Sarebbe un peccato far passare inosservato il buon Fuze - Conto alla Rovescia. Il film, diretto da David Mackenzie, se non altro ha la capacità di mischiare al meglio tensione e colpi di scena, procedendo spedito - decisamente - verso un finale per quanto possibile sorprendente, legato a un colpo di scena non così scontato - nonostante la furbizia di un accessorio flashback conclusivo.
Dall'altra parte c'è una rete ben intricata, e ben tesa rispetto allo schema messo in piedi dal regista (un mestierante che sa il fatto suo, basti vedere Hell or High Water), capace di indirizzare al meglio lo script - efficace - di Ben Hopkins.
Fuze: disinnescare una bomba nel cuore di Londra
Un buon film, del resto, parte da una buona trama. Siamo nel cuore di Londra, a Paddington. Per caso, nel bel mezzo di un cantiere, ecco che scavano scavando sbuca un ordigno bellico risalente - forse - alla Seconda Guerra Mondiale. Diversi isolati vengono evacuati, intanto che il maggiore Will Tranter (Aaron Taylor-Johnson) e la sua affiatata squadra vengono inviati sul posto per tentare di disinnescare la bomba. A seguire le operazioni di disinnesco c'è il sovrintendente capo Zuzana Greenfield (Gugu Mbatha-Raw).
La missione, tuttavia, è più complessa del previsto. La bomba è innescata da un inesorabile timer. Mentre monta il caos, una banda di criminali scava un tunnel entrando nel caveau di una banca per arraffare denaro e gioielli. Vuoi vedere che, forse forse, l'ordigno e la bomba sono legati da un filo comune? Qui ci fermiamo, perché di sorprese ce ne sono.
Cinema d'intrattenimento che punta sulla tensione
Intendendo al meglio il cinema d'intrattenimento, potremmo dire che di film come Fuze ce ne vorrebbero di più. Lunghi il giusto (novanta minuti spaccati), uno spunto godile, una struttura coerente e sapientemente esplosiva. C'è pure una certa originalità, il che non guasta.
La prima mezz'ora s'ingegna al meglio per tenere alto il ritmo (e ci riesce), organizzando al meglio lo spazio sovrapposto - sopra e sotto la strada, con due storyline parallele che finiranno per incrociarsi inevitabilmente - grazie al tono (anche musicale, lo score perpetuo è firmato da Tony Doogan) e grazie al carattere del materiale umano messo in campo. Aaron Taylor-Johnson, Gugu Mbatha-Raw, Sam Worthington e Theo James (nel ruolo dei rapinatori) formano un ottimo quadretto, dando prestigio a un'opera funzionale rispetto al suo scopo. Nemmeno a dirlo, quattro che sanno come catturare l'attenzione.
Un film che basta e avanza
Se potrebbe mancare quel guizzo di personalità che avrebbe potuto effettivamente lasciare il segno, il risultato non è da scartare, ammiccando a una certa narrativa che ha fatto la fortuna tra gli anni Settanta e Ottanta. Magari manca la traccia più sporca, quella che graffia, ciononostante la visione ha una sua ragion d'essere. Chiaro: Fuze, con un pizzico d'audacia in più, sarebbe potuto diventare un caso, ma visti i tempi che sta vivendo il cinema di genere (stretto nella morsa dell'algoritmo e dell'AI) ce lo facciamo bastare, e avanzare.
Conclusioni
Se potrebbe mancare quel briciolo di personalità che avrebbe potuto fare la differenza, Fuze è un buon film di genere, fatto e finito, ideato e strutturato per intrattenere. Una storia efficace, un buon cast, numerosi colpi di scena e un sapiente utilizzo della tensione, soprattutto nella prima parte. Consigliato.
Perché ci piace
- Un cast ad effetto.
- La tensione, soprattutto nella prima mezz'ora.
- I molti colpi di scena.
Cosa non va
- Potrebbe mancare il guizzo determinante.