Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, Mio fratello è un vichingo è stato accolto con grande calore negli ultimi giorni di festival. Come ogni anno, in molti si sono fatti la fatidica domanda: ma perché non è in concorso? Merito del ritorno di una coppia che funziona benissimo: il regista Anders Thomas Jensen, anche sceneggiatore, e Mads Mikkelsen.
Questo è un duo ormai collaudato: Jensen ha infatti voluto Mikkelsen in tutti i suoi film. Stavolta lo ha trasformato in Manfred, fratello maggiore di Anker (Nikolaj Lie Kaas), rapinatore che gli ha chiesto di sotterrare una borsa piena di soldi anni prima. Nel frattempo però l'uomo è impazzito: si fa chiamare John, in onore di John Lennon, rapisce cani e si butta da finestre e auto in corsa ogni volta che ne ha l'occasione. Fargli ricordare dove ha nascosto la refurtiva non sarà facile.
A metà tra commedia nera, film di rapine e dramma familiare, Mio fratello è un vichingo è sorprendente. Ne abbiamo parlato nella nostra intervista proprio con Mikkelsen, che non perde occasione di tornare a casa, in Danimarca, ogni volta che Jensen lo chiama.
Mio fratello è un vichingo: Mads Mikkelsen racconta il film
Se Anders Thomas Jensen chiama, Mads Mikkelsen risponde. Rifiutare Mio fratello è un vichingo - The Last Viking era un'opzione impossibile. Ce l'ha detto l'attore: "È sempre bello tornare a casa, onestamente. L'universo di Thomas è così unico: con lui posso fare cose che nessun altro mi chiede. Questo personaggio è possibile soltanto in un suo film: solo lui crea mondi e situazioni così pazzi. Anche stavolta ci siamo spinti al limite".
Il film si apre con una sequenza animata, in cui si parla davvero di Vichinghi. Manfred da piccolo sognava di diventarlo. Oggi i Vichinghi sarebbero sconvolti dalla mancanza di avventura delle nostre vite? Per Mikkelsen: "In Scandinavia i Vichinghi ci sono ancora: ovviamente sanno che siamo nel 2025, ma ci sono persone che vivono in quel modo semplice, nella natura. Non si rendono la vita più complicata di quello che è. Nel nostro racconto la storia vichinga è solo una piccola parte, una cornice per la trama principale, che è il rapporto tra due fratelli. È un modo per esplorare l'altra faccia della medaglia, quella dell'identità".
Tra John Lennon e tanti modi diversi per morire
Manfred sceglie per sé il nuovo nome John in onore di John Lennon, dicevamo. L'attore ci spiega così questa scelta: "Io, come tutti, amo Lennon. Ha scritto della musica fantastica. Anche se amo tutti i Beatles, in modo diverso. Manfred sceglie di cambiare nome ispirandosi a lui perché sa che tutti adorano Lennon e quindi, forse, se diventa John anche suo fratello tornerà a volergli bene. Il grande dramma del personaggio è che l'unica persona che lo ha sempre sostenuto, suo fratello minore, non c'è più per lui".
Si crea il suo mondo. Oggi lo facciamo un po' tutti. Può essere pericoloso? Per Mikkelsen: "Il film pone questa domanda, ma non dà una risposta. La storia vichinga racconta proprio le conseguenze estreme di voler piegare la realtà alla propria fantasia, mentre quella principale mostra come creare un mondo alternativo sia una necessità per alcune persone".
Manfred è talmente disperato che non perde occasione per farsi del male. Mikkelsen dimostra, ancora una volta, di essere un grandissimo interprete anche quando si tratta di usare il corpo: "È stato super divertente. Ci siamo resi conto che la caduta, buttarsi fuori dalle cose, era divertente, interessante e molto radicale. Perché c'erano altri modi per fargli del male, ma ci siamo abbiamo capito che questo era molto più divertente. Era il suo tormentone. Si butta fuori da ogni situazione. Come quando un bambino ti sta minacciando. Ma questo bambino qui lo fa davvero".