Iuventa

2018, Documentario

Recensione Iuventa: il docufilm di Michele Cinque approda nelle sale italiane

La recensione di Iuventa: la storia della nave Iuventa e della ONG Jugend Rettet creata da 10 studenti tedeschi è raccontata nel film di Michele Cinque.

Iuventa6

L'epilogo della storia della nave Iuventa è finito sulle cronache di tutti i giornali quando, nell'estate del 2017, è stata fermata e sequestrata dalla Procura di Trapani nell'ambito di un'indagine sull'immigrazione clandestina che ha coinvolto diverse ONG operanti nel Mar Mediterraneo. L'imbarcazione era un ex peschereccio ristrutturato della Jugend Rettet (Salvataggio dei giovani in italiano), Organizzazione non governativa berlinese fondata nel 2016 dal 19enne tedesco Jakob Schoen insieme ad altri 9 giovanissimi che avevano avuto l'"ardire" di lanciare un programma di salvataggio per sollecitare i governi europei all'azione nel Mediterraneo, dopo la tragedia nel Canale di Sicilia dell'aprile 2015.

La vicenda della nave e dei membri dell'organizzazione, ancora oggetto di discussioni, è il centro nevralgico del film documentario di Michele Cinque, Iuventa, presentato in anteprima assoluta allo scorso Biografilm e diventato in questi mesi, come ha sottolineato lo stesso regista durante la presentazione romana della pellicola, "un film manifesto, portato dalle ONG come bandiera del loro operato per far capire cosa succede nella Search And Rescue area".

Leggi anche: Fuocoammare: Gianfranco Rosi e Lampedusa, tra tragedia e umanità

Iuventa4

Quando raccontare è un'urgenza

Iuventa

Iuventa, in uscita tra il 25 e il 27 settembre nelle sale italiane, è un documentario diviso in tre parti che racconta la nascita dell'ONG Jugend Rettet, la prima missione in mare della nave, dove Cinque era presente per filmare le speranze e i dolori dei sopravvissuti e dei loro dei soccorritori, fino alle manifestazioni avvenute in Germania dopo il sequestro dell'imbarcazione, cortei a favore di una politica più umana nei confronti dei migranti. L'ultima parte del film, in particolare, è stata aggiunta perché questa opera fosse un racconto di speranza, ha ammesso Cinque: "Ho seguito i ragazzi di Jugend Rettet finché non ho visto una reazione alla loro vicenda".
Narrare questa lunga storia per Michele Cinque è stata un'urgenza: "Sono partito dall'idealismo di questo giovane tedesco, Jakob Schoen, dalla sua decisione di fondare, insieme ad altri amici studenti come lui, una ONG dal basso per andare a salvare i migranti in mare che doveva servire a fare pressione sulle istituzioni politiche europee, volevano essere di esempio. Mi hanno colpito questi ventenni che non si arrendevano di fronte a un mondo che sembra impossibile da cambiare".

Iuventa2

Per Cinque la decisione, forse folle ma profondamente potente, di Schoen è stata fonte di "ispirazione" in quanto da 34enne, ha ammesso: "Sono figlio di una generazione che nel G8 di Genova ha visto la perdita della speranza di poter modificare le cose e in questi ragazzi mi ha proprio colpito il fatto che la forza la avevano ancora. Una forza non ideologica, apolitica. Mi sono innamorato di questa storia ma l'amore è ciò che spinge un regista a girare un documentario in tutta la sua complessità".

Leggi anche: L'ordine delle cose: lo sguardo lucido di Andrea Segre sulla tragedia dei migranti

L'esempio della Jugend Rettet

Iuventa5

Quello che le cronache forse non hanno raccontato dell'ONG Jugend Rettet e dell'emblematico "caso Iuventa" è ciò che realmente ha spinto questo gruppo di ragazzi a decidere di farsi largo nel complesso mondo delle Organizzazioni non governative. Cosa che Cinque spiega alla perfezione nel suo documentario, lavoro che sottolinea essere stato complesso: "Abbiamo girato tantissimo, sono stato in barca per 18 giorni sulla prima missione, abbiamo salvato 2000 persone e ho subìto uno shock post traumatico, come anche i ragazzi, perché io come loro non ero pronto ad affrontare una zona di guerra in cui si è a contatto con l'orrore".

Iuventa3

Iuventa fondamentalmente è l'epopea che segue il lancio nel vuoto di un gruppo di studenti che aveva come scopo principale quello "di fare pressione politica sull'Europa, essere d'esempio e dimostrare che era possibile fare operazioni importanti, simil Mare Nostrum, anche senza fondi ma con un crowdfunding. Questo film fondamentalmente racconta l'audacia di un gesto che può essere applicato a qualsiasi battaglia civile in un mondo estremamente complesso". Una fatica riuscita nel suo intento di documentare e che ha insegnato al regista romano, e mostra al pubblico, come in un attimo "una tempesta mediatica può trasformare gli eroi in criminali, stravolgendo le idee dell'opinione pubblica".

Recensione Iuventa: il docufilm di Michele Cinque...
Cinecittà World
Cinecittà World

Mostra i vecchi commenti

Fuocoammare: Gianfranco Rosi e Lampedusa, tra tragedia e umanità
Human Flow: lo sguardo lirico di Ai Weiwei sul dramma dei migranti