"Io mi ricordo". Un giro di pianoforte e un pugno di parole per una delle canzoni più sintomatiche di un certo immaginario nazionalpopolare. Dal brano di Antonello Venditti, decenni dopo, un film che ha letteralmente ristrutturato gli anni Ottanta (molto prima di Stranger Things), avvolgendo una musicassetta che, riascoltata oggi, fa girare la testa.
Non era facile, visto il peso specifico, eppure Tommaso Renzoni, alla prima da regista dopo tante sceneggiature (tra cui quella per il meraviglioso Margini), con Notte Prima degli Esami 3.0 riesce - con garbo e affetto - a fotografare una generazione marcatamente diversa, sintetizzandone - grazie all'amore - le ansie, le paturnie e i desideri, sfocati e ancora indefiniti.
Notte Prima degli Esami 3.0, ritrovarsi tutti insieme a cantare Venditti
In una tiepida Roma di inizio estate, quando le giornate si allungano e le t-shirt si accorciano, un gruppo di amici vive la febbrile attesa per il fatidico esame di maturità. Data di confine, il passaggio dall'età della leggerezza a quella della responsabilità. O almeno così dicono i più grandi, quelli che credono di sapere sempre tutto.
Se la pressione è tanta, per Giulio (Tommaso Cassissa) e per i suoi amici (che bel cast di giovanissimi, Alice Lupparelli, Adriano Moretti, Alice Maselli, Christian Dei, Bea Barret, Alessandro Falciglia), la vigilia diventa infuocata: bisogna trovare il modo per ingannare la temibile professoressa Castelli (Sabrina Ferilli, perfetta, capace di tenere il controllo senza mai andare sopra le righe). Come? Facendole scaldare il cuore con il ricordo di un vecchio amore scolastico. Ovviamente, le cose non andranno per il verso giusto.
Non c'è maturità senza consapevolezza: un film che funziona
Per onestà intellettuale, bisogna dire due cose. La prima: come in altri titoli recenti (vedi alla voce Le cose non dette o Mare Fuori 6), il product placement sta diventando fin troppo invasivo e poco fluido rispetto alla scena. La seconda: Notte prima degli esami 3.0 ci mette un po' a scaldarsi, restando inizialmente bloccato, quasi indeciso. Poco a poco, però, quando la temperatura si alza e la coesione aumenta (anche grazie al cast), liberando una certa freschezza registica nonché narrativa (il film è co-scritto da Renzoni insieme a Fausto Brizzi), il film prende aria, accelerando di tono e di umore.
Con una prerogativa: se c'è una sfumatura agrodolce, tipica di un'età che sfugge, impossibile da leggere all'istante e per questo ancora più beffarda, l'opera non cede mai alla rielaborazione del passato (con tanto di battuta emblematica: "mai cedere alla nostalgia!"), e se lo fa lo fa con agganci da cogliere, mai espressamente dichiarati (come quello, tenerissimo, che strizza l'occhio a Dawson's Creek, che Renzoni definisce "l'archetipo di ogni opera teen").
L'esempio viene dalla musica (c'è la splendida Only You dei Yazoo, ma c'è pure Ditonellapiaga con un ruolo non così scontato), sfruttata come chiave comunicativa tra generazioni (di cui il collante è papà Bruno, con il volto di un crepuscolare Gianmarco Tognazzi). Restando in tema, l'altra traccia è quella romantica: storie e sotto-storie, tra poli-amori e amori disfunzionali, che rendono vivido il colore della sceneggiatura, senza mai girare su sé stesse, o peggio, restando agganciate a una facile e superficiale lettura. Essere se stessi, inseguire la felicità, sbilenca come sono sbilenche le inquadrature del regista. E poi l'attimo da cogliere, che si scolli finalmente dal giudizio assoluto per inseguire il dubbio e l'errore. Perché non c'è vera maturità senza consapevolezza.
Ieri come oggi, un voto non definisce chi siamo
Del resto, lo canta pure Venditti in una strofa pronta all'uso: "come i pini di Roma, la vita non li spezza". Se lo specchio di una generazione viene effettivamente riflesso, restando mezzo metro indietro, scegliendo giustamente la strada meno complicata (parliamo pur sempre di una commedia), Notte Prima degli Esami 3.0 non rinuncia al sorriso, restando fedele all'idea originale pur distanziandosi di netto. Questione d'identità, e questione di scelte. Nel cinema come nella vita, non è certo un voto a definire chi siamo.
Conclusioni
Non era facile, eppure Tommaso Renzoni, alla prima da regista, è riuscito a rivedere il cult di Fausto Brizzi declinando - con tatto e gentilezza - le ansie della Gen Z. Funziona la chiave romantica, nonostante il film ci metta un po' a ingranare. Poco male, perché tra emotività e diverse battute ben assestate, la sceneggiatura gira bene, supportata dall'ottimo cast.
Perché ci piace
- Il cast funziona.
- Lo spunto.
- Le citazioni nascoste.
Cosa non va
- Ci mette un po' a carburare.
- I product placement smaccati.