Le libere donne, recensione della serie RAI: attraversare la follia per ritrovare l'umanità

La miniserie RAI Le libere donne, ispirata al romanzo autobiografico di Mario Tobino sull'ospedale psichiatrico femminile di Maggiano, è un dramma umano potente capace di andare oltre il solito aspetto della "fiction a tema"

Lino Guanciale e Grace Kicaj sono i protagonisti de Le libere donne

Arrivata su Rai 1 in occasione dell'8 marzo, Le libere donne rischiava di essere l'ennesima fiction "a tema". E invece è stata una sorpresa: la miniserie diretta da Michele Soavi, oltre a essere un prodotto solido e visivamente interessante, è stata capace di andare oltre il racconto didascalico sulla condizione femminile e costruire una storia più cupa ed emotiva del previsto.

Voci da Maggiano: la storia di Tobino e delle sue "libere donne"

Le Libere Donne Recensione

Divisa in tre puntate (l'ultima delle quali in onda stasera su Rai 1), la miniserie è ambientata tra Lucca e Viareggio durante la Seconda Guerra Mondiale. Racconta l'esperienza che lo psichiatra e poeta Mario Tobino ha vissuto all'interno dell'ospedale psichiatrico di Maggiano, poi raccontata nel libro Le libere donne di Magliano, di cui la serie è libero adattamento.

Alla fine del 1942, dopo il congedo dal fronte libico, Tobino, giovane medico con specializzazione in psichiatria, viene mandato a prestare servizio nell'ospedale psichiatrico femminile della cittadina toscana. Con un approccio umanistico, certamente innovativo per l'epoca, Tobino sfida i metodi rigidi e repressivi dell'istituzione, cercando di restituire dignità e ascolto alle pazienti, molte delle quali internate ingiustamente o per il semplice desiderio di libertà.

Mario collabora con colleghi dalle visioni spesso opposte alle sue, anche politicamente (e questo non è un dettaglio in un'Italia in pieno Regime, occupata dalle truppe naziste), trovando però un prezioso alleato in un giovane medico, Guido Anselmi, con cui sviluppa un rapporto di fiducia e amicizia.

La svolta arriva con l'arrivo di Margherita Lenzi, giovane donna discendente da una famiglia di ricchi setaioli, rinchiusa contro la propria volontà dal marito, ex avvocato di suo padre, sposato a Margherita per le proprie mire patrimoniali. Indubbiamente attratto dalla sua bellezza ma anche dalla singolarità del suo caso, Tobino indaga sul passato della Lenzi, scoprendo sul suo corpo segnali di abuso e un tentativo di appropriazione della sua eredità.

La ricerca della verità lo porta a confrontarsi con dilemmi morali e rischi personali, mentre dal passato riaffiora Paola Levi, un antico amore, ormai diventata staffetta partigiana, complicando ulteriormente la sua vita privata e professionale.

Tra controllo e coraggio: l'ospedale come specchio di una società che reprime

Le Libere Donne Recensione Mp4Igos

Michele Soavi firma un dramma storico sulla negazione della libertà e sullo schiacciante controllo di un potere che opprime, sia esso quello della dittatura fascista, o quello, meno "vistoso" ma più subdolo, di un sistema maschilista che cresce indisturbato tra le mura domestiche.
Un racconto che si fa riflessione umana, sull'amore (o piuttosto sulla sua assenza) che non protegge, ma anche sociale, su quella "medicina che non cura" ma che annulla pensieri e volontà.

Quando anche la "scienza" (fatta passare come tale) si trasforma in strumento di repressione e controllo di ogni forma di dignità, è allora che il metodo innovativo di Mario Tobino apre uno spazio di indagine.
Non soltanto sugli abusi che queste donne erano costrette a subire tanto fuori quanto all'interno degli ospedali psichiatrici, ma anche su desideri e pulsioni che la società dell'epoca (ma ogni epoca ha i suoi bigottismi) aveva cercato di estirpare per sempre.

I volti di una storia che emoziona

Libere Donne Lino Guanciale E Grace Kicaj
Le libere donne

Lino Guanciale, protagonista nei panni di Mario Tobino, riesce a portare sullo schermo un personaggio integro pur nelle sue fragilità mai nascoste. La mano che trema troppo per poter essere quella di un buon chirurgo, un temperamento appassionato che spesso rischia di metterlo nei guai, un animo poetico fin troppo incline a dar spazio e voce ai fantasmi.

