L’estranea: dietro le quinte del cinema di Paolo Strippoli

Con L'estranea, appena uscito nelle sale, Paolo Strippoli si conferma l'enfant prodige dell'horror italiano: un autore che usa il cinema di genere per esplorare traumi e inquietudini dei propri personaggi.

Un'immagine de L'estranea

Durante il ricevimento offerto dai coniugi Walter e Anna Colonna per inaugurare la maestosa villa in cui si sono appena trasferiti, la piccola Alice, sette anni, sta giocando sul prato insieme al fratello maggiore Tobia, quando scopre con disgusto di essersi seduta sopra un formicaio. La brulicante spirale di formiche - una delle innumerevoli spirali che, nel corso del film, alludono a un misterioso potere distruttivo - è la prima, sottile incrinatura di quella che si preannuncia come una giornata perfetta, addirittura trionfale: la celebrazione di una famiglia ("Noi eravamo quello che gli altri volevano diventare") nasconde una dimensione sotterranea, un'oscurità in procinto di emergere. Non a caso The Spiral è il titolo internazionale de L'estranea, a evidenziare il simbolo - dal vortice di un'imminente tempesta alle rotelle di liquirizia gommosa - di un'ineluttabile spirale di sofferenza.

Il cinema di Paolo Strippoli: Italian horror stories

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Il regista Paolo Strippoli con Romana Maggiora Vergano e Jasmine Trinca sul set de L'estranea

Le formiche del giardino di villa Colonna, un po' come gli insetti annidati tra i fili d'erba nel memorabile incipit di Velluto blu, sono la prima manifestazione di un'inquietudine sottesa al di là dell'apparente idillio familiare, di una realtà più complessa e sfuggente rispetto al nostro desiderio di controllo. Quella realtà tenebrosa che costituisce l'oggetto di rappresentazione e di indagine dei film di Paolo Strippoli, nato trentatré anni fa a Corato, in provincia di Bari, e considerato oggi il nome di maggior rilievo nell'ambito del cinema di genere italiano contemporaneo. Uno statuto confermato proprio da L'estranea, che approda ora nelle nostre sale dopo la partecipazione in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, la prestigiosa vetrina del Festival di Toronto e la selezione come candidato dell'Italia per l'Oscar come miglior film internazionale.

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L'estranea: un'immagine del film

Dominare la realtà, modellandola sulla base dei propri desideri, e soggiogare il dolore, che spesso si esprime sotto forma di rimorsi: è l'ossessione ricorrente del cinema di Paolo Strippoli, l'anelito condannato al fallimento dei suoi personaggi, genitori e figli alla ricerca di una riconciliazione faticosa, o talvolta forse impossibile.

Si può rintracciare infatti una profondissima coerenza, stilistica quanto tematica, fra gli ultimi tre film sceneggiati e diretti dal regista pugliese, successivi al suo lungometraggio d'esordio del 2021, A Classic Horror Story, realizzato invece a quattro mani con Roberto De Feo: un'opera distribuita direttamente su Netflix durante l'onda lunga della pandemia, e che giocava con i codici dell'horror - nello specifico, lo splatter di ambientazione campestre - nell'ottica di una fusione fra il puro intrattenimento e il gioco metafilmico, con tanto di epilogo spinto fin quasi sull'orlo della parodia.

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Piove e La valle dei sorrisi: padri e figli

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Piove: una scena del film

In tal senso, A Classic Horror Story rimane tutto sommato un "corpo estraneo" rispetto al resto della filmografia di Strippoli, che a partire dal 2022, con Piove, avrebbe adottato un approccio radicalmente differente: nessuna concessione all'ironia, una cupezza dai contorni perfino apocalittici - dal diluvio della Roma di Piove a quello, perfino più devastante, che si abbatte sulla capitale ne L'estranea - e l'inserto dell'elemento soprannaturale come specchio dell'umanità tormentata dei protagonisti. I fumi venefici che, dall'impianto fognario di Roma, si propagano fra i suoi abitanti come in un canonico zombie movie trovano dunque un corrispettivo nella disgregazione della famiglia di Thomas Morel (Fabrizio Rongione) e nel ribellismo nichilista di suo figlio Enrico, ruolo che ha contribuito a rivelare il talento dell'allora diciannovenne Francesco Gheghi.

La Valle Dei Sorrisi Michele Riondino Giulio Feltri
La valle dei sorrisi: Michele Riondino e Giulio Feltri

Una famiglia minata nelle fondamenta dal trauma - il lutto, la colpa, il male di vivere - era al centro di Piove, film in cui la lotta per la sopravvivenza procedeva di pari passo con un'auspicata ricomposizione del nucleo familiare. E un trauma analogo grava sull'animo di Sergio Rossetti, l'ex campione di judo interpretato da Michele Riondino ne La valle dei sorrisi, presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia nel 2025: il tragico senso di inadeguatezza di un (ex) genitore che, dopo il suicidio del figlio, si imbatte in una seconda occasione di offrirsi come figura paterna in seguito all'incontro con Matteo Corbin (Giulio Feltri), adolescente chiuso e solitario. Lo scenario, stavolta, è il liceo di Remis, fantomatico paese nel cuore dalle Alpi, attraversato da una serenità talmente esasperata ed assoluta da sconfinare nel perturbante.

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L'estranea: il diavolo probabilmente

117872 L Estranea  The Spiral    Jasmine Trinca   Adriano Giannini And  Andrea Rossini  Credits Andrea Miconi
L'estranea: Jasmine Trinca, Adriano Giannini e Alessandro Carbonara

La necessità dei legami affettivi e l'umanissima difficoltà nell'affrontare la loro perdita restano il centro nevralgico anche per La valle dei sorrisi, in cui Paolo Strippoli aveva ulteriormente affinato quella formula riproposta poi ne L'estranea: le suggestioni, le atmosfere e i tòpos dell'horror cuciti attorno a un dramma intimista, in cui a suscitare il pathos del pubblico è il primo luogo il malessere dei personaggi, la loro inesorabile resa dei conti con le ferite dell'esistenza. E se il Sergio di Michele Riondino doveva resistere alla tentazione di 'anestetizzare' tali ferite, altre ferite verrano cicatrizzate - ma questa volta letteralmente - per volontà di Anna, a cui ne L'estranea presta il volto Jasmine Trinca: la protagonista di un classico patto faustiano allo scopo di preservare non solo una patina di perfezione borghese, ma un illusorio ideale di felicità.

L'impietoso faccia a faccia fra Anna, determinata a svelare il proprio segreto, e un'Alice ormai adulta (Romana Maggiora Vergano) diventa così la cornice narrativa di una cronistoria familiare lunga un quarto di secolo, e scandita dai fatali incontri fra la matriarca dei Colonna e l'estranea del titolo, presenza mefistofelica incarnata da Valeria Bruni Tedeschi con una beffarda, affilatissima malvagità. Anna ha davvero il diritto di disporre delle sorti dei propri cari? E in parallelo, di imporre loro un prestabilito modello di vita?

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L'estranea: un'immagine di Valeria Bruni Tedeschi

Sono i dilemmi su cui si innesta la tensione del racconto, la sua dimensione più autenticamente disturbante. Un discorso che si può estendere a tutto il cinema di Paolo Strippoli: un autore giovane e già abilissimo ad utilizzare il linguaggio dell'horror per parlarci di noi stessi, delle scelte di cui portiamo il peso, della cognizione del dolore e delle infinite sfumature (incluse le più oscure) del nostro rapporto con gli altri.

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