Passenger, dalla chimica del cast alle ispirazioni: dietro le quinte dell’horror

L'intervista al regista di Passenger, André Øvredal, che ci ha raccontato la realizzazione del suo horror e lo stato di salute del genere.

Una scena di Passenger di André Øvredal

Maddie, Tyler e il loro furgone arancione. Questi i protagonisti di Passenger e una scelta di vita on the road per cui Tyler sembra ben più entusiasta della compagna di vita e avventura. Una scelta che non è esente da pericoli, come sottolinea il film di André Øvredal: i due assistono a uno strano incidente che dà il via a un vero e proprio incubo, con una creatura demoniaca che si mette loro alle calcagna, seguendoli ovunque senza dar segni di voler mollare la presa.
Ci siamo fatti raccontare il lavoro sul film dal suo regista, per spulciare dietro le quinte del suo horror.

Una tensione claustrofobica

Passenger Scena Film
Una scena di Passenger

André Øvredal ha più volte usato lo spazio ristretto, gli ambienti confinati per creare tensione, rendendoli quasi dei veri personaggi, come è il caso del caravan per quel che riguarda Passenger. Come l'ha affrontato in questo caso per renderlo diverso da altri suoi film? "Quello che ho amato dello spazio confinato di Passenger è che non è realmente confinato, ma è una situazione davvero unica. Sì, il furgone in sé è uno spazio ristretto, ma è sempre in movimento. Si trova in un mondo diverso ogni giorno perché viaggiano: una notte è nella foresta, la successiva altrove. L'ambiente continua a cambiare, ed è parte dell'intrigo visivo di questo horror, cosa che ho apprezzato molto."

La chimica dei protagonisti

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Lou Llobell e Jacob Scipio in scena

Uno spazio che accoglie i due protagonisti, Maddie e Tyler interpretati da Lou Llobell e Jacob Scipio. Cosa ha visto in loro per sceglierli? Che tipo di energia hanno portato alla storia? "Cercavo qualcuno che avesse chimica sullo schermo, quindi abbiamo fatto molti screen test. Jacob e Lou hanno avuto quella scintilla immediatamente. Hanno portato grande professionalità e comprensione dei loro personaggi, creando momenti credibili nonostante l'intensità richiesta dal genere horror. Jacob, in particolare, ha aggiunto un tocco di divertimento e molte delle gag nel film sono nate da sue improvvisazioni nel bel mezzo di una ripresa. È stata una bellissima esperienza lavorare con entrambi."

Le ispirazioni di Passenger

Intensità da thriller, un tocco di mistero e fantastico. André Øvredal ha avuto ispirazioni specifiche per costruire il suo horror? "Sì e no. Avevo un set di immagini, colori e tipi di illuminazione che cercavo insieme al direttore della fotografia per certe scene. Esistono grandi road movie e alcuni horror road movie famosi, ma cerco di non guardare ad altri film come riferimento diretto. Preferisco guardare la sceneggiatura, ciò che ho davanti, e seguire l'istinto piuttosto che creare qualcosa basato sulle scelte artistiche di qualcun altro."

E quale scena è stata la più difficile da orchestrare? "C'è una scena nella foresta dove sono seduti a parlare, il proiettore si ferma e succede qualcosa di brutto. È stata difficile da costruire perché è molto minimale: sono solo loro due che parlano e si alzano, c'è pochissima azione fisica. Devi costruire la suspense attorno a quel nulla. Un'altra scena complessa è stata quella nel parcheggio, quando lei esce dalla palestra e va verso il furgone: è un unico piano sequenza di tre minuti con molta coordinazione tra lei, le auto e altri elementi. È stato molto divertente."

Lo stato di salute dell'horror

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Da esperto del genere, è stato naturale chiedere in chiusura lo stato di salute dell'horror e la direzione che questi film stanno prendendo. "Penso ci siano molti film eccitanti in uscita e nuove voci meravigliose. Se guardi film come Smile o Longlegs, sembra che la semplicità sia la chiave. Sono horror ben costruiti che capiscono come comunicare con il pubblico e come distillare il terrore fino a trasformarlo, a volte, in pura immobilità. Trovo che questa sia una caratteristica splendida nel genere oggi."