Inside Man, la recensione della nuova serie di Steven Moffat: tra vicari e assassini

La recensione di Inside Man: L'autore di Sherlock e Doctor Who torna su Netflix in compagnia di David Tennant e Stanley Tucci con un progetto molto particolare, che nasce e cresce sotto l'egida del crime evolvendo in qualcosa che sfiora quasi la parodia.

Inside Man, la recensione della nuova serie di Steven Moffat: tra vicari e assassini

Ottobre e novembre sono i mesi di Steven Moffat. L'amato/odiato autore di Sherlock, Dracula e Doctor Who è infatti tornato in grande spolvero sia come produttore esecutivo per Amazon Prime Video che come autore per Netflix. Se per l'avvincente The Devil's Hour è rimasto dietro le quinte, dispensando denaro e consigli, per questa nuova Inside Man ha invece investito tutto se stesso in chiave creativa e di sceneggiatura, ideando il progetto e scrivendolo in solitaria. Con questa serie Moffat torna al crime thriller più concettuale e virtuoso, ovviamente british nelle ossa.
Un prodotto con due anime che appaiono inizialmente distanti ma che trovano affinità nelle conclusioni, una personificata da un sempre eccezionale Stanley Tucci e l'altra da un sofferto e curioso David Tennant. In mezzo due continenti, molta attualità, questioni umane e sociali e tante, tantissime, forse troppe, scelte stupide. Non di Moffat ma dei protagonisti, ma è questi che la nostra recensione di Inside Man potrebbe venirvi in aiuto: non sono casuali né tantomeno figlie di un raptus creativo esasperato dello sceneggiatore. Sono lì per un motivo e danno anzi grande valore alla serie, che trova persino definizione nelle stesse.

Il prete e l'omicida

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Stanley Tucci in una scena della serie Inside Man

La storia di Inside Man ha due grandi protagonisti: Jefferson Grieff (Stanley Tucci) ed Harry Watling (David Tennant). Il primo è un professore di criminologia che si trova nel braccio della morte in una prigione dell'Arizona, mentre il secondo è l'amato e stimato vicario di un piccolo paesino della periferia londinese. Entrambi sono più di ciò che appaiono. Nonostante Grieff attenda la data della propria condanna e si dichiari più che colpevole del sua crimine, decide di passare il tempo che gli resta risolvendo casi da dietro le sbarre. Non casi particolari, ma che abbiano qualcosa d'importante, la conditio sine qua non affinché lui scelga di occuparsene (e che non vi riveleremo in queste righe). È di fatto un mix tra Sherlock Holmes e Dexter, solo più maturo e onesto con se stesso, che non cerca né divertimento né sotterfugi vari ma solo ed esclusivamente passatempo ed espiazione.

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Inside Man: una scena della serie

Gli fa da contraltare Watling, che messo davanti a una difficile scelta dopo che un piccolo favore si trasforma in un gigantesco malinteso, il prete comincia a prendere tutte le decisioni più impensabili della sua esistenza, coinvolgendo per necessità anche la famiglia, composta dalla moglie Mary (Lyndsay Marshal) e dal figlio Ben (Louis Oliver). In questo scomposto e articolato scenario dove libero arbitrio, prigionia e verità sono al centro di un discorso drammaturgico significativo e moderno, gli assassini diventano aiutanti e viceversa, in una disperata ricerca d'assoluzione, giustificazione e cambiamento che segnerà fin nel profondo l'anima di tutti i protagonisti coinvolti.

Welcome to the inside

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Inside Man: David Tennant in un'immagine della serie

Inside Man è la serie straordinaria che sembra. Vive di una costruzione narrativa e dialogica che parte da estremi opposti per poi unirli, quasi ragionasse per tesi e antitesi secondo un tracciato socialmente riconosciuto per poi disintegrarlo mediante argomentazione e azione. Mediata cinematograficamente dall'attenta e calcolata regia del fidato Paul McGuigan, la scrittura di Moffat è come sempre ricca e sferzante, con alcuni scambi di battute che possono essere serenamente elencati tra i suoi migliori (pensiamo al "pigro e al lavoratore"), ma essendo qui al servizio di un'opera completamente originale proietta luci e ombre in eguale misura. Pesca dai suoi precedenti, l'autore britannico, soprattutto da Sherlock Holmes, mettendo nel magnifico personaggio di Grieff lo stesso acume da outsider della creature di Conan Doyle. Il talento recitativo di Stanley Tucci e la sua composta e autentica cifra interpretativa fanno il resto, dando vita a un personaggio un po' detective e un po' assassino, forte dei propri sbagli e convinto di dover pagare ma non prima di aver aiutato a portare più giustizia nel mondo, di aver scovato altri "mostri nascosti" come lui, gli "uomini dietro le palpebre".

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David Tennant in una scena di Inside Man

Buona parte della Moffat-scrittura è inglobata proprio in Grieff (con tanto di particolare Watson al seguito) e nell'altrettanto sofisticato personaggio di Janice Fife, nei cui panni troviamo la bravissima Dolly Wells. Vi basti sapere che si tratta di una figura cardine dell'intreccio e che rappresenta nella sua generalità un grosso pericolo, incarnando forza, volontà, spirito, intelligenza e abnegazione dei ribelli mancati, di un'intransigenza di facciata che si fa dentro astuzia e cervello. Il protagonista con cui l'autore gioca e si accanisce di più è però quello di David Tennant, ottimo nella parte del Vicario 2.0 che crede così tanto "alla favoletta" da crearsi persino un motto ("because i'm a fuckin vicar").
Incarnando una bontà che può essere come no solo di facciata, Moffat si diverse a distruggerne ogni certezza fino a renderlo tanto drammatico quanto ridicolo, molto meno logico che benevolo, quasi fosse un peccato sociale vivere e pensare così (e non dimentichiamoci il rapporto atavico che l'autore con la logica). Infatti impiega la stessa anche nella stesura di un testo che non salva nessuno e che per farlo diventa quasi parodico, inanellando una dopo l'altra tutte le più assurde scelte che un essere umano possa prendere durante una brutta giornata e con una buona motivazione a supportarlo, così da trasformarsi in quello che mai pensava di diventare.

Conclusioni

Tirando le somme della nostra recensione di Inside Man, la nuova creatura di Steven Moffat si rivela avvincente e appassionata. La scrittura dell'autore britannico domina su tutto il resto, anche mediata dalla straordinarie interpretazioni di Stanley Tucci e David Tennant. Questo fa sì che il contenuto superi di gran lunga la forma, dove l'high crime si fa drama e poi commedia ai limiti della parodia fuori canone, sorprendendo con sincerità. Una seconda stagione è d'obbligo.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
4.3/5

Perché ci piace

  • La scrittura cinica, intelligente e coinvolgente di Steven Moffat, quasi al suo meglio.
  • Le performance di Stanley Tucci e David Tennant, protagonisti incredibili.
  • Il modo di disintegrare con astuzia il confine tra bene e male.

Cosa non va

  • Il fatto che tante scelte "stupide" siano un valore diegetico del racconto potrebbe non arrivare a tutti.
  • Uno o due episodi in più non avrebbero guastato.