Nove perfetti sconosciuti, la recensione: il resort dei sogni e dei misteri

La recensione di Nove perfetti sconosciuti, la nuova serie disponibile su Amazon Prime Video creata da David E. Kelley e con Nicole Kidman.

RECENSIONE di 20/08/2021
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Nove perfetti sconosciuti: Nicole Kidman in una scena della serie

Non c'è due senza tre. La nostra recensione di Nove perfetti sconosciuti parte da qui, dal sottolineare come questa nuova serie in otto episodi segni la terza collaborazione tra David E. Kelley e Nicole Kidman, di nuovo insieme, dopo Big Little Lies e la recente The Undoing - Le verità non dette. Una coppia, tra sceneggiatore e attrice protagonista (anche produttrice) che sembra sapere esattamente cosa richiede il pubblico e come appagarlo, riuscendo a toccare le corde giuste attraverso storie che sappiano rivolgersi al proprio target di riferimento, con una protagonista riconoscibile capace di creare subito il legame necessario. Va detto subito che Nove perfetti sconosciuti, disponibile su Prime Video, almeno da quanto abbiamo potuto vedere nel corso dei sei episodi rilasciati in anteprima, prosegue una parabola discendente da parte della coppia artistica. Lontano dalla fragilità e dalla profondità di Big Little Lies - Piccole grandi bugie, di cui condivide l'autrice del romanzo qui adattato, ancora più asciutto e lineare di The Undoing, questa nuova miniserie sembra adagiarsi un po' troppo sulla semplicità e sull'ostentazione dei sentimenti, a scapito di una sincerità vera.

Benvenuti al Tranquillum Resort

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Nove perfetti sconosciuti: una foto di scena

I nove perfetti sconosciuti del titolo sono nove personaggi, interpretati da un variegato cast, che, per una ragione o per l'altra, hanno scelto di trascorrere dieci giorni in un misterioso resort di lusso. C'è l'italoamericana famiglia Marconi, composta da un padre (Michael Shannon) apparentemente sempre allegro, una madre (Asher Keddie) ancora incapace di elaborare il lutto del suicidio del figlio e una figlia (Grace Van Patten) che sembra disinteressarsi ai genitori; c'è una coppia in crisi (Melvin Gregg e Samara Weaving), una scrittrice fallita (Melissa McCarthy) e altre persone che, tra bassa autostima e caratteracci, sperano di ritrovare un po' di fiducia in sé stessi e nella vita (parliamo dei personaggi interpretati da Luke Evans, Regina Hall e Bobby Cannavale). Queste nove persone vivranno insieme in questo resort da sogno, all'apparenza perfetto, ma che, sin da subito, sembra nascondere qualcosa di strano. A partire dalla richiesta di lasciare ogni dispositivo elettronico (cellulari, smartwatch, tutto ciò che può connettersi al mondo esterno) allo staff, sempre sorridente, per proseguire con strane bevande personalizzate da non condividere con nessun altro. Infine, le attività giornaliere non corrispondono a ciò che normalmente ci si aspetterebbe da un ambiente simile, risultando a prima vista stranianti e inquietanti. Al centro di questo resort c'è lei, Masha (Nicole Kidman), una donna di origini russe che sembra comprendere ogni ospite e che pare prendere troppo sul serio un mistico desiderio di rinascita. Quello che forse i nove sconosciuti del titolo non sanno è che per rinascere occorre prima morire.

Diavoli e angeli

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Nove perfetti sconosciuti: Nicole Kidman nella serie

