"Ognuno di noi è diventato una bella storia da raccontare." Ci resta in mente questa frase dopo aver visto Il bene comune, ci torna in mente il meraviglioso finale di Big Fish di Tim Burton e l'enfasi sulle storie che danno spessore, corpo, profondità agli esseri umani. Nessuno di noi è solo un nome o un volto, ma un'entità complessa che può essere capita solo andando oltre il ritratto superficiale e bidimensionale, guardando le sfumature, le motivazioni, i percorsi. Cose che vanno raccontate, capite, oltre il primo sguardo che fin troppo spesso ci facciamo bastare.
Rocco Papaleo lo racconta in un film ambizioso, complesso, maturo. Corale nel senso più ampio, profondo e giusto del termine, riflettendo in quella coralità il senso stesso di un'umanità in cui i singoli sono (devono tornare a essere) importanti, in cui il risultato è superiore alla somma delle singole parti. Contro l'individualismo che separa dei nostri giorni. Di nuovo dietro la camera, Rocco Papaleo mette insieme un cast ricco e ragionato, da Vanessa Scalera a Claudia Pandolfi e Teresa Saponangelo, per un film che consideriamo riuscito e prezioso.
Una trama all'inseguimento del Pino Loricato
Ma di che parla il film di Rocco Papaleo? Di un viaggio, come tante grandi storie. Di una guida turistica e un'attrice che accompagnano quattro detenute sul massiccio del Pollino alla ricerca di quello che viene percepito come simbolo di resilienza, il secolare Pino Loricato, l'albero più vecchio d'Europa.
Il cammino di questo gruppo eterogeneo diventa presto un viaggio di trasformazione scandito da incontri e musica che si va a formare come in una splendida jam session, mentre le personalità dei singoli emergono, si mettono a fuoco e si rivelano in tutta la loro complessità. Si ritrova senso di appartenenza, almeno fino a quando un imprevisto non mette tutto il discussione, ma con la consapevolezza che raccontarsi è un importante primo passo verso qualcosa di più grande.
Un cast ben costruito per annullare le distanze
È una scrittura ambiziosa quella Rocco Papaleo, che tiene insieme tre piani di racconto con padronanza, ma soprattutto punta l'attenzione sull'aspetto umano, sui personaggi. Il suo Biagino, guida turistica e allenatore improvvisato, insieme alla Raffaella di Vanessa Scalera, attrice di "insuccesso" che non si prende troppo sul serio, che guidano un gruppo eterogeneo e affiatato: la Samanta di Claudia Pandolfi, donna spregiudicata che nel crimine ha trovato la unica possibile via di fuga al suo matrimonio violento; la Gudrun di Teresa Saponangelo, divisa a metà tra due mondi, tra Napoli e la Norvegia, ruvida e in apparenza incapace di provare empatia; e poi Fiammetta con le sue ferite, Anny con le sue doti da hacker, Luciano e Mimmo.
Tanti volti, tante anime che il regista ha immaginato con passione e scritturato di conseguenza, che vanno a completare un quadro che proprio nel suo insieme porta con sé e incarna il senso generale de Il bene comune, quella voglia di conoscere, far conoscere, per provare ad annullare le distanze tra i singoli. Perché è solo con la conoscenza che si può arrivare a capire. Ed è con il racconto, con la comunicazione, che si arriva a conoscere per sperare di poter annullare le distanze che ci separano.
La musica, ulteriore protagonista de Il bene comune
Un film corale, come è corale la musica quando viene suonata da una band, un'orchestra, un gruppo di musicisti che la interpreta dal vivo. E non è un caso che proprio la musica sia così importante per il film di Rocco Papaleo, non operando da semplice commento alle scene, ma parte integrante della storia e del modo in cui viene raccontata, con una band che accompagna e valorizza il racconto dei protagonisti.
C'è musica, ci sono canzoni, ma c'è anche il valore stesso delle interpretazioni che si accordano tra loro muovendosi libere sullo script che Papaleo ha realizzato insieme a Valter Lupo: strumenti guidati da Rocco Papaleo con la voglia di un cinema che sappia essere insieme leggero e profondo, diretto ma mai banale, che metta in scena ponti e collegamenti, con l'ambizioso e forse folle intento di unire. Nel nome del bene comune.
Conclusioni
Il bene comune è un film corale che riesce a dar valore e spessore a tutti i suoi personaggi, come in un'orchestra che suoni affiatata e ricca di sfumature. E non è un caso che la musica sia così importante per il lavoro di Rocco Papaleo. L'autore e attore scrive e dirige un film ambizioso e riuscito che pone l'enfasi sull'importanza del racconto per conoscere, capire e accettare. Per annullare quelle distanze che oggi, troppo spesso, fanno la differenza in negativo.
Perché ci piace
- L'ambiziosa costruzione del film, che non ne pregiudica la fruibilità.
- La capacità di essere insieme leggero e profondo.
- Il cast, ben costruito e affiatata.
- Il messaggio e l'importanza del racconto.
Cosa non va
- Va da sé che se non piace un certo tipo di cinema italiano, difficilmente si può entrare in sintonia con il film.