Normal, la recensione: essere uomo, essere donna, essere "normale" oggi

Adele Tulli indaga sui condizionamenti della società sul gender nel documentario Normal, di cui parliamo nella nostra recensione.

RECENSIONE di 02/05/2019
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Normal: una scena del documentario

Cosa significa essere maschio? Cosa significa essere femmina? Ma soprattutto, cosa significa essere normale? Adele Tulli riflette sugli stereotipi di genere in un documentario acuto e ironico, come sottolinea la recensione di Normal. Adele Tulli ha fatto capolino nel mondo del cinema a 16 anni co-firmando insieme all'amico Silvio Muccino la commedia di Gabriele Muccino Come te nessuno mai. Vent'anni dopo arriva l'esordio dietro la macchina da presa con un lavoro sottilmente provocatorio. Per parlare di certi temi, in Italia, occorre un approccio metaforico e la Tulli sceglie saggiamente di affrontare la questione del gender con sottigliezza. Scelta, questa, che non rende la sua riflessione meno efficace, tutt'altro, la rafforza e le dona profondità.

La gabbia sociale del gender

Normal evidenzia come, fin dall'infanzia, l'educazione italiana incanali bambini e bambine in un percorso preciso che riguarda ciò che la società ritiene essere maschile e femminile. Così le bambine piccole vengono sottoposte al rito del buco alle orecchie fin dalla tenera età, mentre le fabbriche di giocattoli producono piccoli ferri da stiro di plastica rosa e altri giochi "da femmina" che inculchino nelle loro testoline il piacere dei lavori domestici. Tutt'altra musica con i giochi da maschio, ben più violenti e frenetici. Una lunga parentesi dedicata a videogame e war game rivela come ai bambini e adolescenti sia riservata un'attività ludica che sviluppi doti quali coraggio, virilità, rapidità, facendole passare per innate nel maschio.

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Normal: una scena del docu-film

Il documentario di Adele Tulli si configura come un mosaico di sequenze significanti quasi del tutto prive di parole. Scene di vita quotidiana acquistano senso grazie a un sofisticato montaggio che lascia a ogni singola sequenza il tempo necessario per sedimentare nello sguardo e nella mente dello spettatore. Lo sguardo raffinato della regista depura il lavoro dalle ovvietà, ma al tempo stesso il pensiero che sottende l'opera non è mai celato. Adele Tulli denuncia le imposizioni sociali che subiamo fin da piccoli attraverso accostamenti significanti, non privi di ironia. Basta pensare alla lunga sequenza in cui una marea di ragazzine inneggia a un idolo teen esplodendo in lacrime e strappandosi i capelli al suo arrivo per poi passare a una lunga partita a videogame in soggettiva o ai ragazzi che si esibiscono in piedi sul tagadà per far colpo sulle coetanee. E' qui che affondano le radici dell'isteria femminile e del senso della sfida tipico del maschio?

In fuga dagli stereotipi

In Normal anche la visione dell'amore viene ridotta a un insieme di riti. La visione insistita dei rituali di bellezza a cui si sottopongono le donne va di pari passo con gli step che una donna deve seguire per sentirsi realizzata: il fidanzamento, il matrimonio (magari in chiesa), la maternità. Il corpo femminile diventa oggetto del desiderio maschile sulla spiaggia, ai raduni di motociclisti (che per tradizione vedono la partecipazione di donne disinibite e discinte), alle selezioni per i concorsi di bellezza in cui si crea la collisione tra mente e corpo, in discoteca, nel quotidiano.

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Normal: una sequenza del film

Di conseguenza alla donna spetta il compito di curare il proprio aspetto ritagliandosi il tempo per mantenersi in forma anche tra i mille impegni che il ruolo di madre e moglie imposto dalla società. Con la sua chiosa ginnica, Adele Tulli affonda il dito nella piaga, ma tra le righe lascia intendere che questa gabbia sociale che ci circonda lascia intravedere degli spiragli. L'intento di denuncia del suo documentario si fonda sulla consapevolezza che il sapere e la presa di coscienza ci rendono liberi, anche dagli schemi sociali. Oppure no?

Conclusioni

Come anticipato nella recensione di Normal, con una riflessione stimolante, Adele Tulli indaga sugli stereotipi e i modelli sociali imposti a maschi e femmine componendo un mosaico di scene di vita quotidiana denso di significato e sottilmente ironico. La regista non fornisce spiegazioni esplicite, ma costruisce un'opera in grado di stimolare la riflessione (e la ricezione) dello spettatore. Con garbo e ironia, il documentario punta il dito contro un certo conservatorismo lasciando intendere che per raggiungere la vera parità tra i sessi la strada è ancora lunga.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

2.0/5

Perché ci piace

  • Documentario che riflette sulla questione del gender e sugli stereotipi di mascolinità e femminilità con intelligenza e ironia.
  • Il film si prende il tempo di indugiare su ciò che affascina, diverte o indigna l'autrice Adele Tulli con grande leggerezza.
  • A tratti la forma documentaria lascia spazio a una riflessione artistica...

Cosa non va

  • ...che a qualcuno risulterà criptica. Rinunciando agli aspetti più banali della riflessione, Normal si eleva e questo potrebbe inimicare una parte di pubblico.