L’afide e la formica, Il regista: “Una storia di emozioni, umanità e integrazione”

Abbiamo incontrato Mario Vitale sul set della sua opera prima, una storia di integrazione e sport che riporta Beppe Fiorello al cinema.

INTERVISTA di 17/10/2020
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L'afide e la formica: un'immagine dal set

Bisogna andare indietro di molti anni per ritrovare le origini de L'afide e la formica, opera prima di Mario Vitale con Beppe Fiorello, Cristina Parku, Valentina Lodovini e Alessio Praticò. Un film prodotto da Indaco Film girato interamente a Lamezia Terme in Calabria, nato dal coraggio e dalla caparbietà del giovane regista che lo ha scritto insieme a Francesco Governa, Josella Porta e Saverio Tavano; un mese di riprese per una storia di integrazione in un Sud lontano dai cliché a cui l'immaginario cinematografico contemporaneo ci ha abituato. Fatima è un'adolescente musulmana calabrese, nata da genitori marocchini, è determinata a realizzare i suoi sogni a tal punto da 'risvegliare' le pulsioni sopite del suo professore di educazione fisica, Michele (Beppe Fiorello) un ex maratoneta che finirà per allenarla. Quando incontriamo Mario sul set manca una settimana alla fine delle riprese (slittate da giugno a settembre dopo l'emergenza sanitaria dei mesi scorsi) e la sensazione è che si sia lavorato bene e tanto.

Una storia di integrazione

Un titolo denso di significati in un film in cui la corsa è metafora della vita...

Allude al rapporto simbiotico tra i due protagonisti, Fatima e Michele. L'afide e la formica sono due insetti che vivono in simbiosi: le afidi infatti producono una melata, le formiche le proteggono dagli altri predatori e in cambio ricevono questa sostanza zuccherina di cui vanno ghiotte. In uno dei dialoghi abbiamo inserito questa storia e da qui poi è arrivato il titolo.

Da dove viene l'idea di parlare di una storia di integrazione al Sud?

Tutto parte da un testo teatrale di Saverio Tavano con cui ho un rapporto professionale e di amicizia. È lui il padre del soggetto del film, insieme poi abbiamo sviluppato tutto ciò che nasce attorno al nucleo originario, il rapporto tra un professore di educazione fisica ex maratoneta e di una ragazza marocchina nata e cresciuta in Calabria. Con Francesco Governa e Josella Porto abbiamo ampliato questo nucleo centrale, inserendo tutte le tematiche che raccontano la storia dei due protagonisti e inserendo gli altri personaggi come Nicola, interpretato da Alessio Praticò o Ettore (Ettore Signorelli) che invece segue la story line di Fatima. Ma all'origine del film c'è anche un corto su una ragazza musulmana, che avevo girato qualche anno fa e che è il nucleo del rapporto tra Fatima e Ettore; quando ho visto lo spettacolo di Saverio, ho capito che potevamo lavorarci insieme. Amo il mondo degli adolescenti, il mio ultimo corto parla proprio di loro, è bello raccontare l'adolescenza, e ho provato a farlo anche qui. Volevo inoltre parlare dell'incontro tra due culture: quella calabrese rappresentata dal professore e quella 'neo-calabrese' interpretata da Fatima, una ragazza di origini marocchine nata in Calabria. Abbiamo cercato di affrontare un tema molto attuale, quello dell'integrazione e del tentativo di capire chi si è in base a dove si nasce.

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Girare ai tempi della pandemia

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L'afide e la formica: una foto dal set

Quanto la realtà di questi ultimi anni è entrata nel film e come è cambiata la linea narrativa dei personaggi nel corso del tempo?

Sono stato fortunato ad aver creduto in una storia diventata poi attuale dal punto di vista sociale. L'approccio che ho è quello di parlare di emozioni, sensazioni che mettano al centro l'uomo, poi se tutto questo si sposa con l'attualità sociale del momento, ben venga. In questo caso è stato così, ma mi interessa soprattutto raccontare le emozioni dei personaggi, parto da una pulsione umanistica ed esistenziale.

Cosa vuol dire girare un'opera prima sotto pandemia?

Non è per nulla semplice, ci districhiamo tra mascherine, sierologici e tamponi, perché qualsiasi errore potrebbe costarci l'interruzione del film. Per noi che abbiamo il compito di realizzare la parte artistica sarebbe un dolore immenso, per i produttori sarebbe una perdita anche in termini economici. In qualche modo però dovevamo ripartire; avremmo dovuto iniziare a girare prima dell'estate a giugno, poi il covid ci ha fermato. Ma forse doveva andare così, sono un po' fatalista e spesso tendo a leggere questi avvenimenti come dei segnali, probabilmente tutto è già deciso e noi non dobbiamo fare altro che percorrere questa strada che spero ci porti a qualcosa di bello.

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L'afide e la formica: Valentina Lodovini in una foto dal set

Vi siete scambiati dei suggerimenti sul set?

I personaggi sulla carta sono come dei pupi senz'anima, lavorare con gli attori quindi è fondamentale perché quei ruoli abbiano una vita. Ognuno deve metterci dentro la propria esperienza. Il punto di vista di un attore sul personaggio è decisivo, io posso averlo immaginato in qualsiasi modo, posso aver scritto le migliori battute del mondo, poi però bisogna trovare il modo per farle diventare belle e credibili una volta messe in bocca a un essere umano. Il lavoro con gli attori è anche il momento migliore per me, perché vedi sbocciare la tua pianta.