Il grande passo, la recensione: Giuseppe Battiston e Stefano Fresi stregati dalla luna

Il grande passo: La recensione della commedia con Giuseppe Battiston e Stefano Fresi, unico film italiano in concorso a Torino 2019.

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Il grande passo: una scena del film

C'è molto più che l'aspetto fisico a legare i fratelli interpretati da Giuseppe Battiston e Stefano Fresi, come sottolinea la nostra recensione de Il grande passo. Il film, presentato a Torino 2019, è una commedia malinconica ambientata nel Polesine, opera seconda del veneziano Antonio Padovan. Un film ricco di ingredienti, situazioni e personaggi fuori dal comune che ruota, però, attorno a un unico grande sogno: raggiungere la luna solo con le proprie forze. A crogiolarsi in questa aspirazione, tanto da aver chiuso fuori il resto del mondo, è Dario Cavalieri, misantropo lunatico e aspirante astronauta che vive in un casolare di campagna nel Polesine e mette a frutto gli studi di ingegneria aerospaziale per costruire un razzo che gli permetta di arrivare sulla luna.

Dario rincorre il sogno dell'allunaggio fin da quando, da bambino, ha assistito allo sbarco sulla Luna insieme al padre che lo ha poi abbandonato per rifarsi un'altra famiglia. Quando l'ennesimo tentativo di spiccare il volo va, letteralmente, in fumo, Dario viene denunciato dai vicini, il cui campo è stato bruciato nell'incendio provocato dall'accensione del razzo, e arrestato. L'unico familiare raggiungibile, il fratellastro Mario (Stefano Fresi), dovrà lasciare la ferramenta che gestisce a Roma alla volta del Veneto per venire in soccorso di Dario ed evitare che venga rinchiuso in una struttura specializzata per malattie mentali.

Quando la scelta degli attori è tutto

Grande Passo Giuseppe Battiston
Il grande passo: un primo piano di Giuseppe Battiston

Il grande passo è l'opera seconda di Antonio Padovan, regista veneto formatosi a New York che torna sul luogo del delitto dopo aver diretto Giuseppe Battiston nell'esordio Finché c'è prosecco c'è speranza. Stavolta Padovan cuce addosso a Battiston il ruolo di un eccentrico ossessivo che, a seguito di un misterioso trauma, vive immerso in una duplice illusione. Tutto le sue energie sono concentrate nel misterioso progetto a cui ha votato l'esistenza, il mito dell'allunaggio. A suon di bulloni, valvole e calcoli astrusi, Dario è davvero convinto di riuscire a raggiungere la luna con una nave spaziale costruita in un capannone agricolo. La sua ostinazione unita al brutto carattere, che in paese gli hanno fruttato il soprannome di 'Luna Storta', contiene una nota di sorda disperazione che riecheggia in sottofondo, celata dietro l'apparente aggressività.

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Il grande passo: Antonio Padovan sul set del film

L'unico in grado di comprendere l'origine di questo malessere è Mario che, al di là delle somiglianze fisiche, non ha molto in comune con questo fratello che ha incontrato una volta sola, in occasione del compleanno del padre. Bonario, accomodante, comprensivo, Mario prende a cuore le sorti di Dario e decide di fermarsi nella sua cascina per risolvere la situazione con l'aiuto di un legale interpretato da Roberto Citran. Questo espediente narrativo permette al pubblico di godere di una serie di gustosi duetti tra Stefano Fresi e Battiston che spaziano nei toni tra il toccante e l'esilarante. Giuseppe Battiston è più che una garanzia, uno dei migliori attori italiani a disposizione ha qui campo libero di cimentarsi in ciò che gli riesce meglio, farci ridere e piangere allo stesso tempo. Il suo talento istrionico si sposa alla perfezione con la dolcezza di Stefano Fresi, dando vita a nuova coppia cinematografica che ci auguriamo di rivedere in futuro.

Una commedia con lo sguardo rivolto verso il cielo

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Il grande passo: un'immagine del film

La scrittura di Antonio Padovan e Marco Pettenello forgia una famiglia decisamente disfunzionale, estremizzando situazioni e comportamenti a scopi comici. In realtà, le risate che Il grande passo strappa sono spesso amare, stemperate da una forte componente malinconica sottolineata dalle efficaci composizioni del maestro Pino Donaggio. Il dramma familiare dell'abbandono, ingrediente essenziale nell'economia della storia viene tenuto per lo più nel background. Ciò che interessa davvero ad Antonio Padovan è indagare la relazione e i comportamenti dei due fratelli nel presente, sfruttando ogni occasione per mettere in luce l'evidente chimica tra Fresi e Battiston e arrivando a valorizzarne le fisicità ragguardevoli in un paio di scene che potremmo definire "d'azione".

Ma vi è un altro elemento da tener d'occhio che eleva Il grande passo dalla media delle commedie italiane. Il sogno dello spazio e della vita extraterrestre è una costante di tanto cinema fantastico made in Usa riproposta di recente con grazia e humor da pellicole quali Tito e gli alieni di Paola Randi, L'ultimo terrestre di Gipi o L'uomo che comprò la luna di Paolo Zucca. Antonio Padovan, però, osa ancor di più aprendo e chiudendo il film con due spettacolari sequenze che hanno ben poco da invidiare al cinema americano a livello di concept, esecuzione ed effetti speciali. Il grande passo si inserisce in quel filone di cinema capace di far sognare, infondere positività e strappare qualche risata intelligente. Il talento dei suoi due interpreti e un finale davvero azzeccato fanno perdonare qualche sbavatura nello script e i siparietti 'gratuiti' al bar in cui compaiono gli eccentrici abitanti del paese in cui vive Dario.

Conclusioni

L'alchimia tra Giuseppe Battiston e Stefano Fresi è l'ingrediente chiave di una commedia lunare, come messo in luce dalla recensione de Il grande passo, unico film italiano in concorso a Torino 2019. La sinergia tra i due attori, qui nei panni di due fratellastri frutto di una famiglia disfunzionale, si sposa al mito dell'allunaggio, che diviene metafora di una realizzazione che vada oltre ai pregiudizi e alle sofferenze del quotidiano. Cinema che fa sognare, con effetti speciali degni di un film americano, a cui si perdona qualche sbavatura e incertezza nello script.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
2.7/5

Perché ci piace

  • Giuseppe Battiston e Stefano Fresi sono la coppia più bella vista da tempo nel cinema italiano.
  • Il film si apre e si chiude con due sequenze spettacolari che hanno ben poco da invidiare al cinema americano.
  • Tanti i momenti che funzionano, soprattutto grazie alle performance dei protagonisti e all'ambizione di un cinema capace di guardare oltre al quotidiano.

Cosa non va

  • Molti personaggi di contorno sono appena abbozzati, creando un contrasto con la straripante presenza dei protagonisti.
  • Le scene comiche al bar del paese non funzionano come dovrebbero.