Marco D'Amore si racconta: "Io, Napoli e il nuovo successo di Gomorra"

Il regista, attore e sceneggiatore fa un bilancio del successo internazionale di Gomorra, racconta Piccolo Miracolo di Guido Chiesa, e il rapporto con i maestri della tradizione cinematografica napoletana.

Marco D'Amore al 10° BCT di Benevento

Marco D'Amore è passato al BCT - Festival Nazionale del Cinema e della Televisione per ricevere un premio dedicato a Gomorra - Le origini, la serie che ha scritto e diretto. A distanza di qualche mese dal debutto, l'attore e regista fa un primo bilancio dell'accoglienza della serie, tra critica, pubblico e mercati internazionali, e si racconta anche a partire dal suo ultimo film da interprete, Piccolo Miracolo di Guido Chiesa, per poi tornare, come tanti colleghi conterranei intervistati in questi giorni al festival, sul proprio legame con la tradizione cinematografica napoletana e sui maestri a cui guarda ancora oggi.

Intervista a Marco D'Amore

Qual è il bilancio, a mesi di distanza, di Gomorra - Le origini? "Devo dire con grande onestà che abbiamo fatto insieme un bilancio", risponde D'Amore. "Insieme intendo da una parte ovviamente con gli attori e con le attrici, molti dei quali debuttavano, si affacciavano a questo mondo. Ho raccolto le loro sensazioni". Entrando nel merito del confronto con la produzione, il regista non ha dubbi: "Non possiamo che dirci felicissimi perché innanzitutto la serie ha avuto un'accoglienza rispetto alla critica, clamorosa".

Un risultato che ha fugato i timori legati all'operazione: "Abbiamo sgomberato il campo da alcune paure che si nutrivano rispetto al fatto che mettevamo le mani in una sorta di capolavoro, il cambiamento della serialità italiana, tutto quello che era stato per Gomorra, e quindi questa sterzata che poteva produrre uno scossone".

Bene anche il pubblico e, aggiunge, i mercati esteri: "C'è stato un grandissimo gradimento del pubblico ed in ultimo, una cosa che credo verrà raccontata meglio da Cattleya e da Sky nel prossimo anno, un grandissimo gradimento all'estero. La serie si sta vendendo come Gomorra la serie: ha ricevuto ai London Screening un plauso incredibile, c'è Beta, il distributore tedesco, che è felicissimo. So di paesi come Australia, Nuova Zelanda, Turchia: anche le origini fanno il giro del mondo, motivo di grande soddisfazione".

Piccolo Miracolo

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Marco D'Amore sul palco del 10° BCT di Benevento

Nel suo ultimo film da attore, Piccolo Miracolo di Guido Chiesa, D'Amore interpreta un personaggio il cui percorso di consapevolezza di sé è, stato definito, secondo la critica, il cuore pulsante del film. Come lo ha arricchito, da artista e da persona, questo ruolo? "Piccolo Miracolo mi ha messo alle prese con un personaggio che, seppur nella distanza siderale, perché è il figlio di un uomo ricco e appartiene a una classe sociale da cui io non provengo, ha ambizioni e desideri che io non nutro, mi rassomiglia nella cecità", spiega. "Mi riferisco all'incapacità che mi riconosco troppo spesso di non saper guardare a un palmo da me: credo che questo personaggio sia un po' lo specchio di tante miserie che accomunano gli esseri umani".

Una lettura che il regista estende anche al proprio linguaggio cinematografico: "In un gioco metacinematografico, mi sono permesso di dire che Davide Lancia è un po' la lente attraverso cui si osserva il film, che all'inizio è tutta sfocata e poi piano piano si mette a fuoco. Per la prima volta riesce a guardarsi effettivamente intorno e mette a fuoco se stesso, si vede per quello che è. Se questo gioco è riuscito anche per gli spettatori, può essere interessante".

L'eredità di Napoli: Rosi e Capuano

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Marco D'Amore sul set di Gomorra- Le origini

Come tanti artisti napoletani interpellati in questi giorni di festival, anche a D'Amore chiediamo quale sia il suo legame con la tradizione e chi siano oggi i suoi maestri. "Il mio legame con la città, da un punto di vista culturale, sta in un'eredità che non ho meritato, ma che mi è stata donata e che rende Napoli particolare dal punto di vista antropologico", risponde. "Non esiste altro luogo al mondo che destini ai propri figli e alle proprie figlie un'eredità culturale così presente nella vita quotidiana. Se tu oggi vai da un bambino di Napoli di 9 anni e gli dici 'O sole mio', lui risponde 'sta in fronte a te'. Questo non ha valore solo rispetto alla memoria, ma anche rispetto al linguaggio: oggi quella frase non appartiene più al lessico corrente, viene da lontano, ma nel momento in cui la conosci già ti cambia".

Quanto ai riferimenti concreti, D'Amore cita due nomi distanti tra loro: "Sono legatissimo al cinema di Francesco Rosi, anche se cerco di perseguire una strada diversa, perché Rosi amava definirsi prima ancora che regista, cittadino, segnando così una scelta netta rispetto al suo linguaggio. Penso però che, al di là dell'altissimo valore sociale del suo cinema, Rosi avesse una capacità immaginifica e una qualità che riusciva a restituire attraverso i propri film, incredibile". E poi, uno sguardo più vicino nel tempo: "Spostando lo sguardo in maniera diametralmente opposta, tutto il cinema di Capuano mi ha a volte veramente paralizzato. È uno dei pochi registi italiani che riesce a toccare delle zone d'ombra della mia persona che mi inquietano".

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