"La paranoia è ciò che differenzia una democrazia da un regime autoritario" per dirla con le parole dell'ex ministro Minniti. La paranoia del governo egiziano ha sancito la condanna a morte di Giulio Regeni, ma per stabilirlo ci sono voluti dieci anni, 28 udienze e 17 mesi di processo. E ancora non è stato raggiunto un verdetto, visto che il procedimento è stato sospeso lo scorso ottobre. A ricostruire le tappe del cammino di Regeni fino a quel maledetto 25 gennaio 2016, giorno del suo rapimento, è ora il documentario di Simone Manetti, Giulio Regeni - Tutto il male del mondo, distribuito da Fandango.
Ad aprire il film sono le immagini sghembe di Giulio Regeni riprese di nascosto dal telefonino di Mohammed Abdallah, leader del sindacato dei venditori ambulanti a cui il dottorando si era affidato per le sue ricerche. Regeni era troppo capace, troppo esperto. Troppo fluente il suo arabo per non insospettire Abdallah e gli altri egiziani con cui è venuto in contatto, smaniosi di compiacere il regime di Al Sisi consegnandogli una spia al soldo dell'intelligence britannica per istigare i sindacati indipendenti alla ribellione. Peccato che nulla di tutto questo emerge dal video, che mostra piuttosto un giovane rispettoso delle regole e ligio al progetto a cui sta lavorando. Ma tutto ciò al regime di Al Sisi non interessava.
Tutta la verità su Giulio Regeni (in attesa che sia fatta giustizia)
Attraverso materiali d'archivio, video rubati, interviste e testimonianze, Giulio Regeni - Tutto il male del mondo ripropone i fatti in ordine cronologico, partendo dalla scomparsa del dottorando per poi raccontare l'arrivo dei genitori in Egitto, il ritrovamento del cadavere, l'intervento della diplomazia italiana, con la ministra dello sviluppo economico Federica Guidi in missione al Cairo negli stessi giorni in cui è avvenuta la drammatica scoperta, e il lungo processo che ha avuto lo scopo di chiarire la dinamica dei fatti e punire i colpevoli.
A fungere da voce narrante del film è l'avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, che ha lottato per far emergere la verità sull'operato di Giulio in Egitto e sui colpevoli dell'omicidio, senza fermarsi di fronte a ostacoli e intimidazioni. "Mi hanno preso da parte per dirmi che era inutile andare avanti, che stavo facendo del male alla famiglia di Carlo, mi hanno fatto sentire in colpa, ma non mi sono fermata perché anche senza di me loro sarebbero andati avanti" dice l'avvocata in un momento emozionante.
Ma la testimonianza più toccante è quella dei genitori di Regeni, che hanno affrontato il dramma della perdita del figlio con dignità e determinazione, invocando verità e giustizia. Ed è questo lo scopo del film di Simone Manetti: tenere alta l'attenzione sulla sorte di Giulio Regeni per evitare che su questa tragedia cali il silenzio.
I depistaggi dell'Egitto, paese "amico"
La verità che, tassello dopo tassello, emerge dall'inchiesta sul caso Regeni è tanto semplice quanto agghiacciante. Il dottorando, scambiato per una spia, è stato arrestato, torturato e poi eliminato dopo essere stato consegnato nelle mani dei suoi carnefici da una rete di delatori che ne controllavano le mosse. Il corpo martoriato porta i segni delle atrocità compiute dal regime militare con a capo Al Sisi. Fingendo di appoggiare l'Italia, il governo egiziano ha cercato di depistare le indagini facendo ritrovare il cadavere seminudo in una zona di prostituzione, poi ha fatto ritrovare i cadaveri di quattro finti rapinatori indicati come responsabili del delitto, ma le testimonianze e le indagini hanno messo in luce la triste verità.
L'Egitto, meta turistica di serie A e partner in affari dell'Italia, nel film su Regeni appare per ciò che è veramente, una nazione insicura e pericolosa, stretta nella morsa di un regime militare pseudo-dittatoriale dove vige il sospetto e in cui i servizi segreti proliferano facendo leva sulla delazione volontaria. Il film affronta solo in parte il nodo più doloroso. Appurati la pericolosità e i tentati inganni di una nazione ben lontana dall'essere realmente democratica, come può l'Italia continuare a tessere relazioni commerciali privilegiando interessi strategici, energetici ed economici rispetto alla richiesta di verità dopo l'atroce morte di un suo figlio? Al momento nessuno sembra intenzionato a rispondere a questa domanda che pesa come un macigno su tutto il film.
Conclusioni
Attraverso materiali d'archivio, video rubati, interviste e testimonianze, Giulio Regeni - Tutto il male del mondo ripropone i fatti in ordine cronologico, partendo dalla scomparsa del dottorando per ricostruire passo dopo passo le ragioni del suo omicidio fino a identificare i veri colpevoli, il tutto in attesa di giustizia visto che il processo al momento è sospeso.
Perché ci piace
- Il rigore con cui il documentario ricostruisce i fatti.
- L'uso sapiente delle testimonianze e dei materiali video.
- L'importanza del film che racconta una storia ancora priva di finale.
Cosa non va
- Il tema della partnership tra Italia ed Egitto mai interrotta nonostante il coinvolgimento dell'autorità egiziane nel delitto viene accennato, ma meriterebbe maggiore approfondimento.