La signora delle rose, la recensione: Cos’è la vita senza bellezza?

La recensione de La signora delle rose, un viaggio attraverso le emozioni e le avventure di una temeraria coltivatrice di rose, Eve Vernet, interpretata da Catherine Frot.

RECENSIONE di

Seminare, raccogliere, impollinare, ibridare. Sono i piccoli gesti della protagonista del film, Eve Vernet, la coltivatrice di rose immaginata da Pierre Pinaud (di cui leggerete ampiamente nella recensione de La signora delle rose, in sala dal 2 dicembre). Accompagnata dalla voce senza tempo di Dean Martin, la storia raccontata da Pinaud ripropone lo spirito e i codici narrativi tipici di una certa tradizione francese improntata ai buoni sentimenti e alla filosofia delle piccole cose. Al centro la ricerca della bellezza in un piccolo mondo antico, con tutte le suggestioni che ne derivano: profumi, colori e suoni dettano il ritmo di un racconto certamente convenzionale, ma capace di far evadere lo spettatore per un'ora e mezza di pura poesia.

Eve Vernet e la ricerca del fiore perfetto

Alla ricerca del fiore perfetto, inseguendo la bellezza tra fragranze, impollinazioni e specie rare. La vicenda de La signora delle rose potrebbe sintetizzarsi così, se non fosse per la scelta di registi e sceneggiatori di puntellare la trama di piccoli imprevisti. Eve Vernet è stata per anni la più grande coltivatrice di rose di Francia, esperta di fiori da competizione grazie alla passione e alla piccola azienda di famiglia ereditate dal padre. Oggi si trova sull'orlo della bancarotta e rischia di dover svendere tutto a un nuovo acquirente, Lamarzelle, uno sciacallo che "puzza di chewing gum e sigarette". Ma Eve non ci sta e con l'aiuto della sua fedele segretaria Vera, prova a trovare una soluzione alternativa, come quella ad esempio di assumere tre dipendenti che rientrano in un programma di reinserimento sociale. Sono Nadège, Samir e Fred, piccoli criminali che di rose non sanno nulla, ma che hanno bisogno di rinascere, riscattarsi e "tornare a fiorire". Insieme cercheranno di salvare l'azienda fino ad avventurarsi in un piano spericolato: mettere a segno un colpo da maestri e rubare una specie rara, che gli permetterà di creare la rosa perfetta per partecipare al prestigioso concorso floreale della prossima stagione.

Il profumo della bellezza: tra action e favola

"Chi si dedica alla passione della bellezza non sprecherà mai la sua vita", è la frase che Pinaud sceglierebbe come epigrafe del suo film. E in fondo i protagonisti della storia si dedicano proprio a questo: lo fanno nei loro piccoli rituali quotidiani, tra selezioni meticolose, semine, pistilli, serre, fioriture, essenze di profumi preziosi e furti rocamboleschi nel cuore della notte. A livello narrativo la parentesi action della rapina in una delle serre industriali dei concorrenti serve ad allontanare lo sguardo da un'immagine che altrimenti sarebbe risultata eccessivamente statica, oltre a rappresentare un buon espediente per introdurre un registro più leggero e ironico e portare l'attenzione sul tema della mercificazione selvaggia a cui il mondo dei fiori non è riuscito a sfuggire. Eve incarna il coraggio con cui i produttori indipendenti cercano invece di resistere in un settore che non è immune dalle dinamiche del profitto delle multinazionali, che "registrano" alcune varietà vegetali molto preziose e le privatizzano.

Ma su chi dovesse interpretare la protagonista il regista non ha mai avuto dubbi: nessuno meglio di Catherine Frot avrebbe potuto restituirne eleganza e tenacia, raffinatezza e un pizzico di sana follia, dignità e sfacciata immaginazione.
Il pubblico imparerà a conoscere Eve e la sua ossessione per il bello attraverso le evoluzioni del personaggio: da artigiana meticolosa e solitaria, che fuma la pipa e mangia cibo in scatola, ad agguerrita - e a volte maldestra - eroina disposta a tutto per salvare le sue rose. Perché altrimenti, come chiosa il film in dirittura d'arrivo, cosa sarebbe la vita senza bellezza?

CONCLUSIONI

Alla fine della recensione de La signora delle rose rimane senz’altro l’interpretazione di Catherine Frot, senza di lei il film non sarebbe stato lo stesso. Raffinata, elegante e con un pizzico di irriverente tenacia guida lo spettatore in questo viaggio tra le emozioni. Un racconta certo molto convenzionale, ma perfettamente inserito nel solco di una narrazione, quella francese, che lascia il cuore caldo e strappa qualche sorriso.

Movieplayer.it

3.0/5

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Perché ci piace

  • Un viaggio nel mondo delle piccole cose alla ricerca delle bellezza.
  • L’irruzione del registro ironico attraverso l’irruzione di una breve parentesi action: la messa in atto di un rocambolesco furto.
  • Catherine Frot è perfetta per restituire la raffinatezza, l’eleganza e l’incanto dell’eroina protagonista, Eve, coltivatrice di rose alla ricerca del fiore perfetto.

Cosa non va

  • Il film non racconta nulla di nuovo, il racconto è spesso convenzionale e patinato.
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