La vita straordinaria di David Copperfield, la recensione: divertimento dickensiano

La recensione de La vita straordinaria di David Copperfield, adattamento del romanzo di Dickens a cura del noto autore britannico Armando Iannucci.

RECENSIONE di 16/10/2020
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La vita straordinaria di David Copperfield: Dev Patel in un momento del film

Il primo istinto è quello di urlare "Finalmente!". Eh sì, perché scrivere la recensione de La vita straordinaria di David Copperfield significa aver finalmente potuto vedere il terzo lungometraggio di Armando Iannucci, celebre sceneggiatore e cineasta britannico specializzato nell'ambito satirico, film che arriva nelle sale europee (escluso il natio Regno Unito, dove è uscito già a gennaio) a oltre un anno dalla prima presentazione al Toronto International Film Festival. Un ritardo che però ha un che simbolico, perché il 2020 segna la ricorrenza dei 150 anni dalla morte di Charles Dickens, autore del romanzo di base, che si è spento il 9 giugno 1870. Ed è difficile pensare a un modo migliore per festeggiare l'anniversario che andando a vedere questo nuovo adattamento di uno dei suoi scritti più personali, nonché il romanzo che lui stesso affermava di preferire tra i tanti che aveva firmato. Citiamo, a tal proposito, le sue parole nella prefazione inglese dell'edizione del 1867, tre anni prima della morte: "[...] Like many fond parents, I have in my heart of hearts a favourite child. And his name is David Copperfield."

Una vita ricca di avventure

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La vita straordinaria di David Copperfield: una scena con Dev Patel

Il titolo italiano La vita straordinaria di David Copperfield non rende interamente giustizia all'originale The Personal History of David Copperfield, a sua volta un rimando al primo, fluviale titolo dell'opera dickensiana, che si chiamava The Personal History, Adventures, Experience and Observation of David Copperfield the Younger of Blunderstone Rookery (Which He Never Meant to Publish on Any Account). Una scelta, quella del nominativo inglese della pellicola, che sottolinea il recupero della prima persona che caratterizza il testo originale: il tutto è infatti raccontato da David (Dev Patel) che si esibisce in una lettura della propria autobiografia all'interno di un teatro, raccontando al pubblico le proprie avventure: la nascita non priva di momenti buffi; il pessimo rapporto con il patrigno; la riappacificazione con l'eccentrica zia (Tilda Swinton); l'amicizia con i strambi Mr. Micawber (Peter Capaldi) e Mr. Dick (Hugh Laurie); il tentativo di diventare un gentiluomo e apparire come tale, nonostante le insidie del viscido Uriah Heep (Ben Whishaw); le goffaggini sentimentali. Il tutto in un'Inghilterra d'altri tempi ma anche smaccatamente moderna, vibrante e allegra, nonostante occasionali drammi siano sempre dietro l'angolo...

The Personal History of David Copperfield, Armando Iannucci: "Che avventura riscrivere Dickens"

Ritorno al passato

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La vita straordinaria di David Copperfield: una scena

Armando Iannucci è noto principalmente come uno dei grandi autori satirici di oggi, avendo partecipato alla creazione di un personaggio di culto della televisione britannica come Alan Partridge e poi ideato una serie deliziosamente cattiva e irriverente come The Thick of It, sui retroscena grotteschi della politica inglese. Da lì è nato lo spin-off cinematografico In the Loop, candidato all'Oscar per la sceneggiatura (memorabile il duello verbale tra Capaldi e James Gandolfini, con il primo che rivendica la propria identità scozzese dicendo "Non darmi mai più del fottutissimo inglese!"), e poi nel 2012 su HBO è arrivato il corrispettivo americano con Veep, ritratto strepitoso di una (vice)presidenza allo sbaraglio. E nel 2017 il ritorno al cinema, con un nuovo adattamento, Morto Stalin, se ne fa un altro, basato su un fumetto francese ma perfettamente in sintonia con la poetica di Iannucci grazie al suo raccontare le lotte intestine dopo la morte del dittatore sovietico, con fare squisitamente caotico e dissacrante.

