"L'evento scatenante? La morte. Una tragedia si appropria dei personaggi, ma poi ecco arrivare due possibilità: o muori anche tu, oppure reagisci". Così ha parlato Gianni Amelio a Venezia 83, tornato alla regia con Nessun dolore, una storia d'empatia con protagonista Alessandro Borghi. Riprendendo la poetica de Lamerica (film del 1994), Amelio si interroga su chi siano oggi gli immigrati, e soprattutto su quanto la società sia totalmente distaccata da queste figure "invisibili". Una società ignifuga al dolore stesso, indifferente, schiva. Per questo, l'opera di Amelio nasce da una provocazione: cosa succede se, in effetti, diventiamo stranieri in casa nostra?
Nessun Dolore: Gianni Amelio racconta il film
Nel raccontare la vicenda del protagonista, Davide, che vende i libri usati nel centro di Roma, ritrovandosi con un debito emotivo da scontare sacrificando, letteralmente, la sua vita, Amelio sceglie un tono semplice, capace di esaltare l'idea. "La semplicità è un argomento che mi sta a cuore, per me è anche e forse l'argomento principale", dice l'autore a Movieplayer_. "Ho insegnato per anni al Centro Sperimentale. Dicevo una cosa: se avete un'idea forte e sapete trasmetterla agli attori come qualcosa di urgente e necessaria, ma non sapete dove piazzare la sarta allora chiamate la sarta".
A proposito di nuovi regista, Amelio dice: "In genere un ragazzo del CSC arriva a scuola con l'idea di esagerare, dando importanza solo al movimento di macchina. Spesso ci si dimentica cosa bisogna raccontare. Prima deve arrivare l'idea, e poi si trova naturalmente il modo di rendere questa idea con la cinepresa. Da tanti anni lavoro con mio figlio (Luan ndr.) come direttore della fotografia, ci conosciamo, e sa perfettamente che non esistono carrelli. Cerco solo l'essenziale".
Il valore della gentilezza
Al centro di Nessun Dolore c'è il valore della gentilezza. Tuttavia, oggi, l'empatia sembra quasi un sentimento avulso dalla nostra realtà, capace quasi di far paura. Per Gianni Amelio "Il mondo è cambiato, e insieme a tante cose belle ci ha dato tante cose negative. Il progresso guai a condannarlo, i mezzi tecnici sono una conquista, non serve la nostalgia del passato. Però diciamo che il mondo si avvicina alla cattiveria. È egoista e indifferente. Questi due aspetti si sono espansi".
Poi, l'esempio pratico che arriva oltre oceano, guardando a quell'America in piena crisi d'immagine. "Pensiamo agli Stati Uniti di adesso: abbiamo sempre visto l'America come punto democratico, terra di accoglienza, che ha accolto milioni di immigrati, compresi gli italiani. L'idea assoluto dell'America. Oggi? È un paese dal quale scappare. È cambiato l'animo dell'individuo, e quindi l'animo della società, formata a grande livello può costituire un pericolo", chiude il regista.