Lawrence, la recensione: Lawrence Ferlinghetti si racconta tra nostalgia, risate e poesia

La recensione di Lawrence, ritratto del grande Lawrence Ferlinghetti, cantore della Beat Generation e fondatore della casa editrice City Lights.

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Lawrence: Lawrence Ferlinghetti in una sequenza del documentario

Lawrence Ferlinghetti a tutto campo. Non servono molti altri ingredienti per intrattenere lo spettatore quando a parlare è il poeta (e l'editore) della Beat Generation che declama i suoi versi a favor di camera. Seduto sulla sedia a dondolo della poetry room della sua City Lights Bookstore, Ferlinghetti guarda sornione in direzione dell'intervistatrice chiedendo "Questa dovrebbe essere una presentazione seria?" Lo humor e l'ironia dell'avventuroso Ferlinghetti sono parte integrante della sua persona, come sottolinea la recensione di Lawrence, documentario firmato da Giada Diano, traduttrice e sua biografa ufficiale, ed Elisa Polimeni, curatrice di mostre d'arte e retrospettive internazionali sull'artista.

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Lawrence: Lawrence Ferlinghetti in una scena del film

Girato nei luoghi iconici di San Francisco nel 2011, in Lawrence Ferlinghetti si racconta ripercorrendo le sue origini italiane, gli studi a Parigi, la passione politica, l'incontro con la Beat Generation e la nascita della City Lights Bookstore, fondata nel 1953 insieme a Peter D. Martin, anche lui italoamericano figlio dell'anarchico Carlo Tresca. I capitoli del breve, ma appassionante documentario sono scanditi dalle pittoresche sequenze animate di Diego Pecori che riproducono con vivacità le avventure dello scrittore e poeta. Ancor più vivace è il dialogo tra Lawrence Ferlinghetti e Jack Hirshman, con i due poeti, amici di vecchia data, che confrontano le proprie esperienze in fatto di arresti e riflettono sulla natura di movimenti come socialismo e anarchia. E poi c'è San Francisco, eletta da Ferlinghetti a sua dimora, che lo scrittore esplora a bordo della sua auto mostrando i famosi saliscendi, la Bay Area, la City Lights Bookstore e il suo studio di Hunter's Point.

Racconto di una figura esemplare con un pizzico di ironia

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Lawrence: Lawrence Ferlinghetti in una sequenza

Lawrence Ferlinghetti, il grande vecchio della Beat Generation, si è spento nel 2021 a 101 anni. Il documentario di Giada Diano ed Elisa Polimeni è un omaggio sentito a un personaggio larger than life e alla sua esistenza selvaggia. Il Ferlinghetti che ci troviamo di fronte, però, è un anziano rilassato e sorridente, che racconta con naturalezza i suoi incredibili incontri mentre stringe tra le mani la bombetta di Charlie Chaplin (il nome della casa editrice, City Lights, è un omaggio all'amico e al suo Luci della città) o ride ricordando il tormentato Allen Ginsberg e il turbolento viaggio aereo verso Roma che lo ha visto coinvolto insieme a Gregory Corso, altro scrittore Beat. Ricordando con divertimento le sue radici italiche, Ferlinghetti si lancia anche in qualche espressione in italiano, ma ogni volta che si produce nella lingua paterna la voce assume un tono ironico. "Parlo male italiano" chiosa divertito.

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Lawrence: Lawrence Ferlinghetti in un'immagine del documentario

Di fronte all'importanza monumentale di Ferlinghetti nella storia della cultura americana e mondiale e di fronte alla sua sensibilità artistica eclettica, il documentario è in grado di mostrare il calore che emana dal personaggio, calore che si riconosce nella semplicità con cui il poeta si pone verso l'interlocutore di turno. Ferlinghetti non sembra prendersi troppo sul serio e snocciola divertito aneddoti legati a luoghi di San Francisco o a epoche lontane. Solo quando lo vediamo declamare i suoi versi il tono del film muta e l'emozione si fa palpabile. Mentre il poeta anarchico declama la sua La poesia come arte ribelle, manifesto programmatico della sua opera, un brivido corre lungo la schiena. dietro l'aria sorniona, l'animo ribelle di Ferlinghetti non è affatto placato. Basta una scintilla a riaccenderlo mentre lo vediamo invocare la necessità di un socialismo umanitario, civile e libertario dopo aver snocciolato i mali del capitalismo.

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Lawrence: Lawrence Ferlinghetti in un'immagine

La fiamma che ha continuato a bruciare nell'animo e nei versi di Ferlinghetti ci accompagna fino ai titoli di coda del film, con Ferlinghetti e le registe intenti a esplorare un cottage di legno immerso nei boschi, accompagnati dalle note di Desperation Horse, brano composto a quattro mani dal poeta Beat con il musicista Omar Pedrini.

Conclusioni

Appassionato e giocherellone, Lawrence Ferlinghetti si racconta tra il serio e il faceto in un documentario breve, ma appassionante, come sottolinea la recensione di Lawrence. Figura seminale, poeta ed editore della Beat Generation, come abbiamo spiegato nella nostra recensione la complessità di Ferlinghetti viene rievocata in un vivace ritratto rilassato e irriverente come il suo protagonista.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
4.4/5

Perché ci piace

  • Il carisma di Lawrence Ferlinghetti è l'ingrediente più importante.
  • Il documentario restituisce il calore, la vivacità e la sensibilità di un personaggio larger than life.
  • I luoghi di San Francisco ripercorsi dallo scrittore acquistano un'aura di magia.

Cosa non va

  • Il sapore nostalgico di sottofondo introduce una nota malinconica in un film dedicato a un gigante che non è più tra noi.