Morto Stalin, se ne fa un altro: l'incompetenza al potere tra orrore e risate

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La vita straordinaria di David Copperfield: Dev Patel in un'immagine

Un percorso che può indurre un quesito: perché passare a una trasposizione di Charles Dickens? In realtà la cosa ha molto senso, perché anche nei testi del grande autore inglese c'è spesso una componente satirica, data l'abitudine dickensiana di parlare delle iniquità sociali che ancora oggi attanagliano il paese, elemento che rende molto attuale un adattamento che parla della Londra d'altri tempi ma la rappresenta con fare modernissimo, ricorrendo all'ormai consolidata tradizione britannica del colorblind casting: dal momento che nell'originale l'etnia dei personaggi non incide sulla trama, un Copperfield di origine indiana o una signora Steerforth con radici nigeriane sono l'immagine ideale della società multiculturale odierna che Iannucci conosce molto bene, e che il governo conservatore da lui tanto disprezzato vuole eliminare (nel 2017 l'autore ha scritto una conversazione tra i suoi due personaggi più noti, Alan Partridge e Malcolm Tucker, per criticare la mentalità dietro la Brexit). Da quel punto di vista, nel caos che è il Regno Unito oggi, il film è un vero e proprio toccasana, anche solo per ricordare al pubblico quanto Dickens abbia contribuito alla cultura mondiale con i suoi impeccabili racconti umani che ancora oggi sono infinite fonti d'ispirazione.

Autore da palcoscenico

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La vita straordinaria di David Copperfield: Dev Patel e Hugh Laurie in una scena

È facile vedere anche il fascino della materia di base puramente a livello di scrittura, dato che Dickens era solito riprodurre le peculiarità idiomatiche dei suoi concittadini per rifletterne le condizioni di vita, e scavando nelle parti più apertamente comiche del romanzo (che abbondano, malgrado l'atmosfera generalmente seriosa che uno è solito associare al corpus dickensiano) Iannucci ne ha ricavato una galleria di personaggi esilaranti, sottolineando la vena ironica e avvalendosi di un cast sopraffino, anche in casi apparentemente sacrileghi come la scelta di Capaldi per il notoriamente corpulento Micawber, la cui personalità debordante rimane però intatta. Certo, ai puristi potrà far storcere il naso qualche licenza poetica legata ai momenti più tragici del romanzo, ma nel complesso il lavoro di Iannucci è squisitamente filologico, dal titolo fino all'impostazione dell'esegesi, con una nota metatestuale aggiuntiva grazie all'escamotage teatrale, dato che lo stesso Dickens, dal 1858 al 1869, effettuò una serie di letture drammatiche, molto redditizie, delle sue opere. E nel cercare l'allegria a (quasi) tutti i costi Iannucci ci restituisce l'essenza brillante di un capolavoro della letteratura, finta autobiografia ma vero resoconto di una vita straordinaria, come da titolo italiano.

Conclusioni

Con gioia chiudiamo la recensione de La vita straordinaria di David Copperfield, terzo lungometraggio di Armando Iannucci. Per la seconda volta alle prese con materiale di terzi, l'autore scozzese adatta la prosa di Dickens concentrandosi sugli aspetti più leggeri, ma senza mai perdere di vista la critica sociale tanto cara al grande scrittore. Sopraffino l'intero cast, da Dev Patel a Tilda Swinton passando per Hugh Laurie.

Movieplayer.it

4.5/5

Voto medio

1.6/5

Perché ci piace

  • Gli attori sono tutti impeccabili.
  • I tempi comici sono gestiti alla perfezione.
  • La struttura omaggia in modo intelligente e divertente la vita e l'opera di Dickens.

Cosa non va

  • Alcune deviazioni dal romanzo possono irritare i puristi dickensiani.