La parola ai vinti, che nel caso del film di Fatih Akin sono i nazisti. Sono gli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale e il piccolo Nanning (Jasper Billerbeck) si dà un gran daffare per compiacere l'anaffettiva madre, filonazista come il marito, pezzo grosso del partito che le permette di vivere un'esistenza agiata nonostante il cibo scarseggi. Per raccontare questa storia Akin, regista esplosivo le cui opere hanno spesso e volentieri tratti egotici, fa un passo indietro immergendosi in un operoso ambiente rurale descritto con stile "dimesso".
Con L'isola dei ricordi, Fatih Akin realizza il suo La zona d'interesse (passateci il paragone) raccontando il conflitto da un punto di vista atipico, quello di un bambino che si è rifugiato con la famiglia nella suggestiva isola tedesca di Amrum per sfuggire agli orrori della guerra. Il regista aderisce al punto di vista del piccolo Nanning, nella cui mente bene e male si (con)fondono offrendo una posizione sul conflitto decisamente fuori dagli schemi.
L'isola di Amrum, protagonista tra i protagonisti
L'isola dei ricordi ha visto Fatih Akin subentrare al regista e autore originale Hark Bohm, sulle cui memorie d'infanzia è costruita la storia narrata, per l'impossibilità di quest'ultimo di dirigere il progetto (Bohm è morto lo scorso novembre all'età di 86 anni). La distanza dal materiale narrato è la ragione della svolta stilistica di Akin, che abbandona le tinte forti per accostarsi quasi in punta di piedi alla storia di Nanning, confezionando un coming of age delicato e malinconico.
A dare una forte impronta al film è principalmente l'ambientazione. All'inizio della pellicola vediamo Nanning, il suo amico e la contadina Tessa (Diane Kruger, che torna a essere diretta da Akin dopo Oltre la notte) a cui i ragazzi danno una mano in cambio del prodotti dell'orto, fermarsi a guardare uno stormo di bombardieri della RAF che sorvola l'isola. Ad Amrum, isola tedesca nel Mare del Nord, della guerra non giungono che echi lontani ed è per questo motivo che la famiglia del ragazzino si è trasferita qui, per sfuggire ai pericoli.
L'isola, una distesa di dune di sabbia e campi coltivati dominati da un cielo metallico, è un luogo dell'anima in cui il piccolo protagonista sperimenta la difficoltà di diventare grande, con tutto ciò che comporta. Ma è anche il punto d'incontro di una comunità vivace di contadini, pescatori, negozianti e sfollati desiderosi di veder finire la guerra al più presto.
La perdita dell'innocenza secondo Akin
Con delicatezza e afflato poetico, ne L'isola dei ricordi Fatih Akin racconta le esperienze vissute da Nanning nella manciata di giorni che separano la morte di Hitler dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Crescere significa scegliere, e il ragazzino lo imparerà a sue spese quando dovrà decidere se schierarsi dalla parte della madre, che considera traditori coloro che auspicano la fine del conflitto, e la pacifista Tessa. Ma la scelta di aderire allo sguardo infantile si concretizza nel raccontare l'esperienza di Nanning ad Amrum come un'avventura. Quando la madre, fiaccata e depressa dalla notizia della morte di Hitler, decide che vuole mangiare solo pane bianco, burro e miele, il ragazzino dovrà superare una serie di prove per esaudire il desiderio materno.
Nel suo cammino, Nanning si imbatte in pericoli di ogni tipo, armi, cadaveri e perfino un giovane che rischia di annegare, ma affronta ogni situazione con l'inconsapevolezza dell'infanzia. La sfida, per Fatih Akin, era trovare un linguaggio adeguato per tradurre in immagini i ricordi d'infanzia dell'amico e collaboratore. Vi riesce adottando uno stile classico ed elegante, privilegiando inquadrature di ampio respiro, grandangoli, e valorizzando le bellezze dell'isola grazie al lavoro pittorico del direttore della fotografia Karl Walter Lindenlaub, che ha un occhio di riguardo per la rappresentazione umana all'interno di questi suggestivi paesaggi.
Conclusioni
La guerra diventa la cornice di un’avventura, una missione da portare a termine per compiacere la propria madre nel delicato coming of age di Fatih Akin, L’isola dei ricordi. Nel tentativo di onorare i ricordi dell’anziano collega Hark Bohm, Akin prende le distanze dal suo solito stile a tinte forti realizzando un’opera sobria, classica ed elegante che racconta il microcosmo pieno di contrasti dell’isola di Amrum con sobrietà e sincerità , il tutto non senza un pizzico di poesia.
Perché ci piace
- Bello scoprire un Fatih Akin più misurato, elegante e poetico.
- Nella sua sobrietà, non mancano momenti di grande emozione.
- Piccolo, ma significativo il personaggio affidato a Diane Kruger.
- Le location maestose e la loro centralità nella storia.
Cosa non va
- I toni tragici collegati alla figura materna a tratti rischiano di sfociare nel grottesco.