Le contraddizione d'Europa racchiuse in 109 minuti di sferzante cinema. Con Kontinental '25 (vincitore dell'Orso d'Argento per la Miglior Sceneggiatura alla Berlinale 2025), Radu Jude - qualora fosse una notizia - si conferma una delle voci più caustiche del cinema contemporaneo.
Un film che mischia tutto, restando però lucido nel suo manifesto d'irriverente irregolarità. Un pensiero diretto e contrario, quello di Jude, che non sconta né edulcora, sfruttando al meglio il linguaggio satirico, elevando di conseguenza l'assurdo come schema di pensiero capace di azzerare ogni limite narrativo.
Kontinental '25, una giornata con il tormento di Orsolya
Il film segue Orsolya (Eszter Tompa), un'ufficiale giudiziario di Cluj, seconda città più importante della Romania dopo Bucarest. Durante quella che dovrebbe essere un'ordinaria giornata di lavoro, Orsolya esegue lo sfratto di un senzatetto che ha trovato rifugio nella cantina di un edificio del centro, destinato a essere convertito nel lussuoso hotel che dà il titolo al film - e già qui il primo affondo: gentrificazione, disparità sociale, squilibrio, emergenza abitativa. Poche ore dopo, l'uomo si toglie la vita. Pur essendo inattaccabile dal punto di vista legale, la donna viene travolta da un dilaniante senso di colpa. Orsolya, come può, cerca assoluzione e conforto dialogando con il marito, vecchi amici e persino un prete.
Il cinema satirico di Radue Jude
L'ispirazione dichiarata fin dal titolo è Europa '51 di Roberto Rossellini. Ma dove Ingrid Bergman scopriva la solidarietà sociale nel dopoguerra, Jude ribalta la prospettiva, fotografando un tempo insoddisfatto, schizzato e latentemente frustrato: Orsolya cerca empatia in una Romania post-socialista in cui la classe media è ormai murata nel proprio egocentrismo, ammiccando alle conseguenze indotte da un'Unione Europea miope e incapace di superare i propri dogmi, facendola apparire come un elemento accessorio e ridondante che grava sui sogni - ormai spezzati - dei (suoi) cittadini.
In Kontinental '25 c'è l'estrema sintassi di Radu Jude, che smaschera nientemeno le ipocrisie del cinema sociale che pare aver dimenticato il proprio scopo e le proprie ragioni in funzione di uno sguardo superficiale ed estetizzante. Basti pensare che il film è stato girato con un iPhone 15 in appena dieci giorni durante le riprese di Dracula. Un limite produttivo che, alla fine, ha dato all'opera - come spesso accade - una chiara identità.
Una bandiera europea senza più stelle
Per ammissione dell'autore c'è una forte connessione tra il modo in cui è organizzata una produzione e l'estetica del film alternando al meglio finzione e documentazione. Addirittura, Jude ha citato come riferimenti Méliès e Lumière. Perché, come diceva Godard, "c'è del documentario in Méliès e della finzione in Lumière". Altra cosa: gran parte del titolo è costruita su lunghe riprese senza tagli. Ogni conversazione di Orsolya diventa uno sketch chiuso, teatrale e spietato.
In questo modo si amplifica l'umorismo surreale, il tono decontestualizzato - citiamo l'incipit, con i dinosauri in animatronics! - e asciutto. Ma la tecnica, prosegue Jude, è solo un fuorviante mezzo per addentrarsi in una Cluj che, altro non è, se non lo specchio dell'indifferenza e dell'avidità, dissacrando i paradossi inconciliabili e pericolosi di una bandiera comunitaria senza più stelle.
Conclusioni
Radu Jude all'ennesima potenza. Pensando a Rossellini di Europa '51, Kontinental '25 amplifica o forse semplifica i paradossi dell'Unione, smascherando una crisi d'identità che si ripercuote sulle persone e, quindi, sulle emozioni. Dal tono satirico e decontestualizzato, a metà tra documentario e finzione, il film del regista rumeno annulla la tecnica in funzione del concetto. Notevole.
Perché ci piace
- C'è tutta la poetica di Radu Jude.
- Un film che non ha paura di osare.
- L'allegoria contemporanea.
Cosa non va
- Ovviamente, non è di facile accessibilità. Ma questo non è per forza un limite, anzi.