La colpa, il controllo e la squilibrata bilancia della giustizia. Profondamente debitore allo sguardo di Philip K. Dick, tanto che Minority Report sembra l'ispirazione non dichiarata, Mercy - Sotto accusa è un ibrido: screenlife thriller e sci-fi tutto d'un pezzo che, con una certa scaltrezza, porta avanti una narrazione costruita sulla costante tensione.
A dirigere il film c'è Timur Bekmambetov, discreto mestierante tornato a Hollywood dieci anni dopo il fragorosissimo flop di Ben-Hur. A scrivere il film, che mischia echi contemporanei, digressioni socio-politiche e scottanti dilemmi etici, troviamo tale Marco van Belle (praticamente uno sconosciuto). E va detto subito: nella sua onesta ragione d'esistere, Mercy riesce a riempire al meglio (delle proprie possibilità) i 100 minuti spaccati di montaggio.
Mercy - Sotto accusa: Chris Pratt alla sbarra dell'AI
La trama del film si può racchiudere in una manciata di righe, tuttavia il contesto è importante e, nemmeno a dirlo, identificativo. Tanto da essere l'aspetto più interessante. Siamo nella Los Angeles del 2029, e l'intelligenza artificiale si è ormai impossessata (anche) della Giustizia. Con la criminalità alle stelle serviva un modo per snellire e velocizzare i processi, rendendoli apparentemente infallibili: un tribunale artificiale, chiamato Mercy Court, ha quindi il compito di condannare o assolvere tramite un distopico processo accelerato. Né avvocati, né giurie.
Gli imputati - accusati di reati gravissimi - hanno a disposizione novanta minuti per dimostrare la propria innocenza prima che l'algoritmo definisca, o meno, la pena. Guarda caso, sulla Mercy Chair, ci finisce il detective Chris Raven (Chris Pratt), accusato di aver ucciso la moglie (Annabelle Wallis). Davanti a lui, la faccia dell'A.I., ossia l'inesorabile Giudice Maddox (Rebecca Ferguson).
Tempo, spazio e azione: un onesto thriller che punta sulla tensione
Basta dare un'occhiata in giro, che l'idea dietro Mercy fa salire un brivido lungo la schiena. Stiamo effettivamente delegando troppo alla tecnologia, con il rischio di affidare il nostro imminente futuro a un costante flusso di dati, abbattendo i limiti etici e, anzi, avvicinando pericolosamente il sistema sociale (e quindi l'architrave dell'umanità) a un freddo algoritmo. Chiaro, nel profondo il film di Bekmambetov punta all'intrattenimento, giocando con la tensione, il tempo e lo spazio scenico che cambia pur restano immobile, accavallando indizi e prove schiaccianti tramite una convergenza di formati declinati in racconto cinematografico: telecamere di sorveglianza, feed digitali, chiamate FaceTime, body-cam, telefoni, messaggi, video - il regista conosce bene il linguaggio dello screenlife thriller, avendo girato nel 2018 l'inedito Profile.
Il rischio di trasformare il tutto in un semplice miscuglio di formati è dietro l'angolo, ma la regia riesce a mantenere una certa chiarezza visiva e narrativa (pur forzando diversi "colpi di scena"), rendendo l'esperienza fluida e coinvolgente. Di più, capace pure di cogliere (e mantenere alta) l'attenzione dello spettatore fino a un finale marcatamente prevedibile ma tutto sommato coerente, che spinge maggiormente sull'azione. Senza voler risultare originale a tutti i costi, Mercy si regge sul confronto-scontro tra l'uomo e la macchina, sottolineando una crisi di identità dalle conseguenze imprevedibili. Oltre ogni ragionevole dubbio.
Conclusioni
Mercy – Sotto accusa è uno screenlife thriller dai contrappunti sci-fi. Teso e compatto, chiaramente debitore dell’immaginario di Philip K. Dick, è mosso e smosso da una messa in scena quasi interamente mediata da schermi, dati e flussi digitali. Il film punta su ritmo e tensione, sacrificando l'imprevedibilità per dar spazio al concept distopico. Al centro c’è una riflessione attuale sul rapporto tra uomo, tecnologia e giustizia, con l’A.I. come giudice supremo. Un film onesto, quanto basta per intrattenere.
Perché ci piace
- Chris Pratt sorprendentemente in parte.
- Una buona idea.
- La tensione regge.
Cosa non va
- Il finale prevedibile.
- Nulla di così originale.