La guerra del maiale

2012, Drammatico

La guerra del maiale: a morte gli anziani, ma gli anziani siamo noi…

La guerra del maiale è un film crudele. Perché ci dice che saremmo disposti a maltrattare anche i nostri padri e i nostri nonni. La realtà, in fondo, sembra ricordarci ogni giorno che siamo capaci di qualsiasi cosa.

Maurizio Ermisino
La guerra del maiale: una scena del film

"I vecchi sono come i maiali. I vecchi sono maiali. Però almeno una cosa ci è concessa, i vecchi sempre muoiono". Sono le parole inquietanti che escono dalla bocca di un politico, opinionista e blogger ne La guerra del maiale, film argentino del 2012 di David Maria Putortì che arriva ora nelle nostre sale. È rubricato nei database come un film drammatico, ma chi conosce il cinema argentino (e chi ha visto Storie pazzesche) sa che deve aspettarsi qualcosa di diverso. La guerra del maiale è un film irriverente, caustico, cinico e beffardo. Drammatico, per i temi che tratta, ma con una dose di humour nero e di visionarietà che lo rendono un prodotto interessante.

Tratto dal romanzo Diario de la Guerra del Cerdo, di Adolfo Bioy Casares, immagina una nazione in cui un certo movimento politico vede negli anziani il male della società: sarebbero dei parassiti egoisti che bloccano il rinnovamento. In questo scenario si muove Isidoro, pensionato che vive con il figlio Thomas, avvocato di successo, e la sua compagna Nina. Non è trattato molto bene dal figlio, e questo clima di ostilità della società provoca parecchia inquietudine a lui e ai suoi coetanei.

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La "casta": vi ricorda qualcosa?

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La guerra del maiale è un film che, dal lontano 2012, aveva capito molto dei movimenti in atto nella nostra, come in altre società. È un film che, pur usando il paradosso, mostra bene quali siano le armi di certi movimenti populisti, di come i toni si accendano in campagna elettorale. E, soprattutto, di come le persone si sentano legittimate ad agire con violenza verso una collettività in nome delle parole di quelli che riconoscono come i propri leader. Sentire parlare degli anziani come "casta", come di una classe che ostacola il rinnovamento di un paese fa venire in mente argomenti usati da alcuni movimenti politici recenti, anche in Italia. Ma, più in generale, l'individuazione di una fetta di popolazione come capro espiatorio a fini di propaganda politica è una delle chiavi dell'ascesa di movimenti che hanno fatto della discriminazione il perno su cui gira un meccanismo perverso. Il Nazismo con gli ebrei è stato l'episodio più eclatante del secolo scorso. Ma la Storia è piena di episodi di questo tipo. Che diventano preoccupanti quando idee già distorte si trasformano in atti concreti. E, per forza, tragici.

Gli anziani siamo noi...

La guerra del maiale: un momento del film

Il paradosso del film è che la discriminazione avviene verso persone in tutto e per tutto simili a noi, se non per l'età. Gli anziani siamo noi, e loro sono il nostro specchio: sono quelli che noi saremo. Ed è proprio per questo, al di là dell'ingiustizia di questa, e di ogni discriminazione, che siamo portati a identificarci con gli anziani del film. Ciò accade anche grazie all'interpretazione fatta con grande sensibilità di Víctor Laplace, che è il protagonista Isidoro. Una brava persona, sconvolta, come tutti noi, da quello che sta accadendo. Tutti, intorno a lui, cominciano a provare fastidio per le persone di una certa età. Tutti, tranne la bellissima Nina, compagna del figlio (Vera Carnevale, occhi blu piccoli e profondi e un seno che sfida ogni legge di gravità...) che prova per lui qualcosa di molto particolare, tra l'affetto e l'attrazione sessuale. Questo rapporto è uno dei motori del film, e una delle cose che funziona di più.

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Troppi monologhi

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A funzionare a corrente alternata sono invece i continui monologhi del sedicente leader politico: ci permettono di entrare subito nel tema e nel mood del film, ma finiscono anche per essere ripetitivi e ossessivi. Insieme a una serie di eventi che si ripetono, sempre uguali, nel film, e una mezz'ora finale in cui gira un po' a vuoto, come il suo protagonista, finiscono per appesantire un racconto che ha, nel complesso, una grande potenza, simbolica e visiva.

Siamo capaci di qualsiasi cosa

La guerra del maiale: un momento del film

Di questo film ci ricorderemo, oltre che per il tema (e oltre che per Nina, certo...) anche per alcune scelte di regia non banali: come l'approccio tra Thomas e la compagna su cui è montata la telecronaca di una manifestazione in piazza (per dirci che l'amore è scontro?), e una scena tra le lenzuola bianche riprese dall'altro. In una città inondata di luce bianca, una città pulita, asettica, vuota, che rende tutta la vicenda ancora più sospesa, assurda e anche paradigmatica, le storie dei protagonisti sono alternate a visioni, anzi alla continua visione di Isidoro in un ambiente polare. Il perché è presto spiegato: pare che gli eschimesi e i lapponi portino i propri anziani a morire di freddo nei ghiacciai e a fare da esca. Un'usanza crudele. La guerra del maiale è questo, un film crudele. Perché ci dice che saremmo disposti a maltrattare anche i nostri padri e i nostri nonni. La realtà, in fondo, sembra ricordarci ogni giorno che siamo capaci di qualsiasi cosa.

La guerra del maiale: a morte gli anziani, ma gli...
Maurizio Ermisino
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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