Racconto collettivo, in cui ogni personaggio ha la propria storia che va raccontata, evidenziata e risolta, Nove perfetti sconosciuti affronta tematiche dure e tristi, alla ricerca di una redenzione. In un modo o nell'altro, gli ospiti del Tranquillum Resort simboleggiano un panorama infernale, diavoli colmi di difetti dove tormenti, infelicità e sofferenza fanno da padroni. Per questo serve un vero e proprio angelo che possa salvarli ed espiare le loro pene. Ed è in questo modo che viene rappresentata Nicole Kidman, sin dalla prima apparizione un volto angelico, di bianco vestita, eterea e quasi divina. Nonostante sia il fulcro della serie, la sua Masha compare solo a metà del primo episodio, dopo tutti gli altri personaggi, lasciandosi attendere e cercando di ritardare il più possibile il suo ingresso e la sua visione. Come le grandi star del cinema classico (il riferimento maggiore lo troviamo nella Gilda di Rita Hayworth), Nicole Kidman riesce comunque a catalizzare l'attenzione su di sé, a farsi desiderare ed evidenziare quello status quo di personaggio salvifico. Forse in maniera sin troppo esplicita, tanto che permane una sensazione di banalità generale a partire dal modo in cui la Kidman recita, con un ostentato accento russo e prendendosi sin troppo sul serio, sino al modo in cui è rappresentata: figlia della controcultura, con lunghi capelli biondi e vestiti verginali.

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Un ottimo cast pieno di segreti

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Nove perfetti sconosciuti: Nicole Kidman in una scena

Non si può fare a meno di sottolineare l'ottimo cast che risulta l'elemento migliore del progetto. Nessun escluso, i nove personaggi sanno dare vita a un gruppo che funziona soprattutto nelle sequenze in cui sono tutti costretti a condividerne lo spazio. Le diversità dei personaggi, del loro carattere, di visione del mondo, di trascorso personale, si percepiscono in maniera chiara, tanto che lo spettatore riesce ad affezionarsi facilmente a ognuno di loro. La bravura del cast spinge la scrittura a una scelta precisa, ovvero la presenza pedissequa e ingombrante dei monologhi per esprimere tutti i conflitti della storia. La parola, i dialoghi e il racconto orale sono gli elementi su cui la narrazione si basa, per arrivare in maniera più chiara e diretta al pubblico. È qui che Nove perfetti sconosciuti presta il fianco maggiore. Ogni personaggio, Masha e i suoi aiutanti inclusi, porta con sé dei segreti. Si costruisce, così, un clima che richiama il mistero e il thriller, che mal si amalgama con la caratura più emotiva e drammatica della vicenda. L'impianto più misterioso sul passato del personaggio interpretato da Nicole Kidman e i misteri di questo resort sembrano un'aggiunta che ne scompensa il tono, a sua volta messo a dura prova da alcune sequenze ai limiti del kitsch, complice una colonna sonora che scade spesso nell'esagerazione e nel banale. Nonostante l'obiettivo sia proprio quello di raccontare un ritorno alla vita da parte dei personaggi, la sensazione è che basti un bignami di filosofia spiccia riguardanti i buoni sentimenti per cambiare la vita di queste persone così segnate dalla loro vita. Al pubblico questa semplicità (che per quanto ci riguarda a volte scade nella banalità) potrà risultare piacevole e appagante, ma rischia di azzoppare una storia sull'elaborazione del lutto che sembrava avere ben altre potenzialità.

Conclusioni

A conclusione della nostra recensione di Nove perfetti sconosciuti possiamo riassumere questa nuova miniserie di otto episodi come un nuovo tassello artistico della coppia David E. Kelley e Nicole Kidman. I temi sono importanti (elaborazione del lutto, autostima, rinascita interiore…), ma sono trattati con una semplicità che scade spesso nel kitsch. Ottimo il cast, messo alla prova da continui monologhi, variegato e particolarmente in parte, vero motore che tiene lo spettatore coinvolto nelle vicende. Oltre al dramma c’è spazio anche per una nota thriller e di misteri, un’aggiunta che benché non riesca ad amalgamarsi perfettamente, può mantenere alta l’attenzione dello spettatore. Lontano dalla qualità delle opere precedenti, Nove perfetti sconosciuti si accontenta del minimo indispensabile per piacere. Ma, forse, è proprio quello che serve.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

3.3/5

Perché ci piace

  • La serie affronta tematiche importanti sulla rinascita e sul riprendersi la propria vita.
  • Ottimo il cast, capace di dar vita a interpretazioni credibili e a un variegato parco di personaggi, con cui empatizzare facilmente.

Cosa non va

  • L’impianto thriller non riesce ad amalgamarsi nel migliore dei modi con il dramma.
  • Spesso la semplicità scade in banalità, con alcune sequenze che sfiorano il kitsch.