I sette quadranti, la recensione: se un classico del giallo diventa (ancora più) femminista

Una rilettura moderna di Agatha Christie per una miniserie con un cast d'eccezione. Brillante, elegante, ma forse un po' troppo ardita. In streaming.

Un'immagine de I sette quadranti di Agatha Christie

Il 2026 di Netflix è iniziato nel segno del giallo letterario, con degli adattamenti tutti interessanti, ognuno in modo diverso. Dopo Fuga dai thriller moderni di Harlan Coben e La sua verità dall'omonimo romanzo di Alice Feeney, tocca ad un grande classico: I sette quadranti di Agatha Christie, rivisitata strizzando l'occhio alla contemporaneità.

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Una scena della miniserie

Un'opera che non fa parte delle indagini di Poirot o Miss Marple, i personaggi più famosi nati dalla penna della regina del giallo, ma due meno conosciuti: la giovane ereditiera Bundle Brent e il sovrintendente Buttle. Il titolo sembra chiaramente riferirsi alle sveglie messe in camera di Gerry Wade come scherzo per il suo essere un eterno dormiglione, anche quando è in villeggiatura in casa d'altri come in questo caso. Ma la verità, come spesso capita, potrebbe nascondersi da un'altra parte.

I sette quadranti: giallo ricco, mi ci ficco

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Bundle e Gerry in un momento romantico

Siamo a casa Brent, una famiglia aristocratica in caduta libera che per mantenersi tra le altre cose affitta la propria grande villa per party ed eventi. Come quello politico del Foreign Office, facendo pernottare gli ospiti, inclusi alcuni stranieri ed alcuni impiegati: il buontempone Jimmy Thesiger (Edward Bluemel), l'imbranato George Lomax (Alex Macqueen), il disciplinato Ronnie Devereux (Nabhaan Rizwan) e il dolce Gerry Wade (Corey Mylchreest). Alcuni sono amici d'infanzia di Lady Eileen Brent (Mia McKenna-Bruce), soprannominata "Bundle", soprattutto Gerry per il quale sembra provare qualcosa. Chissà se la madre Lady Caterham (Helena Bonham Carter) approverebbe, svampita e annoiata com'è.

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Martin Freeman di nuovo in una serie gialla

Ma il loro amore non sembra destinato a durare dato che la mattina dopo, essendo lui un dormiglione, gli amici pensano di fargli uno scherzo con alcune sveglie in camera sua: purtroppo non si alzerà più da quel letto. Un tragico incidente (o suicidio) che Bundle non può e non vuole accettare; perciò si rimbocca le maniche per investigare, sentendosi coinvolta in prima persona. Le indagini la porteranno in un quartiere malfamato di Londra e tra le grinfie di una società segreta, legata ad alcuni interessi politici e ad una misteriosa formula. Sulla sua strada si paleserà il Sovrintendente Battle (Martin Freeman), un poliziotto baffuto e solo apparentemente sprovveduto ed incauto.

Un giallo classico, rivisitato

Questa storia, che si muove negli anni '20-'30 in Inghilterra, tra vicoli bui e fumosi e case eleganti in rovina, ha proprio il sapore del giallo classico di un tempo, intrecciando varie storyline per depistare gli spettatori. Un lavoro di semplificazione, rispetto al romanzo originario, proprio come successo con Il club dei delitti del giovedì.

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Bundle e Ronnie si confrontano nelle indagini

E di modernizzazione: già il volume cartaceo era pregno di un femminismo ante-litteram grazie al personaggio di Bundle. Una giovane donna in età da marito che riceve varie proposte di matrimonio - anche in modo tragicomico - ma che è soprattutto interessata a rimanere indipendente e a darsi da fare con le indagini. Che qui diventano una necessità primaria - Gerry avrebbe dovuto chiederle di sposarlo - più che un diletto come nell'originale cartaceo.

In entrambi i casi Lady Eileen diviene sempre più coinvolta, ma nell'adattamento alcune scelte aggiuntive, mancanti o modificate appaiono superflue ed inutili, dato che il messaggio di fondo sarebbe arrivato lo stesso. La "semplificazione" del caso nell'adattamento riduce anche il numero dei sospettati, ma non per questo manca l'effetto sorpresa, anzi i finali dei tre episodi che compongono la miniserie sono perfetti raccordi tra uno e l'altro capitolo.

Un cast formidabile ed elegante

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Una foto di Mia McKenna-Bruce ne I sette quadranti

A brillare, oltre alla scrittura sopraffina e alla messa in scena elegante, è il cast. Tre interpreti su tutti: Mia McKenna-Bruce, che dona tenacia e dolcezza a Bundle, facendoci subito affezionare alla sua caparbietà e al suo talento da detective dilettante. Helena Bonham Carter è una perfetta Lady Catheram, matriarca e padrona di casa fuori dal mondo che vive in un'epoca che non esiste più e fatica a lasciare il passo ai nuovi ricchi (un tema affrontato anche in Downton Abbey).

I Sette Quadranti Mckenna Grace Helena Bonham Carter Scena Serie Tv Gialla Agatha Christie Netflix
C'è anche Helena Bonham Carter nel cast stellare della miniserie Netflix

Martin Freeman torna al giallo dopo Watson in Sherlock e diventa un perfetto Battle, diviso tra il rigore e l'andare contro le regole, tra il proprio intuito investigativo e il dover gestire la frenesia di Bundle. Senza dimenticare gli altri, un ottimo gruppetto di giovani talenti. Un murder mystery talmente riuscito, nonostante le modifiche, che vorremmo una nuova tradizione da Netflix: una miniserie gialla di Agatha Christie (magari senza Poirot e Miss Marple) ogni gennaio. C'è un mondo (giallo) là fuori tutto da scoprire. E da adattare.

Conclusioni

I sette quadranti di Agatha Christie è un adattamento convincente, anche se a volte inutilmente modernizzato, di un classico del genere. Ottimo il cast, raffinate la scrittura e la regia, avvincente la struttura degli episodi, pur con qualche modifica di troppo per portare avanti i temi portanti, aggiungendo quello della nobiltà in disgrazia. Ci è piaciuta tanto che ne vorremmo ancora, magari ogni anno.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Scrittura e messa in scena, perfettamente british.
  • I temi del femminismo ante litteram e dell'aristocrazia morente.
  • Il cast: un gioiello.
  • La struttura dei tre episodi.

Cosa non va

  • Alcune aggiunte, mancanze o modifiche rispetto al romanzo sono superflue ai fini del racconto.
  • Il finale lascia un po' l'amaro in bocca (a meno che non ci sia un seguito).