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Gli Spiriti dell’Isola, la recensione: ci vorrebbe un amico

La recensione de Gli Spiriti dell'Isola, il film di Martin McDonagh in concorso a Venezia 79 che riunisce Colin Farrell e Brendan Gleeson 14 anni dopo In Bruges.

Gli Spiriti Dell Isola
Gli spiriti dell'isola: Kerry Condon in una scena

Padraic è un cuor contento. Lo vediamo dalle prime immagini del nuovo film di Martin McDonagh, che si concentra sull'erba verdissima d'Irlanda e poi sull'espressione serena e il sorriso di quest'uomo che va con passo sicuro alla porta del suo migliore amico. Per trovarla ostile: Colm, dopo anni di fratellanza, non vuole più avere niente a che fare con lui. È uno shock: fino al giorno prima i due andavano puntualmente al pub insieme alle due, ordinavano una pinta e parlavano di tutto. Ora è come se fosse calato il gelo. Iniziamo la recensione di Gli Spiriti dell'Isola con parole forti: questo è uno dei migliori film del regista e di Venezia 79, dove è stato presentato in concorso.

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Gli spiriti dell'isola: Colin Farrell solo col suo cavallo

Nel ruolo dei due protagonisti ci sono Colin Farrell e Brendan Gleeson, che tornano a lavorare con McDonagh a 14 anni da In Bruges, il suo esordio cinematografico. Non potrebbero essere più perfetti: Farrell incarna l'uomo buono che vive alla giornata, senza preoccuparsi del futuro. Gleeson invece è sempre meditabondo, preoccupato di aver sprecato gran parte del suo tempo, senza aver lasciato niente per cui essere ricordato. Sono due modi opposti e inconciliabili di vedere la vita. Tra loro ci si mette anche una banshee (il titolo originale del film è The Banshees of Inisherin), figura del folclore irlandese che appare quando qualcuno sta per morire.

La faccenda è infatti molto seria: Colm non scherza affatto. Non vuole nemmeno più sentire la voce di Padraic. E per farglielo capire bene lo minaccia: se gli rivolgerà di nuovo la parola si taglierà un dito e così via, fino a non averne più. Proprio lui, che suona il violino e compone canzoni. L'amico è sconvolto, non si dà pace. Nemmeno quando l'adorata sorella Siobhan (Kerry Condon) gli dice di andare avanti e farsene una ragione, non comprendendo l'atteggiamento infantile di due uomini più che cresciuti.

"Voi uomini siete tutti noiosi"

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Gli spiriti dell'isola: Colin Farrell e Brendan Gleeson in una scena

Dopo le parentesi americane 7 psicopatici (2012) e Tre manifesti a Ebbing, Missouri, in concorso proprio alla Mostra di Venezia nel 2017 e vincitore di due premi Oscar (agli attori Frances McDormand e Sam Rockwell), Martin McDonagh è tornato a casa. Per farlo ha scelto una storia ambientata a inizio secolo, che parla di amicizia, vita e morte, ma, sopratutto, della guerra intestina che divide l'Irlanda. Una guerra fratricida, che va avanti da un tempo infinito. I fuochi della guerra civile sembrano lontani per i protagonisti, ma paradossalmente anche sull'isola di Inisherin c'è uno scontro fratricida. Tra due persone, ma c'è.

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Gli spiriti dell'isola: Colin Farrell e Brendan Gleeson in una scena

Padraic e Colm erano amici, improvvisamente non lo sono più e non riescono a superare la cosa. Nonostante i motivi sembrino futili, sono inamovibili: non possono smettere di combattersi, sfidarsi, farsi del male. Il loro odio causa problemi anche al resto della comunità. Una comunità in cui ci sono poche donne che, come Siobhan, trovano tutti gli uomini estremamente noiosi, sempre impegnati in questioni futili, che non fanno che portare angoscia e morte.

Unici innocenti, gli animali, forse i veri spiriti buoni dell'isola: un'asinella e un cane in particolare diventano co-protagonisti di un balletto verbale destinato a non portare altro che guai. Sì perché le parole, e non potrebbe essere altrimenti in un film di McDonagh, sono davvero importanti. Sia quelle dette che, soprattutto, quelle non dette. I silenzi di Gli Spiriti dell'Isola sono eloquenti tanto quanto i dialoghi. Non manca in questa nuova opera del regista e drammaturgo una buona dose d'ironia e una critica alla religione e ai tutori della legge. Come a dire che le regole della società sono abbastanza ridicole, perché non considerano la vera natura degli esseri umani, che sono spesso spaventati, bisognosi di condividere e possono diventare molto cattivi e amareggiati se il loro unico amico volta loro le spalle.

"Non c'è più spazio per la noia nella mia vita"

Come un antenato di Jep Gambardella, Colm è arrivato a un punto di rottura: non c'è più posto per la noia e la superficialità nella sua vita. Qualità che riconosce proprio in quello che fino al giorno prima di questa epifania era il suo migliore amico. Eppure la noia è un sentimento fondamentale: quando ci annoiamo siamo davvero di fronte a noi stessi, alle nostre scelte, al nostro malessere o benessere. Colm improvvisamente respinge questa emozione, perché sente che un grande cambiamento sta per arrivare. Chi ha ragione? Chi vive nel presente, legato alle persone che ama, o chi pensa al futuro, magari trascurando chi gli è vicino per fare qualcosa di più grande, di cui però non coglierà mai i frutti? Difficilissimo dare una risposta. Nemmeno i due protagonisti forse ne avrebbero una. E probabilmente non saprebbero dire nemmeno perché stanno effettivamente litigando. Eppure la faida continua.

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Gli spiriti dell'isola: Colin Farrell nei campi con un asino

McDonagh riesce nel miracolo: trasformare un'idea semplicissima - due amici che improvvisamente non lo sono più - in un'opera complessa e stratificata. Tra una battuta (si ride moltissimo) e una scena più pulp si fa filosofia, criticando contemporaneamente le istituzioni e parlando della Questione irlandese, che è il vero spirito invisibile del film. L'autore ormai ha una chiarezza e una precisione di scrittura impressionante. E il suo sguardo non è da meno: l'uso della luce, sia in interni che in esterni, sembra quello di un pittore.

E si va avanti così, in preda a rancori inestinguibili, in una lotta fratricida che sembra inevitabile. Una storia vecchia quanto il mondo. Forse soltanto lo slancio vitale di chi si ribella e se ne va, cercando un futuro migliore, è l'unica speranza immaginabile.

Conclusioni

Come scritto nella recensione di Gli Spiri dell'Isola, Martin McDonagh è ormai una delle penne più brillanti del cinema contemporaneo. Riesce a trasformare un'idea molto semplice - due amici che improvvisamente non lo sono più - in un trattato di filosofia, che parla della Questione irlandese e contemporaneamente è divertentissimo. Il cast, guidato dalla coppia Colin Farrell e Brendan Gleeson, che ritrova a 14 anni di distanza dopo il suo esordio In Bruges, è perfetta e molto affiatata. Uno dei film migliori presentati in concorso a Venezia 79.

Movieplayer.it
4.5/5
Voto medio
4.9/5

Perché ci piace

  • La scrittura brillante di Martin McDonagh.
  • La coppia Colin Farrell - Brendan Gleeson, sempre più affiatata.
  • L'utilizzo della luce.

Cosa non va

  • È un film basato sui dialoghi e la traduzione italiana potrebbe togliergli forza.
  • È anche un film strano, che gioca con metafore e folclore: bisogna seguirlo con attenzione.