Il Signore delle Mosche, intervista a Jack Thorne: "Respiriamo l'odio dei nostri genitori"

Abbiamo intervistato lo sceneggiatore di Adolescence e della miniserie Sky che adatta l'omonimo capolavoro di William Golding.

Dietro le quinte de Il signore delle mosche

A volte non ce ne rendiamo nemmeno conto ma ci sono alcuni nomi di autori che ricorrono spesso tra le nostre visioni preferite; penne audaci e capaci che sanno dar vita a storie in grado di entrare nel quotidiano, oppure reinterpretare grandi classici con maestria, rispetto e contemporaneità. Uno di loro è Jack Thorne, maestro della serialità britannica a cui dobbiamo, tra i suoi tantissimi lavori per cinema e tv, la meravigliosa Adolescence.

Jack Thorne
Un primo piano di Jack Thorne

Lo sceneggiatore è ora tornato ad occuparsi di adattamenti letterari e, dopo Electric Dreams e His Dark Materials - Queste oscure materie, tenta l'arduo compito di rendere in una serie tv Il Signore delle Mosche, il crudo romanzo di William Golding che racconta l'escalation di follia e violenza nella quale cade un gruppo di ragazzini precipitati, dopo un incidente aereo, su un'isola deserta. La serie vede alla regia Marc Muden, che aveva già lavorato con Thorne nella serie Help, ed è disponibile in Italia su Sky.

Una struttura a "staffetta": perché quattro episodi?

Il Signore Delle Mosche Piggy
David McKenna interpreta Piggy

Il signore delle mosche è una reinterpretazione piuttosto fedele della tanto discussa opera di William Golding, un capolavoro letterario in grado di scioccare ancora per la sua crudezza e attualità. Abbiamo quindi chiesto a Jack Thorne come mai avesse scelto di suddividere la sua serie in soli quattro episodi: "Credo fosse il modo migliore per raccontare questa storia perché la struttura in quattro atti ci ha permesso di seguire lo spirito del libro. Fin dall'inizio, quando abbiamo chiesto i diritti agli eredi di Golding, abbiamo proposto di dividere la narrazione in quattro capitoli focalizzati sui ragazzi: prima la storia di Piggy, poi Jack, poi Simon e infine Ralph. Questa sorta di 'staffetta' narrativa conferisce una struttura propulsiva alla serie e permette di gettare nuova luce sulla scrittura di Golding."

L'ombra dell'odio e il lato oscuro del "coming of age" secondo Jack Thorne

Il Signore Delle Mosche Ralph
Una scena della serie Il signore delle mosche

Prima Adolescence, poi Il Signore delle Mosche. Attraverso questi due titoli lo sceneggiatore sembra aver condotto una profonda riflessione sul lato più oscuro del coming of age maschile e su tutti quei comportamenti e pattern che la società impone ai giovani maschi, uno status tramandato dai genitori ai figli: "Non sono partito con l'idea di analizzare un tema specifico, ma lasciandomi guidare dal libro. Molti vedono quest'opera come un ritratto dell'essenza naturale del ragazzo, di ciò che l'uomo è allo stato di natura. Io invece sento che la storia parli dell'ombra dell'odio. Golding scrisse il libro all'ombra della Seconda Guerra Mondiale, osservando il peggio dell'umanità e l'effetto che ha sui bambini. Questi ragazzi non sono così per natura; sono diventati ciò che sono stati nutriti a essere. Sono le ombre dei loro genitori. Dobbiamo capire l'odio che stiamo generando nel mondo oggi."

L'isola e i suoi ragazzi: un cast eccezionale

Il Signore Delle Mosche Serie Sky Lox Pratt
Lox Pratt in una scena sull'isola

La buona riuscita della serie, però, è anche opera di un cast eccezionale: attori giovanissimi che offrono interpretazioni estremamente intense e autentiche. Abbiamo chiesto a Thorne del complesso lavoro di selezione: "Il merito è di Nina Gold e Martin Ware: hanno cercato ovunque, in tutto il paese, visionando tantissimi provini. Il processo di audizione è stato lunghissimo. Questi ragazzi sono cresciuti ancora di più una volta arrivati sull'isola; sono il gruppo di attori più straordinario con cui abbia mai lavorato. Il regista Marc Munden ha fatto un lavoro incredibile con loro."

Come onorare Golding

Il Signore Delle Mosche Immagine Serie
Un momento della serie

Il Signore delle mosche ha avuto vari adattamenti su schermo, non sempre con le dovute attenzioni e nel rispetto del capolavoro di partenza. Abbiamo chiesto quindi allo sceneggiatore quali angoli inesplorati del libro abbia cercato di raccontare con la sua versione: "La versione del 1990 non era molto fedele, mentre quella di Peter Brook del 1963 lo era, ma è stata girata con tecnologie ormai superate. Il nostro obiettivo era onorare ogni nota del libro, raccontandolo nel modo più accurato possibile e il formato della miniserie ci ha permesso di dare finalmente giustizia alla maestosità del testo di Golding."