La bravura di Guanciale sta qui nel non eccedere mai con un personaggio sempre lanciato sull'orlo del dramma e del baratro ma costantemente richiamato all'ordine da un ruolo, da una gerarchia, dalle circostanze. Nel suo Mario Tobino c'è la virtù del commissario Ricciardi e tutta la passione, che arde qui sotto la superficie, del brigante Vampa con cui l'abbiamo visto in un altro prodotto amatissimo di Rai Fiction, Il conte di Montecristo.

Sembra invece uscito direttamente da un libro di avventure per ragazzi il collega Guido Anselmi, lo psichiatra interpretato da Fabrizio Biggio. Sempre sopra le righe, quasi clownesco, che nasconde dietro l'ostentata leggerezza un dramma familiare (la sorella è una delle "matte" di Magliano) che ha segnato la sua esistenza. Sarà lui, paradossalmente, il "buono a nulla" nella catena di potere dei camici bianchi, a guidare e riconciliare Mario Tobino verso la parte più umana e fallibile di sé.

Grace Kicaj è Margherita Lenzi, il "romanzo sentimentale" nella storia vera

Pur se il compito maggiore in questo spetta a Margherita Lenzi, interpretata da Grace Kicaj, protagonista del "romanzo" che gli sceneggiatori, Peter Exacoustos e Laura Nuti, innestano nel libro autobiografico di Mario Tobino. Una libertà creativa che la televisione sembra sempre imporre, quella trama sentimentale che risulta quasi stonata in un racconto crudo e immensamente tragico.

La regia di Michele Soavi, tra realismo e fiaba

Libere Donne Michele Soavi Lino Guanciale
Le libere donne

Alla fine però Le libere donne, nonostante l'invenzione della storia d'amore tra dottore e paziente, riesce a riequilibrarsi: merito non solo dell'amore, quella sì vero, tra Tobino e Paola Levi (interpretata da Gaia Messerklinger), ma soprattutto della regia sapiente di Michele Soavi. La sua macchina da presa si muove con misura tra il realismo delle pagine di Tobino, della guerra, ma anche della sua storia personale (Paola Levi era sua nonna), e quel mondo, schizofrenico ma fiabesco allo stesso tempo, immaginato dalle sue "libere donne".

Il lavoro di Soavi dona ad alcune scene una profondità inattesa per un prodotto televisivo. Le sequenze più drammatiche e quelle più intime sono costruite con attenzione, facendo dialogare luci, inquadrature e movimenti della macchina da presa con lo stato emotivo dei personaggi. Un lavoro che non solo valorizza gli interpreti, ma trasforma le vicende di Maggiano in un racconto visivo capace di restare impresso nello spettatore senza mai eccedere.

Conclusioni

Le libere donne non delude le attese di chi cercava una fiction spesso capace di andare oltre il consueto racconto televisivo: un prodotto che unisce realismo, intensità emotiva e una regia che non concede nulla all'eccesso. Pur con qualche libertà narrativa, soprattutto nella storia d’amore tra Tobino e Margherita Lenzi, e con alcuni personaggi secondari meno approfonditi, la miniserie riesce a indurre una riflessione su temi importanti, come la libertà (non solo femminile) negata, il controllo opprimente esercitato dal potere in ogni sua forma e con ogni mezzo a disposizione. La forza del progetto risiede (oltre che nella regia di Michele Soavi e nell'interpretazione misurata ma non priva di pathos dei suoi protagonisti) nella scelta di lasciarsi ispirare dal materiale letterario di partenza, quelle pagine scritte da Mario Tobino nel 1953, capaci di restituire la dignità negata a quelle "libere donne" di Maggiano.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • l'interpretazione intensa ma mai eccessiva dei protagonisti
  • la regia di Michele Soavi, che si fa più delicata quanto più si avvicina alle storie delle pazienti
  • l'aver scelto un tema delicato partendo dal libro di Mario Tobino

Cosa non va

  • gli "innesti" sentimentali che a volte distraggono dalla storia vera
  • alcuni personaggi secondari stereotipati