tratta di un genio irripetibile: "Per me Troisi era un genio assoluto, l'equivalente di Maradona nel calcio. È uno che non si può spiegare". Da qui l'insofferenza per un'etichetta ricorrente: "Quando dicono 'l'erede di Troisi' io rido: non ci può essere un erede, come non ci può essere l'erede di Maradona. Chi si propone come erede di Troisi deve andare subito da uno specialista bravo".
"Un comico deve essere libero"
Nel film Iodice interpreta Peppe, un giornalista che non vuole più tacere e deve dire la verità: un film che parla di libertà. Che libertà ci deve essere oggi nel suo lavoro e nella comicità? "Per me la libertà è tutto. Mi sembra strano che qualche collega pensi che la libertà sia un optional", risponde senza mezzi termini. "Se decidi di fare l'artista e poi ti permetti di non essere libero, allora fai un altro lavoro. Uno che fa il comico, che fa satira, deve essere libero". Un principio che rivendica chiaramente: "Per me il politicamente corretto è na strunzata clamorosa. Chiaramente serve sensibilità ed educazione, ma una persona per bene può e deve dire tutto. Abbiamo il dovere morale di dire quello che pensiamo, altrimenti la gente si scoccia di sentire sempre le solite cose".
L'amico De Martino a Sanremo
Non possiamo salutarci senza prima parlare dell'amico Stefano De Martino, chiamato a condurre il prossimo Festival di Sanremo. Cosa pensa di un giovane talento napoletano sul palco più importante d'Italia? "Ritengo sia la scelta più lungimirante dello spettacolo italiano negli ultimi anni", dice Iodice. "Stefano è veramente in gamba, un talento che studia davvero, una persona seria; è un giovane antico dentro".
Anche l'età anagrafica, sostiene, gioca a suo favore: "Il fatto che sia giovane è un pregio perché regge meglio la stanchezza del Festival. Ha la saggezza e il talento per affrontare quella sfida". Sul rapporto personale con l'amico, però, preferisce mantenere le distanze in questo momento: "Non lo chiamo da un po' perché non voglio metterlo in difficoltà con il tormentone del 'mi devi far fare Sanremo'. Se pensa che io possa essergli utile, corro a piedi da lui perché mi fido ciecamente, ma "Adda fa' comm c ric 'a capa" (deve fare quello che gli dice la testa)".